Bucci ai pm prima del suicidio: “Dominello aiutava la Juventus a tenere l’ordine in curva, me lo disse D’Angelo”

Il verbale dell’interrogatorio in Procura dell’ex ultrà della Juventus: «Dominello di certo non divideva i ricavi con i Drughi»

Bucci ai pm prima del suicidio: “Dominello aiutava la Juventus a tenere l’ordine in curva, me lo disse D’Angelo”
I Drughi

Il security manager Juventus sconvolto al telefono

Uno dei passaggi salienti dell’affaire Juventus-ultras-‘ndrangheta è l’intercettazione – pubblicata dal Napolista – in cui il security manager della Juventus, Alessandro D’Angelo, piange al telefono quando comunica al presidente della Juventus Andrea Agnelli il suicidio di Raffaello Bucci collaboratore della società bianconera nei rapporti con gli ultrà. È disperato il security manager.

«È successo qualcosa ieri dai magistrati (Bucci era stato interrogato il giorno prima dalla Procura di Torino sulla vicenda delle curve e del bagarinaggio, ndr), è impazzito..aveva paura che l’ammazzassero probabilmente perché…da come parlava…continuava a dire “sono un uomo morto, è finita, sono un uomo morto, è finita”. E adesso si è lanciato da un ponte, non ce l’ha fatta…non ce l’ha fatta».

La puntata di Report

Ieri sera “Report” ha raccontato l’inchiesta dell’Antimafia di Torino sulla ‘Ndrangheta in Piemonte. Il reportage ha ripercorso il processo torinese che per diversi imputati aspetta ormai solo la conferma della Cassazione. Ci sono un paio di novità: la prima è che l’inchiesta della procura di Cuneo sul suicidio di Raffaello Bucci è ancora in corso. La seconda è che Report prova che il bagarinaggio allo Juventus Stadium era in piedi fino almeno fino a poche settimane fa.

La domanda è: che cosa aveva detto Bucci, nell’interrogatorio del giorno precedente, del 6 luglio del 2016? Il Napolista vi offre una sintesi di quel verbale che è agli atti del processo. È un crescendo, la rivelazione è nel finale.

«Non sono un dipendente della Juve. In ragione del mio passato nei gruppi ultrà mi occupo di avere un dialogo con loro, come previsto dalla Federazione. Questo è il compito di Alberto Pairetto, ma alcune realtà non sono a lui note».
«Fino a due anni fa, fino al campionato 2014/2015 stavo con i “Drughi”».

“Facevamo richiesta di biglietti alla Juventus”

I pm chiedono quale fosse la dotazione di biglietti dei  Drughi. Bucci: «Facevamo richieste a D’Angelo o Merulla. Anch’io mi occupavo di assegnare i biglietti. È possibile che si trattasse anche di centinaia di biglietti alla volta. 100-200 biglietti a partita. Poi avevamo una dotazione di circa 20/25 biglietti di servizio per gli “striscionisti”. Io sono per i tifosi, le dinamiche sono molteplici all’interno delle curve».

I pm incalzano: dinamiche economiche?
«Beh certamente del business c’è – risponde Bucci -, il gruppo si autofinanzia e in qualche modo deve avere un ricavo e quindi qualche sovrapprezzo c’è».

Chi era preposto a ricomporre eventuali fratture all’interno della curva?
«A domanda risponde: Conosco Rocco Dominello. All’interno dello stadio era una figura di equilibrio. Stava dietro lo striscione dei Drughi, era un tifoso. Per me il punto di riferimento dei Drughi era Dino Macciola».

Rocco Dominello, figlio di Saverio, per l’accusa (è stato condannato anche in secondo grado per i suoi rapporti con la Criminalità calabrese) era l’uomo della Ndrangheta che controllava la curva e i suoi gruppi ultrà.

“Quando ritiravamo i biglietti capitava che non li pagassimo”

Raffaello Bucci: «Rocco era una figura di equilibrio nel senso che come io mi interfacciavo all’interno della curva con altri Drughi, così faceva lui, nelle occasioni in cui la tifoseria era agitata, per esempio diceva di non bere e non fumare».
«Quando ritiravamo i biglietti capitava che non li pagassimo. Avevamo come gruppo un fondo cassa che veniva costituito con i soldi che mandavano le persone e con il quale pagavamo in seguito il debito dei biglietti».

Chiedono i pm se i biglietti di Dominello fossero dei Drughi o suoi?
«Io non so cosa facesse Dominello con i suoi biglietti, certo non divideva i ricavi con i Drughi. Non sapevo che Dominello aveva abbonamenti a disposizione. Non sapevo che aveva una dotazione di biglietti fissa. Io mi limitavo a reperire i biglietti».

Per i pm Dominello si rivolgeva a lui per comprare i biglietti: «Non lo ricordo». A questo punto i pm citano l’interrogatorio di Dominello del 4 luglio nel quale l’indagato aveva ammesso di comprare i biglietti, anche 300/400 a partita, proprio da Bucci.

«Può essere. Anzi lo ha detto per invidia… Sono andato in confusione, e non ricordo tutto… poi l’ultimo mese ho perso mia mamma, non nego di aver venduto biglietti a Dominello».

“Aiutava la Juventus”

«A domanda risponde: Richiesto di precisare meglio cosa intendo per figura di equilibrio, mi riferisco al settore dell’ordine pubblico perché la società ha responsabilità oggettiva sui comportamenti dei tifosi e la società pertanto deve interagire. Che Rocco Dominello fosse una figura che aiutava la società a tener l’ordine me l’ha detto D’Angelo».

Raffaello Bucci ammette di essere stato aggredito all’inizio del campionato 2014/2015: «Era trapelata la notizia del mio passaggio alla Juve». Nell’interrogatorio avanza l’ipotesi che fosse stato proprio Dominello a metterlo «in cattiva luce» con il capo dei Drughi, Dino Macciola.

Per un “annetto” Bucci si trasferì in Puglia, a San Severo, lasciando il figlio, che nel 2016 aveva 9 anni, alla madre, a Cuneo. Ma prima di andare in Puglia, Macciola gli diede un paio di schiaffi per fargli capire chi comandava.

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