La Stella Rossa, lontana parente della squadra che fu

I campioni di Serbia hanno valori inferiori rispetto alla media della Champions, praticano un calcio basico e sono privi di grandi stelle.

La Stella Rossa, lontana parente della squadra che fu

Una squadra senza stelle

La presentazione della Stella Rossa di Belgrado, Crvena Zvezda in lingua serba, parte da un presupposto molto semplice: parliamo di una squadra senza grandi calciatori. L’analisi dell’organico su Transfermarkt, ovviamente fatta in modo appena superficiale, restituisce Boakye, Jonathan Cafù, Marin e Krsticic come giocatori più cari, quindi più forti e rappresentativi della squadra campione di Serbia. Tra l’altro, i quattro calciatori a disposizione del tecnico Milojević sono valutati come i migliori dell’intera Superliga serba. 

In realtà, chi mastica di calcio internazionale sa che si tratta di giocatori appena trascendentali. Boakye si è trasferito in Serbia dopo essersi svincolato dal Latina; Marin e Krsticic sono passati dall’Italia (Fiorentina e Sampdoria) senza lasciare traccia; Jonathan Cafù si è unito al club dopo una stagione anonima al Bordeaux, in Francia, per sostituire il giovane Nemanja Radonjic, esterno di fantasia passato al Marsiglia per 12 milioni di euro.

Insomma, siamo di fronte ad una squadra dai valori molto inferiori non solo a quelli del Napoli, ma anche a quelli medi della Champions League. Tanto che l’approdo ai gironi della massima competizione continentale mancava alla Stella Rossa dalla stagione 1991/92. Allora i campioni di Jugoslavia erano anche campioni d’Europa dopo la finale giocata a Bari e vinta contro il Marsiglia di Tapie. Poi vennero la guerra civile e lo smembramento della Jugoslavia, che ridimensionarono il calcio plavo e la stessa squadra dell’esercito. L’ultimo approdo al tabellone principale di Coppa Uefa risale al lontano 2007/2008. Da allora, solo eliminazioni nei preliminari estivi. Nel 2016 toccò al Sassuolo di Di Francesco battere i serbi, 3-0 nell’andata del Mapei Stadium e 1-1 nell’inferno del Marakanà. Erano i playoff di Europa League, e questo risultato chiarisce i rapporti di forza tra la Stella Rossa e il resto del calcio continentale.

Oggi

Certo, qualcosa è cambiato. L’approdo ai gironi di Champions è arrivato dopo un percorso esaltante nei preliminari, i campioni di Serbia hanno eliminato i lituani del Suduva, gli slovacchi dello Spartak Trnava (ai supplementari) e soprattutto il Salisburgo, dopo una rimonta incredibile (da 2-0 a 2-2 in pochi minuti) nel match di ritorno.

Salisburgo-Stella Rossa

La partita in casa dei campioni d’Austria è lo specchio del gioco della Stella Rossa. La squadra serba è cosciente di avere valori inferiori rispetto alle avversarie, e allora pratica un calcio basico, diretto, elementare. I due gol, arrivati sugli sviluppi di calcio piazzato da posizione molto arretrata, rappresentano le uniche occasioni costruite lungo tutto l’arco del match. Il resto è grinta, nervi e tentativi di bloccare l’avversario, nel nome della consapevolezza rispetto ai propri limiti tecnici.

Il calciatore più pericoloso e in forma dell’organico di Milojević, al netto delle analisi valutative di Transfermarkt, è l’attaccante franco-comoriano Mohamed Ben, autore di 6 gol nel percorso estivo in Champions e di 3 reti in altrettante partite nella prima parte del campionato serbo. È un attaccante tempista e di posizione, che legge benissimo le traiettorie del pallone e si fa trovare sempre pronto quando c’è da concludere in porta. Tira bene con il destro e con il sinistro, e si giocherà il posto di prima e unica punta con Boakye. L’ex di Juventus, Sassuolo e Latina è stato schierato titolare nell’ultima di campionato contro il Radnik. E ha anche segnato una doppietta.

Il modulo di gioco di Milojević è un 4-2-3-1 classico, di solito Ebecilio, Marin e Jonathan Cafù formano la batteria dei fantasisti alle spalle dell’unico riferimento offensivo. Nel doble pivote di centrocampo trovano spazio due calciatori di buona tecnica, Krsticic e Causic. Del primo abbiamo già parlato, il secondo è stato riacquistato da pochi giorni dal club di Belgrado, dopo un’esperienza in Russia con l’Arsenal Tula.

Conclusioni

Al netto della questione ambientale, il Napoli ha necessità e possibilità di fare risultato. La Stella Rossa è una squadra inferiore dal punto di vista tecnico ed esperienziale, il gap da colmare è ampio e non può bastare la spinta di uno stadio pieno e caldissimo. Ovviamente, il discorso vale e funziona se la squadra di Ancelotti disputa una partita in linea con i suoi valori, soprattutto dal punto di vista mentale.

Un Napoli concentrato in fase difensiva dovrebbe dominare tranquillamente il gioco, ed evitare problemi di sorta nella gestione della partita. In avanti, la qualità dovrà dovrà fare la differenza, e forse anche per questo Ancelotti ha pensato di tenere Milik a riposo contro la Fiorentina. Il polacco è un perfetto centravanti europeo, abbina la tecnica alla fisicità, nel 2016, contro Dinamo Kiev e Benfica, fu un grimaldello perfetto per scassinare le difese avversarie. Facile ipotizzare che possa toccare a lui, soprattutto per avere ragione dei centrali Savic e Degenek, alti rispettivamente 194 e 187 centimetri. Un duello fisico importante nella notte di Belgrado, già determinante per il futuro europeo del Napoli.

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