Ferrazza avrebbe potuto chiudere il Ponte Morandi?

Rassegna stampa / La scomoda posizione dell’ex presidente della commissione ministeriale di inchiesta, rimosso ieri dal suo incarico

Ferrazza avrebbe potuto chiudere il Ponte Morandi?

L’allerta meteo in vigore su Genova, con previsione di temporali e forte vento, ha bloccato tutte le operazioni nel letto del torrente Polcevera. E anche il piano di demolizione del ponte sembra essersi incagliato in intoppi di varia natura. Ma procediamo per ordine, con un nuovo “giallo” riportato, oggi, dai quotidiani.

Roberto Ferrazza ancora nell’occhio del ciclone

L’ex presidente della commissione ministeriale di inchiesta, Roberto Ferrazza, rimosso ieri dal suo incarico, dichiara oggi ai giornali di avere appreso della revoca dalla stampa e di non aver ricevuto “neppure una telefonata o una comunicazione ufficiale”.

In maniera anche un po’ tafazziana, Ferrazza, ieri mattina, in assenza di atti ufficiali, si sarebbe anche presentato – lo riporta La Stampa – “alla riunione di coordinamento dei soccorsi di Genova nel suo ruolo di capo degli ispettori ministeriali mentre tutti i giornali ne avevano già anticipato il defenestramento”.

Ferrazza avrebbe potuto fermare il traffico sul Ponte

Oggi Ferrazza si trova a dover rispondere ad altre ombre sul suo operato, anzi, mancato operato. Ad avvelenare il clima è arrivata infatti, ieri, un’agenzia di stampa secondo la quale fonti anonime del Ministero affermerebbero che proprio Roberto Ferrazza, in qualità di Provveditore, avrebbe potuto chiudere il Ponte al traffico, sentiti gli enti locali, considerati i rischi della struttura”. Il fatto che proprio Ferrazza avesse firmato l’approvazione del progetto di Autostrade per il consolidamento del viadotto e le riserve espresse dal Provveditorato in relazione alle misurazioni effettuate, rende tutto più preoccupante.

Se quanto riportato dall’agenzia di stampa fosse vero, Ferrazza avrebbe preso sotto gamba la sua stessa firma in calce all’approvazione del Provveditorato. Non ne è sicuro neppure lui, che ai giornali, oggi, dichiara: “A me risulta di non avere questi poteri, però posso sbagliarmi. Adesso mi andrò a rileggere le mie prerogative per capire se davvero avevo questo margine di manovra – ha detto ieri – Passerò la serata a consultare testi e codici che disciplinano i miei compiti”.

Non si capisce se le dichiarazioni di Ferrazza siano ironiche: certo non ci fanno sorridere. Lui, intanto, bolla la fonte anonima citata dall’agenzia come un misero “scaricabarile”. Speriamo che la lettura notturna delle sue prerogative abbia aiutato a fugare ogni dubbio.

Secondo Il Fatto, il parere del Provveditorato apriva ad un aumento dei pedaggi autostradali

Il Fatto Quotidiano solleva un altro punto controverso del famoso parere del Provveditorato firmato da Ferrazza: i tecnici affermavano, in esso, che “l’intervento proposto, unitamente al sistema di monitoraggio che verrà contestualmente installato sugli stralli” fosse da considerarsi “un provvedimento migliorativo”. Più di una manutenzione straordinaria, quindi, spiega il gironale, qualcosa che “apriva le porte ad un aumento del pedaggio”.

Il placet alla demolizione del Ponte spetta agli inquirenti

I due tronconi del Ponte sono oggetto di un sequestro probatorio per cui spetta ai pm ogni decisione finale in merito allo smantellamento del viadotto.

Il procuratore capo Franco Cozzi – riporta La Stampa – ha ribadito che l’abbattimento urgente del viadotto debba avvenire “solo di fronte a un rischio per la pubblica sicurezza”, altrimenti prevale l’importanza della conservazione della prova: per la Procura, le due parti dei monconi ancora in piedi devono rimanere intatte.

A proposito della demolizione, il Corriere parla della necessità di un “collasso accompagnato”, cioè di “crollo assistito nella caduta da cariche di dinamite” che faranno atterrare il Ponte dove e come stabiliranno gli esperti, anche su alcune case della zona rossa. Si potrebbe procedere diversamente ad est e ad ovest, anche perché il Ponte è stato costruito, sui due lati, in maniera differente.

Entro venerdì prossimo è atteso il progetto di demolizione di Autostrade che, per stilarlo, si è rivolta ad alcune aziende specializzate con esperienza in demolizioni di grandi opere. Si parla di due o tre ipotesi possibili. Una, remotissima, racconta il Corriere, prevede l’idea di “smontare parte del Morandi e consentire alle persone di recuperare i beni dalle loro case prima di abbattere il resto con gli esplosivi”. Le altre due ipotesi sono: una di abbattere assieme i piloni 10 e 11, l’altra di abbattere prima l’uno e poi l’altro.

Il progetto di Autostrade dovrà poi essere sottoposto alla Procura, proprio in virtù del sequestro probatorio di cui dicevamo sopra. Le indicazioni dei consulenti tecnici dei pm sono di usare meno dinamite possibile per tutelare “il materiale crollato che potrebbe diventare, scrive il Corriere, fonte di prova”.

Le indagini sul peso che il Ponte era costretto a sostenere

L’inchiesta della Procura su concentra – a raccontarlo è Il Fatto Quotidiano – su duemila tonnellate di cemento. “È il peso dei new jersey e dei carri ponte che negli anni sono stati aggiunti al Morandi”. Inizialmente, infatti, ai lati del viadotto e tra le due carreggiate, erano stati posti dei guardrail di metallo, molto leggeri ma anche pericolosi, tanto è vero che le cronache dei giornali liguri per anni hanno riportato le storie di tir volati via dai viadotti. Una trentina di anni fa, quindi, si scelse di limitare i rischi e utilizzare i new jersey.

I calcoli di Autostrade

Secondo i calcoli forniti a Il Fatto da un ingegnere di Autostrade di cui non si specifica il nome, “il peso delle nuove strutture è di circa 600 chili per metro lineare”. Il ponte è lungo 1182 metri, quindi si tratterebbe di 2127 tonnellate. Considerando che un tir pesa intorno alle 20-30 tonnellate, “è come se 85 autotreni avessero stazionato per decenni in permanenza sulla struttura”.

I periti vogliono capire se tutto ciò possa aver alterato la statica. Il Fatto riporta una stima nel dettaglio anche relativamente ai 200 metri crollati, sempre secondo la stima dell’ingegnere Autostrade: “Bisogna pensare che in quel punto gravavano 360 tonnellate, una quindicina di camion con rimorchio”. Forse non sufficienti a far crollare un pezzo del ponte, ma al peso dei new jersey andrebbe aggiunto “anche quello del traffico che è aumentato a dismisura dai tempi dell’inaugurazione”. Sul Morandi passavano circa 70mila auto al giorno, “con punte perfino di 90-100mila”. Su questo punto si stanno concentrando gli esami dei periti.

La doppia veste di Autostrade: gestore e ‘indagato’

C’è anche da considerare, scrive sempre La Stampa, il fatto che, se a occuparsi dello smantellamento fosse Autostrade, a carico della quale, come gestore, dovrebbero ricadere le spese relative, ci si troverebbe di fronte alla circostanza che proprio la società su cui gravano indagini maneggerebbe o distruggerebbe “quelle che, a tutti gli effetti, costituiscono prova di quel reato”. Ecco perché la demolizione del ponte acquista ancora più importanza e non è di semplice gestione.

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