Ancelotti: «La mia rivoluzione dolce, ho convinto Hamsik a restare»

Le parole di Ancelotti a Dazn: «Quando De Laurentiis mi ha chiamato, pensavo fosse uno scherzo. Cerco di essere autoritario con la persuasione».

Ancelotti: «La mia rivoluzione dolce, ho convinto Hamsik a restare»

L’intervista a Dazn

Carlo Ancelotti intervistato da Diletta Leotta, conduttrice Dazn, nel centro sportivo di Castel Volturno. La seconda parte dell’intervista sarà online giovedì prossimo. Queste le dichiarazioni del tecnico del Napoli: «In conferenza stampa si dicono molte bugie. Il Var?  È uno strumento molto molto importante, per aiutare gli arbitri ed evitare le polemiche contraddistinguono il calcio italiano. Era ora venisse inserita, si devono svegliare perché non sempre viene usata nel modo giusto».

Cavani al Napoli: «Non parlo di giocatori di altre squadre, Cavani ha fatto bene al Napoli. Sono contentissimo degli attaccanti che ho».

La lingua che si parla in allenamento: «Gli spagnoli comunicano tra di loro con la loro lingua, anche i francofoni usano il francese. Il fatto di poter tornare a parlare italiano, però, è stata una delle cose che mi ha spinto ad accettare la proposta del Napoli. Quando pratichi la tua lingua madre, i discorsi emotivi e motivazionali funzionano sempre meglio rispetto all’espressione di un idioma diverso».

Come Ancelotti ha spiegato il suo nuovo progetto: «Ho fatto un percorso progressivo, un processo dolce. A Napoli è cresciuta un’erba rigogliosa, il lavoro di Sarri è stato di fondamentale importanza. C’è sempre qualcosa da migliorare, da perfezionare. Con i giocatori e la società mi trovo benissimo, con la passione della città».

Mertens e la Champions

Mertens: «È un tipo abbastanza aperto, per esempio è successo che fosse un po’ arrabbiato perché non giocava titolare. Io non me la prendo per questo, me la prendo se avviene il contrario. A me non va bene quando mostri il tuo disappunto anche ai compagni».

La fiducia sul palcoscenico internazionale: «La Champions è questione di esperienza, di gestione di grandi ambienti e grandi partite. Quando manca una certa dose di esperienza, devi concentrarti molto rispetto a quello che devi fare sul campo, e allora non hai modo di concentrarci su altro. L’altro giorno parlavo con Sacchi, e ha detto che l’autorità puoi averla seguendo due strade: quella della persuasione e della percussione. Io cerco di utilizzare la prima, ma se c’è da percuotere qualcuno, non mi tiro indietro. Ho avuto molti maestri, e per me il concetto più importante è dare responsabilità, è fondamentale se vuoi avere uno staff coinvolto. A volte delegare può essere un rischio, ma aumenta l’autostima delle persone».

Hamsik e De Laurentiis

Hamsik: «Sapevo che aveva certe offerte e certe intenzioni. L’ho chiamato per convincerlo a restare. Sarò onesto, voglio cambiarti la posizione in campo. E lui secondo me si è lasciato convincere anche da questo, da questi stimoli nuovi. Altri leader? Maldini era un leader ideale e perfetto, era un esempio. Come Sergio Ramos, come Ronaldo. Al Napoli ci sono tanti giocatori sullo stesso piano».

Ancelotti su De Laurentiis: «Non è un appassionato storico, soprattutto negli ultimi anni ha aumentato il suo coinvolgimento. Anche lui delega molto, io per esempio ho piena libertà nella gestione della squadra, però vuole essere informato su tutto. È una persona schietta, generosa, siamo stati bene. Con lui ci siamo sentiti anche prima, non di frequente, ci sono state le operazioni di Lavezzi e Cavani (che non abbiamo portato a termine). Quando mi ha offerto la panchina del Napoli pensavo scherzasse, poi alla fine è andato tutto velocemente».

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