La grande occasione della Colombia, una squadra che crede nella rivoluzione del talento

La grande occasione della Colombia, una squadra che crede nella rivoluzione del talento

Appena qualche anno fa, nessun colombiano avrebbe scommesso un solo peso sul fatto che un nuovo gruppo di calciatori avrebbe potuto mai appaiare e addirittura superare la generazione d’oro dei primi anni Novanta, da Valderrama in giù. Invece, è successo. Anzi, è successo in maniera forte, decisa, addirittura esplosiva: mai la Colombia aveva conosciuto una così grande fioritura di campioni, tutti ospiti graditi e addirittura protagonisti dei tornei europei più importanti. La Colombia, oggi, non ha superato solo la miglior versione di sé stessa. È anche una delle migliori nazionali del mondo.

La realtà e la verità ci dicono che forse abbiamo esagerato, che siamo arrivati al momento della contrazione di questa nuova nidiata di campioni. La squadra che si presenta a questa Copa America, che aprirà questa Copa America sfidando i padroni di casa (nella notte tra il 3 e il 4 giugno), è molto meno forte rispetto a quella che, appena due anni fa, riuscì a far venire i brividi al Brasile ben prima del Mineirazo, della semifinale con la Germania. Quella squadra, che dovette rinunciare al miglior Falcao per infortunio, si presentò in Brasile con un gruppo dal talento sconfinato. Per gradire, basta citare i più giovani, al tempo di quella spedizione, dell’elenco ompilato dal ct Pekerman: Arias del Psv, James Rodriguez del Monaco (in procinto di firmare per il Real Madrid), Eder Alvarez Balanta (River Plate), Juan Quintero (Porto) e Adrian Ramos (Borussia Dortmund). Una concentrazione incredibile di futuribilità, doti tecniche, capacità spettacolari. 

Di quella spedizione, oggi, pochi superstiti. Però di livello: Ospina, Cuadrado, Arias, Zapata (Milan), Sanchez, James Rodriguez, Bacca. L’ossatura della squadra di Pekerman, cui attorno crescono i campioni del domani. Alcuni già affermati (Murillo dell’Inter, ad esempio), altri da svezzare ancora e far conoscere al grande pubblico.

Tra le righe abbiamo scritto anche il nome del deus ex machina di questa rivoluzione del talento: José Pekerman, leggenda del calcio giovanile latinoamericano. Il ct dei Cafeteros ha vinto tre titoli mondiali Under 20 con l’Argentina (1995, 1997 e 2001), e ha accettato la guida della nazionale colombiana proprio per l’incredibile tasso di qualità che il paese di Valderrama e Asprilla, ultimi grandi idoli locali, stava ricominciando a tirare fuori dalle sue giovani leve. Un gruppo di grandi calciatori da plasmare, da lanciare nel calcio che conta: l’habitat perfetto di Pekerman, che dopo i quarti di finale raggiunti in Brasile non è però riuscito a fare tanto meglio nella Copa America dell’anno scorso, in Cile. Un’edizione maledetta per la Colombia, che si qualifica come miglior terza e poi viene eliminata ai rigori dall’Argentina, ai quarti, dopo uno 0-1 ai 120esimo. 

Pekerman ha una grande occasione per arricchire il suo palmarés giovanile con una grande vittoria a livello senior, anche se la Colombia parte come aspirante quarta forza in questa edizione del Sudamericano: prima dei Cafeteros, oltre ai colossi Brasile e Argentina, anche il Cile campione in carica. Poi, solo dopo, i colombiani e tutti gli altri. Ma Pekerman è lì, pronto a sfruttare il solito gioco spiccatamente offensivo (nel match contro l’Argentina, nell’ultima Copa America, il ct schierò insieme Ibarbo, Cuadrardo, James Rodriguez, Jackson Martinez e Teo Gutierrez) e un gruppo di ragazzini terribili ancora sconosciuti al di fuori del Sudamerica: Aguilar, Roa, Cardona, Marlos e Dayro Moreno. 

Il sorteggio non è stato però clemente con la Colombia: il gruppo A, oltre ai Cafeteros e ai padroni di casa, vede ai nastri di partenza altre due squadre toste come Costarica e Paraguay. Un’assurdità, in confronto ad altri gironi con la contemporanea presenza, ad esempio, di Panama e Bolivia o di Giamaica e Venezuela. Subito una prova del fuoco, quindi, per i ragazzi in maglia gialla e per il loro selezionatore, una leggenda vivente che però si avvicina sempre più al crepuscolo della carriera. Pekerman compirà 67 anni a settembre, e quindi ha una delle ultime grandi opportunità per mettere l’ultima ciliegina sulla torta di una carriera incredibile, iniziata come tassista e giunta fino alla panchina dell’Argentina ai Mondiali 2006 (eliminazione ai rigori per mano della Germania). I suoi ragazzi potrebbero farlo anche per lui, e per un popolo che aspetta dal 2001, anno dell’unica vittoria nel Sudamericano, un’incredibile seconda volta. Forse, questa è la generazione giusta.

Tutti i convocati

Portieri: Cristian Bonilla (Atlético Nacional, COL), David Ospina (Arsenal, ENG), Róbinson Zapata (Santa Fe, COL)

Difensori: Felipe Aguilar (Atlético Nacional, COL), Santiago Arias (PSV, NED), Farid Díaz (Atlético Nacional, COL), Frank Fabra (Boca Juniors, ARG), Stefan Medina (Pachuca, MEX), Jeison Murillo (Inter Milan, ITA), Oscar Murillo (Pachuca, MEX), Cristián Zapata (AC Milan, ITA)

Centrocampisti: Edwin Cardona (Monterrey, MEX), Guillermo Celis (Junior, COL), Juan Cuadrado (Juventus, ITA), Sebastián Pérez (Atlético Nacional, COL), Andrés Felipe Roa (Deportivo Cali, COL), James Rodríguez (Real Madrid, ESP), Carlos Sánchez (Aston Villa, ENG), Daniel Torres (Independiente Medellín, COL)

Attaccanti: Carlos Bacca (AC Milan, ITA), Roger Martínez (Racing Club, ARG), Marlos Moreno (Atlético Nacional, COL), Dayro Moreno (Club Tijuana, MEX)

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