Sabatini saluta l’Inter (e lo Jiangsu): incompatibilità e problemi economici sul mercato

La Gazzetta dello Sport e Repubblica “spiegano” l’addio del coordinatore tecnico di Suning: rapporti non chiarissimi e poca autonomia sul mercato, anche per via dell’austerity dei cinesi.

Sabatini saluta l’Inter (e lo Jiangsu): incompatibilità e problemi economici sul mercato

Gazzetta Repubblica

La notizia del giorno, nel mondo del calcio, è l’addio di Walter Sabatini all’Inter. O meglio: alla galassia Suning, perché il ruolo ufficiale dell’ex diesse della Roma era quello di “coordinatore tecnico” della divisione calcistica di Suning, appunto. Al centro del suo lavoro, c’era la supervisione tecnica dei due progetti dell’azienda cinese, l’Inter e lo Jiangsu. Ecco, ora è arrivata la rescissione consensuale, un fine rapporto “tranquillo” ma comunque significativo. Per tanti motivi. Le parole di Sabatini, riprese da Sky e anche da Gazzetta Repubblica: «Sarebbe stato bello poter costruire una storia più consistente».

Il racconto di questo addio va in più direzioni. Intanto, quella che conduce verso un rapporto non vissuto con la necessaria chiarezza. Secondo Repubblica, «Sabatini da mesi era in ambasce, per vari motivi, e non aveva mai trovato sintonia con la proprietà cinese: la macchinosità dei processi decisionali ha costituito il principale ostacolo, e nemmeno ha giovato quella incombente  sensazione di non avere l’autonomia promessa, perché i cinesi in sostanza alla fine fanno come vogliono loro su tutto e non ascoltano ragioni».

«Ma ciò che in realtà ha cambiato per tutti prospettive e obiettivi, e si parla di Capello e Sabatini ma anche dell’Inter, è stata l’inversione di marcia di Suning la scorsa estate, quando tutti i piani di investimento sul settore calcio sono mutati perché così voleva il governo. Il proprietario di Suning, Zhang Jindong, è un fedelissimo del potere centrale, ormai fa anche parte dell’Assemblea Nazionale (l’unica camera del parlamento cinese, poco meno di tremila membri, una minoranza è composta da imprenditori miliardari come Zhang), quindi non può che piegarsi alla ragion di Stato».

Un problema di soldi

Quindi la base di tutto sarebbe un problema essenzialmente economico. Il quotidiano romano spiega che «l’incidenza di Sabatini è stata limitata alla scelta di Spalletti. Sul mercato, altri problemi: era sulle tracce di Nainggolan, ma a metà luglio Suning mise il veto; in gennaio aveva chiuso l’accordo per Pastore, ma in extremis arrivò il no di Zhang, e quello fu un momento cruciale: i cinesi si stizzirono perché Sabatini aveva provato a forzare la mano. Infine la mancata cessione di Teixeira dallo Jiangsu al Corinthians, bloccata all’ultimo istante, è stata la goccia finale». Inoltre, ci sarebbero dei problemi in vista per fine stagione. Entro il 30 giugno, l’Inter ha assoluta necessità di mettere insieme 60 milioni di plusvalenza. E di andare in Champions League. Una strada composita, ma fondamentale per salvare il bilancio.

Le storie dell’incompatibilità e del bilancio sono le basi del racconto, anche per la Gazzetta dello Sport. La rosea identifica gennaio come il mese del divorzio, per via del mercato. Proprio per le stesse trattative di cui abbiamo già parlato sopra, ci sarebbe stato «uno scontro durissimo con la proprietà cinese». Inoltre, si parla anche di «uno scarso aiuto» da parte di Spalletti, con cui i rapporti si sarebbero raffreddati. Anche se lo stesso Sabatini ha spiegato: «Spero che Spalletti possa rimanere a lungo all’Inter. Almeno per cinque anni. Luciano è un grande professionista e merita di vincere grandi trofei in nerazzurro». Vediamo se l’auspicio si avvererà anche senza di lui.

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