L’inutile ricchezza del Psg, perdente di successo

I giornali francesi (So Foot in testa) attaccano il progetto-Psg: «Emery inadeguato, Dani Alves bollito, il Madrid mai messo davvero in difficoltà».

L’inutile ricchezza del Psg, perdente di successo

Non è una novità

Il 14 giugno 2017, ben prima del colpaccio-Neymar, riportavamo sul Napolista i contenuti di un pezzo di So Foot che criticava ogni aspetto del progetto-Psg. Un attacco totale, tutti gli aspetti sportivi e gestionali del club parigino erano nel mirino del magazine francese. Vi riportiamo qualche passo, giusto un paio:

Il club non ha un vero e proprio progetto. Anzi, ha un progetto senza identità. Henrique (uomo mercato del club) ha trasformato il Psg in un Fc Porto ricco, con più soldi. Il fatto che il Paris non stia acquistando Mbappé e abbia offerto un prolungamento “di default” a Thiago Motta fa riflettere. Inoltre, non è stato trovato un erede di Leonardo alla guida del club e Di Maria resta l’unico acquisto di grido ormai due stagioni fa. L’arrivo di Emery, nella scorsa stagione, ha provato a invertire la tendenza. Ma è chiaro che il Psg non contempla un Piano B. Ovvero: i migliori calciatori internazionali, oppure si naviga a vista.

Al momento, il Psg dovrebbe chiedersi quali sono i valori del club. Quale gioco e quale identità vogliono innestare. Le vittorie, qualora dovessero arrivare, saranno ancora più belle.

Neymar

Poi, come detto, sono successe alcune cose. Mbappé, che veniva citato nel pezzo originale. E soprattutto Neymar, simbolo della rinnovata politica “top” degli emiri. La squadra da costruire intorno ai nomi più forti, più mediatici, ovviamente più costosi. Da lì in poi, la certezza che il Psg potesse diventare o stesse diventando la squadra del futuro. O meglio: una squadra in grado di vincere la Champions. Gli ottavi e il Real Madrid ci hanno detto che non è ancora così. Che il Psg non è ancora pronto. Che manca tanto, davvero tanto, per arrivare alle big.

Il nuovo attacco

Tanto che So Foot, proprio So Foot, ha ricominciato a picchiare duro nei confronti del progetto. Anzi, il titolo è proprio eloquente: “Progetto X“. La doppia sconfitta con il Real Madrid è un segnale pesante, secondo il magazine francese: «La partita di ieri sera potrebbe non essere traumatica come quella contro il Barcellona lo scorso anno nella stessa fase della Champions. Il 6-1 subito al Camp Nou infesterà gli incubi dei tifosi parigini per diversi decenni. Ma la doppia sconfitta col Madrid potrebbe pesare ancora di più, se parliamo a lungo termine.

«Di fronte al Barça, infatti, il Psg era riuscito a mostrare la propria forza nel match di andata, quando schiacciarono per 4-0 una grande del continente. Lo schiaffo sul ritorno, che ebbe luogo grazie ad un vero e proprio collasso negli ultimi minuti, fu violento e crudele, e lanciò un messaggio per il futuro: il Psg deve ancora crescere».

«Ieri sera, invece, è stata confermata una sensazione di distanza incolmabile. Mai, nemmeno per un minuto, la squadra di Emery ha dato l’impressione di controllare il doppio confronto. Contro una squadra reduce da un inizio di stagione difficile, neanche al Parco dei Principi c’è stata una reale lotta per il passaggio del turno».

La costruzione della squadra

Tutte le scelte di mercato sono state contestate, a partire da quella rispetto al tecnico: «Unai Emery, chiamato a Parigi in virtù delle sue tre coppe internazionali, sembra inadeguato, privo di soluzioni a portata di mano. Anche Dani Alves è stato preso perché facesse fruttare la sua esperienza durante le serate di gala, ma il suo rendimento non è stato all’altezza da garantirgli un futuro in questo progetto. Mbappé non ha ancora le spalle abbastanza larghe da giustificare il costo del suo cartellino. e deve ancora maturare prima di essere considerato un giocatore davvero importante».

Insomma, un bombardamento in piena regola. Forse eccessivo, perché gli acquisti di Mbappé e di Dani Alves erano stati presentati e accolti in maniera molto diversa. Più che altro, almeno secondo noi, il problema sta nell’equilibrio tattico dell’organico. Il Psg può disporre di Cavani, Neymar, Di Maria, Mbappé e Draxler, e intanto ieri sera il suo centrocampo era composto da Rabiot, Thiago Motta e Verratti. Al di là dei giudizi sulla carriera e sull’effettiva consistenza dell’interno italiano, ancora lontano da una reale consacrazione, la differenza di livello tecnico è ampia e percettibile.

La lettura e la cronologia del caso-Psg impartisce una vera e propria lezione di calcio e di calciomercato. Il club parigino, diventato “ricco” a partire dall’anno 2011, non è mai riuscito ad andare oltre i quarti di finale di Champions League. Ha perso il primo e l’ultimo campionato francese, nel frattempo ha fatto incetta di trofei domestici. Troppo poco, rispetto agli investimenti. Ma non è questo il punto: è la qualità, di questi investimenti, a non aver portato all’auspicato upgrade europeo. È un problema di linea progettuale assente, o non individuabile se non in un certo tipo di colpi di mercato. Come il Manchester City prima di Guardiola (una sola semifinale europea). Ecco, a Parigi manca una guida come quella di Pep, che orienti l’intero progetto partendo dal lavoro sul campo. Oltre le “figurine”, inseguendo una (ricchissima) funzionalità. A Manchester sta funzionando.

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