Il pentito Da Ros: «Eravamo in 120, mi hanno dato un bastone»

L’interrogatorio col giudice Salvini dopo gli scontri di Inter-Napoli: il bar di riferimento, l’organizzazione gerarchica, il momento dell’investimento

Il pentito Da Ros: «Eravamo in 120, mi hanno dato un bastone»

“C’erano altri gruppi di Nizza e Varese”

Il 29 dicembre a San Vittore, davanti al gip Guido Salvini, viene interrogato Luca Da Ros uno dei tifosi che ha partecipato agli scontri e che ha collaborato con gli inquirenti. Il cosiddetto pentito il cui soprannome è “Gigante”.

Da Ros racconta: 

«Mi trovavo nel baretto sotto la Curva nord di San Siro. Il bar è esterno allo stadio, è il nostro punto di ritrovo. Faccio parte del gruppo Boys che è il più moderato. Io mi occupo delle coreografie e di portare gli striscioni. Faccio parte di un gruppo che si chiama “Covo” si occupa degli striscioni e dei giornali, insomma dell’allestimento e del marketing.

Il giorno di Inter-Napoli mi sono incontrato verso le 15 per caricare i materiali. Ero con i  Boys, e altre quattro persone che si chiamano… Alle 15.15 abbiamo scaricato la roba nel baretto. La polizia ci ha comunicato che potevamo entrare nello stadio dalle 17.30. L’organizzazione decide chi può entrare con gli striscioni e chi no, io di norma posso entrare. Verso le 17.30 ci siamo messi in macchina e siamo andati al bar “cartoons”, credo sia in via Emanuele Filiberto, siamo andati su un Doblò bianco guidato da un amico chiamato “Giotto”. Sul furgone eravamo in quattro. Giunti al bar “cartoon” io mi sono fermato fuori a fumare una sigaretta, c’erano altri gruppi di Nizza e di Varese.

Ci siamo spostati tutti verso il parco. Io ero in macchina con i ragazzi di prima, sempre sul Doblò bianco. Sono due o tre persone, ovvero i capi gruppo, che ci dicono di spostarci verso la zona ove sono avvenuti fatti.

“Hanno dato a tutti un bastone”

C’erano tre gruppi: gli Irriducibili, i Viking e i Boys. Il nostro capo, quello che ha in mano la curva, si chiama “il Rosso”. È lui che sposta la gente, è lui che decide. Il “Rosso” è il capo gruppo, fa parte del Direttivo della curva. Non so il suo nome, è più grande di me e ha già subito processi di questo tipo. Ora non può entrare nello stadio per il DASPO. “Il Rosso” ha detto andiamo e io sono andato. Siamo partiti tutti in macchina, eravamo circa 120 persone. Il mio autista era “Giotto” uno dei “Boys” di Milano.

«Abbiamo lasciato le macchine e ci siamo fermati tutti contro un muro. All’inizio non avevo armi, poi hanno dato a tutti un bastone.

Io ero in mezzo non sapevo cosa dovevo fare. Iniziano a passare i furgoni, quindi, usciamo dall’angolo. Molti furgoni dei napoletani si sono fermati, altri no. C’è stata una macchina grossa di colore scuro che non è riuscita a schivare le persone.

La macchina veniva da dietro i Napoletani. Non ho visto l’investimento. Non ho capito di chi era la macchina, ho visto solo il Suv passare prima dell’incidente. Poteva essere chiunque, anche un passante.

Ero impaurito, Non ricordo i nomi di tutti. Del mio gruppo ricordo tre persone “Molo”, che è un soprannome, Davide e Riccardo. Tranne Riccardo sono tutti di Milano.

Noi di norma ci occupiamo delle coreografie. Ho i loro numeri sul cellulare. Molo e Davide erano in macchina con me, Riccardo no. La macchina era guidata da “Giotto”. Io non sono entrato nel pub, qualcuno da dentro ha detto andiamo, ma non so chi. Non so chi ha dato l’ordine dal direttivo, proveniente dal piano superiore. Nel parchetto erano stati  lasciati i bastoni da prendere, ognuno doveva averne uno. Sono arrivato lì e c’era un sacco con i bastoni, mi hanno detto prenderne uno, volevo tirarmi indietro ma non sono riuscito.

“La macchina era sporca di sangue”

Alla fine siamo rientrati allo stadio, sempre con Giotto Molo, Davide e altri due ragazzi.  Non so chi ha accompagnato il ferito in ospedale. Credo Dede sia stato caricato su una macchina grigia, credo una golf. La macchina era sporca di sangue.

Al baretto prima c’erano tutti. Non so se tutti sono andati al pub. C’era tutto il direttivo della curva, quelli che comandano la curva. C’era il “duchino” dei boys, che è un soprannome. I gruppi della curva sono circa dieci tra grandi e piccoli.

Gruppi più piccoli sono “IMBASTICH”, i “pitbull” “Gli ultras” “Miano. Neroazzuri “Braganz Alcolica” “Pessimi Elementi”. Sia al baretto che in via Zoja c’erano due gruppi, uno del Nizza e uno  del Varese. I francesi erano 10-15 forse anche di più. Al baretto c’erano alcuni del “Pitbull”, con cui facciamo più coreografie.

Ho fatto solo quello che mi ha detto “Giotto”. Giotto lavora, è della provincia di Milano, è più grande di me. Giotto si occupa della vendita del materiale: felpe, magliette, sciarpe, insomma gadgets”. Il Rosso è il nostro capo, dei boys, fa parte del Direttivo della curva. Al pub non so chi ci fosse al secondo piano, dove vanno le persone più importanti. Io ero fuori. Giotto non dà gli ordini. Non so chi ha dato l’ordine a Giotto. Giotto e tutti quelli che guidavano, erano andati su e hanno preso gli ordini. Riccardo, lo stesso che ho nominato prima, era un altro autista, guidava una macchina piccola, non so se è la sua. È della provincia di Lecco e non ha soprannomi. È da poco nel gruppo, è da quest’anno che sta iniziando a militare. Non so con chi era in macchina con lui.

Sono disponibile ad associare i numeri telefonici con i soggetti. Non c’erano donne, solo uomini.

Il bastone l’ho lanciato a un metro da me. All’inizio ho sentito una prima torcia, lanciata contro i primi van che passavano. Può essere stato un segnale.”

 

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