Tra la Juventus e la Champions, il Napoli non è più Calimero

Il Napoli è una squadra forte, il secondo posto dietro questa Juventus non può essere un fallimento. E le prospettive europee sono ancora incoraggianti.

Tra la Juventus e la Champions, il Napoli non è più Calimero

La differenza tra Napoli e Juventus

Diventa sempre più difficile commentare il campionato italiano. Perché la Juventus, ci piaccia o no, lo sta stradominando, e la partita di Firenze ne è l’ennesima dimostrazione. E diventa persino stucchevole fare dei paragoni tra questa Juventus e questo Napoli.

E bisognerebbe anche smettere di fare inutili confronti tra questo Napoli e quello dei record della scorsa stagione. Persino quello, pur facendo la bellezza di 38 punti in 14 partite, sarebbe stato dietro questa Juve, di soli due punti, ma ci sarebbe stato. Quindi perdono sempre più valore i mugugni papponisti che vorrebbero un Napoli “competitivo” come la Juventus, un aggettivo che si traduce sempre e soltanto in una campagna acquisti, se non faraonica, almeno tale da garantire gli stessi risultati dei bianconeri. Risultati, questi ultimi, favoriti invece da possibilità economiche assolutamente impossibili da raggiungere, a meno di non rischiare il fallimento. Per averlo riconosciuto persino Sconcerti, fiero critico del Napoli la scorsa estate, qualcosa di vero ci sarà.

I bianconeri come Edwin Moses

Vittorio Zambardino fa un paragone indovinatissimo nel suo ultimo articolo sul “Saittella Index”, indice che a qualcuno potrebbe far sorridere, ma che nella nostra città è invece terribilmente serio. La Juventus è proprio come Edwin Moses. Che non perse mai finché non fu battuto.

Zambardino ripropone un tema molto caro a “Il Napolista” e a chi, da queste pagine, paragonò il duello tra il Napoli e la Juventus a quello tra Gimondi e Merckx. Una sfida spesso impossibile, ma che non impedì però a Gimondi di battere il cannibale belga in alcune occasioni e persino in un campionato del mondo in cui Merckx era favoritissimo. Senza Merckx il corridore italiano sarebbe forse stato il più vincente della sua epoca, ma guai a nascere nello stesso momento storico di un cannibale. Lo sanno bene gli avversari di Michael Phelps, di Ingemar Stenmark, del già citato Moses, o di altri campioni che hanno dominato il loro sport in specifiche epoche.

Superare le griglie estive

Non è una resa. Il Napoli deve fare il massimo possibile, sperando che prima o poi questo strapotere sportivo si allenti. Ma arrivare eventualmente secondi per l’ennesima volta non dovrà essere motivo di frustrazione, perché essere i primi degli altri darà ancora una volta la misura di quanto stia lavorando bene la Società Calcio Napoli, soprattutto se paragonata ai periodici vincitori del calciomercato.

Persino dei valori oggettivi come quelli di mercato marcavano durante la scorsa estate una presunta distanza tra i vincitori della campagna di rafforzamento estiva e gli azzurri. Ora il gap si è ancora una volta ridotto, e il valore della rosa del Napoli è di nuovo vicinissimo a quello dell’Inter. Difatti, secondo i valori del sito specializzato Transfermarkt, in appena tre mesi si è passati dai 70 milioni di differenza di metà agosto (560 milioni di euro dei nerazzurri contro i 490 del Napoli), a circa la metà (555 contro 515).

Si tratta di una storia che si ripete tutti gli anni, ma che non impedisce agli osservatori distratti di produrre le famigerate griglie estive, che di tutto tengono conto tranne che della continuità del lavoro delle società e degli staff tecnici.

La Champions

Ma se diventa impossibile commentare il campionato di Serie A, il pessimismo partenopeo, perfettamente fotografato da Massimiliano Gallo, rende difficile commentare anche la Champions League. Non è bastato giocare splendide partite e dimostrare di non avere paura di nessuno. Per una buona parte di tifosi e commentatori napoletani gli azzurri sono già fuori dalla massima competizione europea. E la confusione di molti organi di stampa sui meccanismi di qualificazione e sulle classifiche avulse ha fatto il resto.

Resto con Ancelotti, e guardo il bicchiere mezzo pieno. Ricordando anche che quel famoso gol della Stella Rossa, diventato uno dei leit motiv dei pessimisti, sarebbe potuto diventare la buccia di banana di un Napoli convinto che potesse bastare difendere lo 0-1 ad Anfield Road per passare il turno. Prima di tutto perché è sempre pericolosissimo difendere una sconfitta di misura, secondo perché, come ben spiegato in quest’articolo de “Il Napolista”, lo 0-1 avrebbe comunque condannato il Napoli in caso di pareggio del PSG a Belgrado, eventualità peraltro non del tutto impossibile visto il ruolino casalingo della Stella Rossa.

Dimenticare la sindrome di Calimero

Sarebbe ora di scrollarsi di dosso il complesso di Calimero e di iniziare una volta per tutte a pensare positivo. Il Napoli di questi ultimi anni si è trovato altre volte di fronte a crocevia del genere. E non sempre ha fallito. Basterebbe ricordare la vittoria del Napoli di Mazzarri a Villareal che diede agli azzurri la qualificazione agli ottavi di Champions 2012, quella di Lisbona nel 2016-17, pur se favorita dalla contemporanea inattesa sconfitta del Beşiktaş a Kiev, le finali vinte in Coppa Italia e Supercoppa, e persino la vittoria allo Juventus Stadium durante il finale della scorsa stagione.

Il Napoli ha imparato a vincere certe partite, questi calciatori giocano insieme ormai da molti anni e per fortuna ascoltano poco i commenti sulla presunta inadeguatezza della rosa azzurra. Il Napoli è primo nel girone e dovrà continuare a dire la sua in questa Champions League. Se poi dovesse andar male, pazienza. Gli azzurri diventerebbero tra i più seri candidati alla vittoria finale dell’Europa League, manifestazione che di sicuro non sarebbe accantonata in fretta come nel recente passato. Quindi prepariamoci al posticipo contro l’Atalanta con la massima serenità. Il Napoli ha di fronte a sé grandissime prospettive a breve e lungo termine. Smettiamola di farci condizionare dai risultati della Juventus e auguriamoci che, come già anticipato da Vittorio Zambardino, possiamo ritrovarcela contro altre quattro volte durante il resto della stagione.

Nota a margine

Bisognerebbe indagare a fondo per scoprire e condannare severamente chi ha insultato la memoria di Scirea e dei morti dell’Heysel. Non esistono tifo e colori in questi episodi. Le parole di Ancelotti devono diventare il motore di una nuova mentalità. Sono contento che anche Allegri ne abbia parlato. Se nessuno è riuscito ancora a sturargli le orecchie, almeno qualcuno gli ha aperto gli occhi.

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