La mia prima trasferta, a 9 anni, fu Lazio-Napoli quando nacque Oj vita mia

Oltre vent’anni da abbonato in Curva A, ho vissuto di tutto: da Canè a Dirceu, il maledetto Napoli-Perugia e quindi Maradona

La mia prima trasferta, a 9 anni, fu Lazio-Napoli quando nacque Oj vita mia
La celebrazione dopo Lazio-Napoli con gol di Boccolini (foto Morgera)

L’uomo nero

Un giorno all’improvviso un bambino di pochi anni, forse 6 o 7, ebbe un sogno. Era la prima metà degli anni settanta. Era troppo piccolo per ricordare la data ma resterà indelebile la meraviglia di quel bambino che stringeva forte la mano del papà nel vedere per la prima volta un grande campo verde dove tutto intorno c’erano migliaia di persone che gridavano all’unisono: Forza Napoli!

Quel bambino ero io. Mio padre e mio zio, insieme e da vari anni, erano già abbonati in Curva A. Da allora, per più di un ventennio, quel posto sarebbe stata la mia seconda casa.

Il primo straniero che ricordo d’aver visto al San Paolo era un “uomo nero” ma che stranamente non mi faceva paura: “Scusa Ameri scusa Ciotti ha segnato Bruscolotti su passaggio di Cané Forza Napoli Olé.” La prima formazione che mi rimase nel cuore la ricordo ancora oggi (imparata “a memoria” da bambino): Carmignani, Bruscolotti, Pogliana, La Palma, Burgnich, Orlandini, Massa (o Rampanti), Juliano, Clerici, Esposito e Braglia! Questa grande squadra era capitanata dal napoletanissimo Antonio Juliano ed allenata dal mitico “O Lione” Luis Vinicio. Di quel lontanissimo campionato ricordo due episodi particolari. Il 13 aprile del 1975, dalla Curva A dello stadio San Paolo, assistetti ad una storica (nel punteggio) vittoria: Napoli – Ternana 7-1. L’altro episodio (non visto sul campo) fu il big match scudetto perso a Torino con la Juventus per il famoso gol finale dell’ex Josè Altafini. Il giorno dopo sui muri di Napoli comparve la celebre scritta:“Josè Core ‘ngrato”. Altafini era stato negli anni sessanta un beniamino dei tifosi ed ancora oggi è ricordato per quel gesto che infranse il grande sogno dei tifosi napoletani.

Il gol di Boccolini

Se non ricordo la data della mia prima al San Paolo, ricordo però quella della mia prima “trasferta”, che resterà indimenticabile. Avevo 9 anni. Con i miei genitori, un sabato andammo a Roma a trovare uno zio. Il giorno dopo, papà e zio mi portarono allo stadio, nonostante mia madre non volesse perché ero troppo piccolo. Era il 7 dicembre 1975 e allo stadio Olimpico di Roma si giocava Lazio-Napoli. Il Napoli occupava le parti alte della classifica. Gigi Boccolini la sbloccò presto e quel gol decise il match e fece schizzare il Napoli in testa al campionato. Alla fine di quella partita successe qualcosa d’inimmaginabile, i trentamila napoletani dell’Olimpico cominciarono a cantare “Oj vita, oj vita mia”. Nessuno l’aveva programmato, non si è mai saputo chi iniziò a cantare per primo. Fu una di quelle improvvise trovate di un popolo magnifico e di una tifoseria inimitabile. Da quel giorno, “O surdato ‘nnammurato” divenne il nostro inno!

L’anno successivo arrivò il nuovo profeta del gol, Beppe Savoldi, detto “mister Due Miliardi”. L’accoglienza e le aspettative furono enormi così come le cocenti delusioni. Una grande speranza che ci fece vincere solo la Coppa Italia, la seconda nella storia del Napoli.

