Lo strano crollo del Como in vista della Champions
Suwarso dichiara che sono 75 milioni sotto rispetto al tetto Uefa del fair play finanziario. Il Como praticamente inchioda: un punto in tre partite. Oggi il Fatto quotidiano scrive dei debiti del club, che non c'è alcun modello e che non hanno risposto alla domanda sulla compatibilità con i paletti della Uefa. E ora chi lo dice ai media italiani?

Mg Como 15/03/2026 - campionato di calcio serie A / Como-Roma / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas
Quando si parla del Como, di Fabregas, i giornalisti italiani prima fanno i gargarismi, si puliscono la gola. Non devono esserci imperfezioni nel timbro della voce. Tutto viene declinato con superlativi assoluti. Stranamente, però, nessuno in queste settimane sta discutendo dell’improvviso crollo della squadra delle meraviglie una volta che si è avvicinata alla Champions. Un punto in tre partite. La magnifica macchina di guerra dell’issimo Fabregas (pure sportivissimo, ehm ehm) si inceppa a Udine dove non tira mai in porta (un punto), gioca poco meno di un tempo contro l’Inter e poi sparisce dal campo, infine si fa battere persino dal Sassuolo di Grosso tecnico che piace dalle parti di Castel Volturno. Un misero punticino in tre partite e ora la Champions è lontana cinque punti.
Colpisce che il crollo verticale sia arrivato subito dopo un paio di interviste del presidente del Como a proposito del fair play finanziario. Perché il Como sarà pure un modello per il calcio italiano (in realtà non lo è affatto come ricorda oggi l’analista finanziario Gianni Dragoni sul Fatto quotidiano e come scrisse Salvatore Napolitano sul Napolista) ma il bilancio fa acqua da tutte le parti. Il Como è attaccato alla macchina degli Hartono (i proprietari indonesiani, un fratello è recentemente morto), come scrive Football Benchmark.
Ecco cosa riporta il Fatto quotidiano:
Con perdite negli ultimi sei esercizi per 191 milioni, il modello Como, dice Football Benchmark, “rimane dipendente dal supporto della
proprietà”.
Suwarso, presidente del Como, a proposito del fair play finanziario ha più volte rilasciato dichiarazioni. Lo scorso agosto al Corriere della Sera disse:
“Andare in Europa non è assolutamente nei nostri piani, non possiamo inseguire un sogno rischiando la bancarotta. E’ vero che una qualificazione europea aumenterebbe le entrate, ma allo stesso tempo dovremmo rispettare i parametri del Fair Play Finanziario”.
Recentemente alla Gazzetta:
“Al momento siamo sotto di circa 75 milioni rispetto al tetto Uefa. C’è anche da dire che non esiste un case study come il nostro, cioè un club che nel giro di due anni è passato dal ritorno in A dopo oltre 20 anni ad arrivare in Europa. Però i ricavi stanno crescendo molto e questo ci fa pensare che in due o tre anni riusciremo a soddisfare i requisiti del financial fair play. Per le squadre che si affacciano in Europa per la prima volta o dopo tanto tempo, è concesso tale margine”.
Fatto sta che più o meno in corrispondenza con queste parole, il Como ha frenato, anzi sarebbe più corretto dire ha inchiodato. Una maledetta coincidenza, ci mancherebbe. Mica stiamo parlando di uno di quei club italiani di provincia che si fa i conti in tasca e poi sceglie magari di non fare il salto in Serie A, o situazioni simili. Stiamo parlando del Como, di Fabregas, ossia dell’eccellenza dal punto di vista della sportività.
Intanto oggi sul Fatto quotidiano il giornalista finanziario Gianni Dragoni ricorda che
“Da quando hanno comprato il Como, attraverso la società londinese Sent Entertainment Ltd, gli Hartono hanno speso 390 milioni nel club e
nelle attività correlate, senza alcun guadagno. Anzi, le perdite sono esplose, il peggior risultato tra i bilanci della serie A al 30 giugno 2025″.
Avete letto bene: il peggior bilancio della Serie A. E ora chi lo dice che ai tenori dei media italiani? Il Fatto ricorda che la prima stagione in A le partite sono raddoppiate fino a toccare i 105 milioni.
L’articolo del Fatto – che è titolato in prima pagina addirittura “Calcio&Bilanci, il modello Como non è la riposta” (qua siamo alla provocazione bella e buona) si chiude con l’interrogativo sulla compatibilità tra il bilancio del Como e il fair play finanziario della Uefa.
“Ci si chiede se i conti del Como siano compatibili con i paletti del Financial fair play della Uefa. Nyon richiede che le perdite di un triennio non superino i 60 milioni. Si calcolano solo i bilanci degli anni in cui una squadra si qualifica per le coppe europee, e che il costo della squadra, cioè stipendi, ammortamenti e commissioni ai procuratori non superino il 70% dei ricavi. La Uefa esclude alcuni costi e consente, in caso di infrazioni non gravissime, di fare una transazione con una multa. Abbiamo chiesto al Como come pensa di rispettare i vincoli Uefa, non sono arrivate risposte”.
Non sono arrivate risposte. Davvero strano.