In Arabia Saudita hanno (finalmente) aperto gli stadi anche alle donne

Reazioni positive, con alcune voci fuori dal coro, da parte di tifosi, tifose e dirigenti. Per alcuni il cambiamento porta le donne saudite «ad allontanarsi dalla cultura del Paese».

In Arabia Saudita hanno (finalmente) aperto gli stadi anche alle donne

(tentativi di) Parità di genere

L’Arabia Saudita apre le porte degli stadi alle donne. A partire da venerdì, le spettatrici saranno libere di accedere agli stadi di una partita di prima divisione. In campo, Al-Ahli contro Al-Batin. Ma, ovviamente, il punto non è questo. Tutto sta nella ricezione della novità sugli spalti, in un paese classificato al 141esimo posto su 144 nella classifica per la parità di genere. La nuova politica sarà attuata in maniera graduale, si comincerà in alcuni stadi a riservare dei settori alle donne. Pian piano, lo storico divieto dovrebbe essere completamente eliminato.

Il Guardian, che ha pubblicato la notizia, ha anche sentito alcune tifose saudite in merito alla decisione del governo. Parla per esempio la 22enne Ghadah Grrah «Può essere difficile vedere la tua squadra solo in televisione, specialmente quando è impegnata in una partita di grande importanza, in una finale. Ma ora il mio desiderio si sta avverando. Non so descrivere quali sono o saranno i miei sentimenti. Ho aspettato questo momento da quando ho iniziato a seguire la squadra, nel 2010. Sono molto eccitata all’idea di poter andare allo stadio».

Khalin Ghadin, dirigente della Premier League saudita, ha commentato così la decisione: «Molte donne aspettavano da anni quest’occasione. Ci sono state alcune critiche, ma ogni scelta di svolta porta a reazioni contrastanti. La maggior parte dei tifosi sauditi, però, sembrano contenti di questa decisione». La dinamica viene spiegata dal giornalista Jedda Bashraheel: «I più conservatori hanno stigmatizzato questo cambiamento, temendo che possa essere un allontanamento dalla cultura e dalla tradizione saudita. Ma la società sta cambiando, e io credo che siamo solo all’inizio di un periodo di grandi trasformazioni». Speriamo.

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