Sempre in Curva A

Dopo il Napoli ruggente di Vinicio, seguirono diversi anni di campionati molto modesti. Nonostante ciò, anche se il Napoli non riusciva più ad essere protagonista, si continuava sempre ad andare nella Curva A del San Paolo puntualmente ogni 15 giorni ed i miei accompagnatori erano sempre gli stessi: due fedelissimi ed innamoratissimi del Napoli, ossia papà Benito e zio Attilio. Il Napoli era una passione troppo grande che non poteva essere abbandonata, soprattutto in quei momenti di difficoltà.

Finalmente agli inizi degli anni 80, con l’apertura delle frontiere, venne dal Nord Europa un indimenticato campione: Ruud Krol (faceva parte della grande nazionale olandese di Cruyff due volte vice campione del mondo), un libero di classe cristallina.

La beffa col Perugia

Riuscì nell’impresa di portare una “squadra operaia” ad essere tra le protagoniste assolute, nel campionato 1980/81. La formazione tipo era la seguente: Castellini, Bruscolotti, Marangon, Guidetti, Krol, Ferrario, Damiani, Vinazzani, Musella, Nicolini e Pellegrini! Quel sogno (che era sembrato possibile) fu infranto dalla sfortunata partita in casa col Perugia. Ci fu l’autorete di Ferraio nei primi minuti e l’assedio successivo del Napoli alla porta del Perugia. Niente da fare, la palla non volle entrare. Incredulità ma soprattutto ci furono tante lacrime a fine partita. Anche da quelle amarissime sconfitte si cresceva, quel bambino ormai era diventato un giovane ragazzo adolescente.

Ma le amarezze non erano finite. Dopo i primi due anni di Krol, vennero forse gli anni più bui della nostra storia. Prima Diaz, poi Dirceu, le nostre nuove speranze, non riuscirono a cambiare il corso della nostra storia, rischiammo persino di retrocedere in serie B, se non fosse stato per il coraggio ed il cuore azzurro del Petisso che, chiamato dopo il disastroso girone d’andata, riuscì a salvarci all’ultima giornata. Arrivammo quart’ultimi dopo che alla fine del girone d’andata eravamo ultimi in classifica!

Ma dopo aver toccato il fondo, un giorno all’improvviso, il buio più tetro e profondo sarebbe stato squarciato in quel mondo da una “luce” splendente, che avrebbe cambiato per sempre la nostra storia dolente!

Maradona

L’epopea vissuta nell’era di D10S resterà indelebile, come ben sanno i molti fratelli azzurri che hanno avuto la fortuna di vivere quei momenti, i migliori anni della nostra vita calcistica. Sette anni entrati prepotentemente nella storia del calcio italiano e mondiale e nessuno mai ce li potrà togliere!

Finalmente il sogno di quel bambino si realizzò, un giorno all’improvviso di tanti anni dopo, quando ormai quel bambino era diventato adulto!

La chiudo con un ultimo pensiero al meraviglioso pubblico del San Paolo, da sempre “Campione d’Italia” per calore, passione ed attaccamento alla squadra. In nessun altro posto al mondo c’è questo connubio identificativo “totale” tra la squadra, la città ed i suoi abitanti! Il triste addio di Maradona fu per me un shock enorme. Dopo oltre 20 anni trascorsi regolarmente al San Paolo e dopo aver visto il “non plus ultra” dello spettacolo calcistico, anche per una serie di altri fattori come il lento passaggio all’età adulta, gli studi, altri interessi, l’anno successivo non rinnovai più l’abbonamento nella “mia” Curva A. Poi le circostanze della vita mi hanno portato a lasciare la mia regione ma è rimasto “per sempre” e profondamente dentro di me l’immenso affetto per quel pubblico, per quella curva da dove ho avuto il privilegio e l’onore di vedere all’opera il più grande calciatore di tutti i tempi, e soprattutto per quella maglia meravigliosamente “azzurra” come il cielo di Napoli!

Raccontate al Napolista il giorno all’improvviso in cui vi siete innamorati del Napoli, scrivete a redazione@ilnapolista.it 

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