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La Lazio, un girone dopo. Il Napoli di Ancelotti sembrava un condannato a morte

I giornali ci snobbavano, i tifosi erano davvero convinti che la squadra non fosse all’altezza. Ancelotti bollato come gestore, aziendalista. Poi, ha parlato il campo

La Lazio, un girone dopo. Il Napoli di Ancelotti sembrava un condannato a morte

Il clima funereo in città

Napoli-Lazio. E la mente non può che andare a Lazio-Napoli. Si giocò il 18 agosto. Un clima funereo accompagnò la squadra. Sia a Napoli, tra i tifosi, che tra i cosiddetti addetti ai lavori. Era arrivato Ancelotti, eppure sembrava fosse arrivato Geppetto. Un signor nessuno. Peraltro la tanto paventata campagna cessioni – sembrava che dovesse essere un esodo – si era limitata a Jorginho: non venderlo a quelle cifre sarebbe stato da Procura della Repubblica, come si evince anche dal suo prevedibile rendimento al Chelsea.

Nessun giornale, ormai lo sappiamo, inserì il Napoli tra le prime quattro favorite del campionato. Le famose griglie con cui poi i quotidiani furono utilizzati per le grigliate, ma anche e soprattutto l’aria che tirava a Napoli. Dopo tre anni, i tifosi si erano realmente convinti che Sarri avesse fritto il pesce con l’acqua, che la rosa della squadra fosse inadeguata (corta!, rosa corta!) e che senza le alchimie tattiche dell’allenatore toscano il Napoli fosse una squadra da sesto posto. Mamma mia quante se ne sono sentite, quante ne abbiamo dovute ascoltare. Una perla che non possiamo non citare è quella di “Ancelotti gestore”. A nulla valsero le continue rassicurazioni sulla validità della rosa da parte di uno degli allenatori più bravi di tutti i tempi: venne bollato come aziendalista.

Le amichevoli estive

Il Napoli, poi, non brillò nelle amichevoli estive. Che, appunto, sono amichevoli. Ne prese cinque dal Liverpool, tre dal Wolsfburg (pur battendo 3-1 il Borussia Dortmund).

Si arrivò all’Olimpico come se fossimo prossimi alla decapitazione. E invece – miracolo! – dopo un inizio molle contrassegnato da un bel gol di Immobile (con la complicità della copertura difensiva) il Napoli segnò tre gol alla squadra di Inzaghi. Uno ci fu annullato. Un finale di fisiologica sofferenza e poi la vittoria. Che fu bissata sette giorni dopo, in rimonta, al San Paolo contro il Milan di Higuain. Che stavolta non beccò palla, nessun complesso di inferiorità nei suoi confronti come invece era sempre avvenuto nei due anni precedenti. Come se fosse Pelè.

I due cambiamenti dopo Genova

Il ko di Genova contro la Sampdoria portò con sé due conseguenze: il cambio di modulo, che ancora oggi resiste: addio 4-3-3 e ritorno al sacchiano 4-4-2. Quel giorno – il 15 settembre – il Napoli si schierò così: Karnezis; Hysaj, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui; Callejon, Allan, Hamsik, Zielinski; Mertens, Insigne. Con Lorenzo schierato seconda punta che segnò il gol decisivo su assist di Milik.

L’altra conseguenza del 3-0 di Marassi fu la consapevolezza che i nostalgici mai avrebbero deposto le armi. Da allora, Napoli convive con una parte della tifoseria che di fatto rimpiange i tempi che furono e vuole in ogni modo dimostrare che sì, aveva ragione Sarri, la rosa è inadeguata e – soprattutto – che il gioco di Ancelotti sia brutto da vedere. È lo spirito che ispira la saittella napolista. Un mix di nostalgici e papponisti, sempre più simili gli uni agli altri. Quante sofferenze ha provocato in loro il turn over esasperato del leader calmo che ha cambiato formazione quasi ogni domenica, dimostrando che tanto brocchi, poi, i panchinari non erano.

Al di là delle proprie convinzioni, che non cambieremo certo con un articolo, un girone dopo il Napoli di Ancelotti ha spazzato via i foschi pensieri – per qualcuno persino auspici – sugli azzurri. Che al momento sono secondi in campionato in carrozza, dietro alla corazzata Juventus che ha vinto 17 partite e ne ha pareggiate 2. Hanno disputato una meravigliosa Champions, in un girone complicatissimo, e hanno perduto la qualificazione solo all’ultima patita in casa del Liverpool che è primo in classifica in Premier League.

A livello nazionale si sono ricreduti tutti. A livello locale no. Siamo pieni di vedove. Ma Ancelotti e il suo Napoli volano talmente alti da non farci nemmeno caso.

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