Sarri come Annibale alla battaglia di Canne

Annibale sconfisse forze nettamente superiori. Chiudiamo gli occhi e pensiamo che potrà farlo anche il Napoli.

Sarri come Annibale alla battaglia di Canne
Annibale alla battaglia di Canne (Musei capitolini)

L’ultimo libro di Guido Trombetti (Annibale, Spartaco e Garibaldi), come al solito bello, divertente e dotto, alla pagina 35 – grazie anche alle note storiche di Paolo De Marco – mi porta alla mente un’attualità che ci accomuna (nè mica solo noi tre).

Mi spiego. Riferendosi ad Annibale, si dice: “Il suo capolavoro fu certamente la battaglia di Canne (216 a.C.): una battaglia d’annientamento contro forze nettamente superiori (ben otto legioni guidate da due consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone). Facendo arretrare ordinatamente al centro le prime linee composte da truppe iberiche e galliche e attaccando i Romani ai fianchi con la fanteria pesante dei veterani africani e alle spalle con la cavalleria numidica, riuscì a chiudere in una gigantesca morsa l’intero schieramento romano, distruggendo progressivamente i reparti nemici ammassati al punto tale da non avere alcuna possibilità di muoversi”.
La storia naturalmente continua. Ma chiudiamo agli occhi, cambiamo nomi, luogo e data. Mettiamo Sarri al posto di Annibale per un suo capolavoro per la battaglia di (Torino 2016, ma andrà bene anche 2017). Le forze avversarie sono certamente superiori (i consoli Agnelli e Allegri), ma attaccate ai fianchi saranno chiuse con le loro truppe in una gigantesca morsa e distrutte perché ammassate in modo tale da non avere alcuna possibilità di muoversi.
Poi apriamo gli occhi, non pensiamo al passato e godiamoci le speranze nel futuro. E il naufragar ci sia dolce in questo mare
affettuosità
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