Pitana: «La sudditanza degli arbitri esiste, anche se non dovrebbe»

L’arbitro della finale Mondiale: «Il Var è una seconda opportunità per i direttori di gara, ho iniziato col calcio grazie al Napoli di Maradona».

Pitana: «La sudditanza degli arbitri esiste, anche se non dovrebbe»

L’intervista alla Gazzetta dello Sport

Un’intervista non banale, quella concessa da Nestor Pitana alla Gazzetta dello Sport. Per chi non avesse presente il personaggio, parliamo dell’arbitro che ha diretto l’ultima finale dei Mondiali. Che è stato salvato dal Var, per dire, quando non ha visto un rigore da assegnare alla Francia.

Anzi, una delle parti più interessanti della chiacchierata con la rosea parte proprio dalla tecnologia a supporto degli arbitri: «Il segreto per una direzione di gara efficace è considerarsi un attore non protagonista. La tecnologia ha tanti meriti, ma gli assistenti e il quarto uomo sono i veri amici dell’arbitro. Il Var è una seconda chance da cogliere per minimizzare gli errori. Senza esagerare, ma con la disponibilità a rettificare la propria decisione. Irrati è stato un chirurgo durante la finale, un professionista eccellente».

Un altro punto focale dell’intervista è sul concetto di sudditanza psicologica dei direttori di gara: «Cioè se nel dubbio non prendi una decisione contro la squadra più forte? Non posso dire sia un atteggiamento che non esiste, ma non dovrebbe esistere».

Infine, una chicca nostalgica per i tifosi del Napoli: «Ho iniziato a seguire il campionato italiano  guardando il Napoli di Maradona, negli anni Ottanta, grazie alle prime tv via cavo. Oggi più che le partite guardo le prestazioni dei miei colleghi. E quando finiscono gli mando dei messaggi. A Valeri, Rocchi, sono tutti miei amici».

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