Il gol di Diawara fotografa Amadou: si esalta quando il gioco si fa duro

Amadou Diawara è la seconda partita col Napoli giocata in casa della Juventus, poi il match in casa del Real Madrid, il rigore nello stadio del City. E il gol folle di ieri, con uno stop da favola.

Il gol di Diawara fotografa Amadou: si esalta quando il gioco si fa duro
Foto Ssc Napoli

Minuto 93

Cross al centro da calcio d’angolo. La palla viene spizzata da Milik, o forse no. Il tocco di testa del centravanti polacco sistema la traiettoria che arriva perfetta verso Amadou Diawara. Che, ovviamente, si trova in area di rigore perché siamo al minuto numero 93 e il Napoli sta pareggiando. In casa, col Chievo. Con questo risultato, Juventus a +6 a sette giornate dalla fine. Con questo risultato, sogno scudetto cancellato senza appello.

È qui che si consuma, anzi si concretizza, il calcio folle di Amadou Diawara. Che, come fa da un anno e mezzo a questa parte, dimostra di esaltarsi quando il rischio aumenta, quando il peso delle aspettative e la responsabilità si impennano. È perfetto, è lucido, e per questo è folle. Folle come lo stop, tra pianta e piatto, in mezzo a una selva di gambe dentro pantaloncini gialli. La palla si ferma, si arresta. Ma si muove in avanti, perfetta per la conclusione. Uno stop semplicemente perfetto. Tanto complicato quanto perfetto.

Ecco, prima del tiro c’è questa sequenza qui. Che racconta precisamente Diawara, il suo modo di giocare a calcio. Senza mezze misure, e inversamente proporzionale alla difficoltà della partita: la sua seconda da titolare nel Napoli, dopo quella di Crotone, si è svolta allo Juventus Stadium di Torino; quattro mesi dopo, Amadou ha giocato dal primo minuto al Santiago Bernabeu, contro il Real Madrid: lì, in quella cornice, Sergio Ramos uscì dalla propria area per andare a falciare Amadou nella nostra metà campo, il capitano diede un segnale ai suoi e colpì il calciatore in quel momento che più stava sorprendendo; poi, il primo gol in carriera, su rigore, in casa del Manchester City, dopo che Mertens si era fatto parare un’altra conclusione dagli undici metri; la prima gioia in Serie A, ieri, dopo una partita giocata maluccio e dopo un altro rigore sbagliato da Mertens.

Tutto questo, a 21 anni da compiere a luglio. E grazie ad uno stop mostruoso, che eleva l’arte del gesto tecnico alla follia del contesto. Diawara si esalta nei momenti più difficili, te ne accorgi sempre, ogni volta.

Passo indietro

Il tiro in porta è la parte del calcio più soggetta agli umori del caso. Una deviazione, un minimo di postura sbagliata delle spalle, un impatto distorto con il piede: è un gesto tecnico che può essere allenato, in cui qualcuno eccelle, ma che fa sempre e comunque riferimento ad un 5% di fortuna. Soprattutto quando deve passare dentro uno spazio minimo, come ieri; soprattutto quando deve battere un portiere come Sorrentino.

Ecco perché è lo stop, più del (bellissimo) tiro, a spiegare cosa è e cosa può essere Diawara. Un calciatore sacrificato – troppo – sull’altare del miglior Jorginho di sempre, della stagione pur eccezionale del centromediano italobrasiliano. Che è fondamentale per il Napoli, perché sa alternare il gioco dei passaggi brevi a quello delle verticalizzazioni. Sarri ne ha parlato ieri, nel postpartita: «Amadou ha vissuto un secondo anno difficile, è sempre così. Nella scorsa stagione ha saputo imporsi, ora sta tornando a quei livelli. Si vede anche in allenamento».

Come dire: passo indietro, ma ora Amadou può ricominciare a marciare. E può essere rappresentante e rappresentativo del futuro di questo Napoli, lo capisci da come interpreta i momenti più caldi. Il gol di ieri è un pretesto narrativo, perché racconta dove arrivano i margini tecnici del calciatore-atleta e del calciatore-entità emotiva. Nelle interviste del dopogara, è lo stesso Amadou a spegnere ogni fuoco, a far capire di aver capito: «Chiedete al mister perché sono diventato una riserva, io lo ringrazio di ogni occasione». Consapevolezza e umiltà, l’atteggiamento giusto dopo una stagione così. Più la follia del campo, stop and goal di qualità superiore. Un momento che resterà per sempre, e che può riscrivere il futuro. Di Diawara e del Napoli, insieme.

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  1. Alfonso De Vito 9 aprile 2018, 19:43

    Io non sono d’accordo che la partita di Diawara sia stata sottotono prima del goal. Certo se ci aspettiamo di vedere jorginho, probabilmente Amadou non avrà mai la sua qualità nei piedi e nello scambio stretto, quella capacità di far fluire il gioco. I numeri di Amadou forniti da opta però ieri parlano di 90 palloni giocati col 92% di precisione. E’ il giocatore del Napoli che ha corso più di tutti (11,5 km) di cui solo il 25% a velocità di crociera. Ha recuperato sette palloni in contrasto (il migliore con Tonelli) perdendone solo tre. E poi quella giocata finale che è quando il calcio non è rappresentabile dalle statistiche, perchè dimostra classe, spregiudicatezza, sangue freddo, karma. Alla sua età giovanissima ha chiaramente margini di crescita, specie nella capacità di posizionarsi, però secondo me non sarà mai un metodista che ruba gli occhi. Visto che ha forza atletica e un fisico discreto (1.84 cm) forse potrebbe avere anche un futuro importante da centrale difensivo, come Desailly o Mascherano in una squadra con allenatori come Sarri o Guardiola, con difese di sistema costruite intorno alla palla più che sul contatto fisico (con i pro e i contro di questa impostazione)

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