Il Corsera e il Sarri londinese: «No parolacce, no polemiche»

«Il viso è disteso, i capelli meno sbarazzini e il viso sbarbato. A Napoli ».

Il Corsera e il Sarri londinese: «No parolacce, no polemiche»

Da Napoli a Londra

Un nuovo Sarri. O meglio: un Sarri diverso, più disteso, anche meno attaccabile dai suoi detrattori. Il ritratto del tecnico del Napoli riveduto e corretto dall’arrivo a Londra è pubblicato dal Corriere della Sera, edizione nazionale, a firma Monica Scozzafava. Che evidenzia le differenze di comportamento rispetto a Napoli: «Sarri riesce ad essere se stesso. Senza eccessi di tensione e atteggiamenti sopra le righe. Il dito medio mostrato ai tifosi della Juventus … è una macchia sbiadita a distanza di qualche mese. Il Sarri versione Premier chiede scusa al collega Mourinho per le intemperanze in campo di uno dei suo collaboratori».

I tanti momenti “complessi” a Napoli sono un ricordo: «A Londra, il “finocchio”  è un ortaggio e basta. Il siparietto con Mancini al San Paolo è un neo estirpato. Sorprende il nuovo self control dell’uomo che non le ha mai mandate a dire al presidente De Laurentiis. Che si era consentito di non brindare al secondo posto dopo l’ultima partita contro il Crotone a Napoli ed era poi andato via senza salutare nessuno. Il linguaggio colorito è stato abolito a Stamford Bridge. Resiste la tuta, quella è un must dell’era empolese. Eppure Sarri riesce a indossarla proponendo una immagine diversa: il viso è disteso, i capelli meno sbarazzini e il viso sbarbato».

Il fumo

Addirittura, Sarri avrebbe un nuovo modo di comportarsi anche in relazione al fumo, al suo vizio di sempre: «Persino quello può subire variazioni di stile, con il rispetto puntuale dei divieti negli ambienti chiusi. Finora nessuna sanzione a suo carico, a Napoli ne aveva una collezione».

Il gioco funzionava anche a Napoli, funziona a meraviglia in Premier. Chiusura sul Napoli: «Sarri non risponde neanche alle provocazioni a distanza di De Laurentiis. Questo gli viene difficile, ma la clausola di riservatezza imposta dal contratto con il club partenopeo è più di un freno. Per la parola, non per il gioco».

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