Né Napoli né Sarri sono vincenti. La speranza è nell’inconsapevolezza

Le parole dell’allenatore non mi hanno sorpreso. Ha tanti meriti ma per vincere il Napoli deve andare oltre la sua dottrina

Né Napoli né Sarri sono vincenti. La speranza è nell’inconsapevolezza

Le sue parole non mi hanno sorpreso

Sono un antisarrita della prima ora, dunque le parole del tecnico delle ultime ore non mi hanno sorpreso né ferito. È questo il suo temperamento ed è questo quanto mi ha portato spesso a diffidarne. Ma non sono indifferente al talento. Alla violenza balsamica della bellezza e alla universalità del suo linguaggio. Quest’anno, per la prima volta, sono stato travolto da un estro assassino costruito dai piedi di questa squadra. A mio avviso molto proviene dal lavoro dell’allenatore, molto altro da una situazione che sfugge anche al suo controllo.

Io ne sono lieto. Anzi, questo è il mio auspicio. Che questa cosa strana che chiamiamo vittoria si insinui tra le panche degli spogliatoi come un ammutinamento silenzioso, che lo scorrere degli eventi sfugga di mano a noi e all’allenatore – perché né Napoli né Sarri sono vincenti. La prima è un monumento lirico alla sconfitta, il secondo un bravissimo allenatore perennemente incazzato con la vita.

La vittoria richiede inconsapevolezza. Leggiadria. Vuole che si allenti il morso dei cavalli, al momento giusto, perché tu possa dimostrare di avere l’animo forte a sufficienza per vivere dove il caso desidera condurti.

Qualche giorno fa la foto di Insigne e Callejon con Salvini ha riaperto i cancelli della retorica filonapoletana più inveterata. Gli scandalizzati, gli indignati, i mortificati. Un popolo che a sentirsi reietto ha dedicato un’esistenza. Nessuno di essi ci condurrà allo scudetto. Se qualche speranza c’è – e io credo ci sia – essa vive nell’intemperanza di un gesto restituito di prima intenzione. Nel potere affabulatorio che vince gli animi. Nell’abbraccio che il potere della bellezza non nega a nessuno. La speranza è nell’abbraccio di Insigne.

Il mio auspicio è che il campo viaggi sulle proprie strade. Che non ascolti troppo Sarri e sbrachi, ogni tanto, fuori schema e fuori tempo. Che impari modi e moduli, li applichi ma poi viva sempre qualche periodo di dolce indisciplina nei novanta minuti. Quella è la cattiveria che Sarri non si spiega – perché quella cattiveria nasce e vive contro di lui. La mia speranza, insomma, è che si vinca nel nome di nessuno ma col servizio di tutti. In fine dei conti abbiamo perso e siamo ancora avanti.

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