Raiola ha chiuso la giovinezza di Donnarumma, e rischia di guadagnarci meno

Se le cose andassero male, uno ci avrà perso soldi e l’altro la carriera. E nessuno potrà dire di aver raccolto davvero il massimo.

Raiola ha chiuso la giovinezza di Donnarumma, e rischia di guadagnarci meno

Le nuove responsabilità

Con Donnarumma, Raiola è pronto a fare un affare, non c’è dubbio. Quale che sia l’offerta che ha per il suo assistito, se ha deciso di rifiutare la proposta del Milan è perché tra le mani ha qualcosa di buono. Il procuratore è un cinico, dicono. Ma il cinismo altro non è che razionalità all’ennesima potenza. Se fa rifiutare 4,5 milioni l’anno a un ragazzo appena maggiorenne, vuol dire che l’affare che si prospetta per lui è davvero grosso.

Un pensiero, però, mi assilla. Perché comincio a persuadermi che Raiola abbia fatto il miglior affare per l’oggi, a breve termine, ma non quello in prospettiva. Con questa mossa, è evidente, ha posto fine alla giovinezza di Donnarumma. Il portiere dovrà assumersi responsabilità adeguate al suo emolumento e alla sua alterigia da top player. L’effetto simpatia del vedere il ragazzino che sboccia, la favola sportiva insomma, è già archiviata. A Donnarumma non sarà perdonato più niente, quando invece avrebbe bisogno ancora di grosse riserve di pazienza e fiducia. In vista della sua prossima avventura, severità ed aspettative sono un peso, e non una risorsa.

Le cose belle

Per farvi capire dove voglio andare a parare, mi avvalgo di una citazione indiretta, cioè del riferimento a un documentario che in verità non ho visto, ma di cui ho letto. Ne “Le cose belle” (Ferrente e Piperno) un gruppo di 4 giovani napoletani sono ripresi in due momenti della loro vita distanti 14 anni tra loro: nel 1999, quando sono adolescenti, e nel 2013, da adulti. Tra loro c’è un ragazzino che sin da piccolo dimostra talento nel canto. E che per questo è spremuto dal padre, che lo impiega con un certo successo nelle postegge tra i tavoli dei ristoranti. Il ragazzino non diventerà un cantante professionista. Chissà per quanti motivi.

Ma anche perché nel passaggio all’età adulta quel tipo di simpatia istintiva che innescava nel pubblico, quel tipo di ammirazione che si può provare solo davanti a un bambino prodigioso, si è dissolta. Quando il guagliunciello si è gradualmente trasformato in un ventenne, ha scoperto di non esercitare più nessun fascino, ma di essere un cantante qualsiasi. Non era preparato all’esigenza di un salto di qualità. Ecco, allora a me Raiola fa pensare a quel padre. Che prende tutto e subito dal figlio che promette bene, e non si preoccupa di preparargli un percorso di crescita nella musica.

Sostenibilità

Torniamo a Donnarumma. Ipotizziamo lo scenario peggiore. Immaginiamo che il portiere faccia un percorso simile a quello di un altro golden boy della scuderia Raiola: Balotelli. Che cioè esca ammaccato dalla prima esperienza in un top club e devastato dalla seconda, al punto da trovarsi ai 25 anni più vicino alla figurina dell’eterno rimpianto che a quella del campione affermato (insomma, secondo voi Balotelli oggi è un giocatore felice?). Quanto varrà, quel giorno, l’aver preso tanto oggi e solo oggi? Se invece Raiola avesse lasciato a Donnarumma il tempo di crescere, il procuratore avrebbe una supercommissione in meno, ma aumenterebbe le possibilità di trasformare il ragazzo in una miniera d’oro per i prossimi 20 anni.

Magari sono io l’ingenuo. Magari sono stato infettato dal germe del latouchismo e non me sono accorto. Ma forse, come negli altri contesti dell’economia, anche nel calcio e nelle procure è tempo di parlare di sostenibilità. Perché se le cose vanno male, uno ci avrà perso soldi e l’altro la carriera. E nessuno potrà dire di aver raccolto davvero il massimo.

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