Il miracolo sportivo della Canottieri Napoli che colma l’assenza delle istituzioni

Il miracolo sportivo della Canottieri Napoli che colma l’assenza delle istituzioni

La Canottieri Napoli ha posto una seria ipoteca sullo scudetto delle “seconde” o, meglio, delle squadre orfane di un mecenate. È una soddisfazione platonica, si dirà, ma è pur sempre l’attestazione di una straordinaria capacità di “produrre” campioni e di portare la squadra ad un livello di competitività assoluta. Facciamo una mano di conti: due pallanuotisti giallorossi, Fabio Baraldi e Alessandro Velotto, saliranno molto probabilmente sull’aereo che porterà il settebello a Rio per il torneo olimpico e con loro ci sarà anche Paolo Zizza secondo tecnico delle “quote rosa” che continuano a vincere anche quando il pronostico le considera perdenti.

La scuola giallorossa, cioè, è ancora quella di Fritz Dennerlein, dei fratelli De Crescenzo, di Parisio, Criscuolo, Vivace e Scotti Galletta che riuscirono a contenere la straripante superiorità economica – ma anche tecnica, per carità – del Recco del patron Volpi, una sorta di Paperone, del caimano Eraldo Pizzo, dei Cevasco e dei Lavoratori protagonisti in acqua, nella mitica piscina di Albaro, e fuori.

Bei tempi, chi scrive curava la rubrica di pallanuoto – per il Roma di Alberto Giovannini ed avendo come rivale, si fa moltissimo per dire, il grande Bruno Lucisano campione di disincanto oltre che splendido cronista – e fummo piacevolmente obbligati ad istituire la rubrica “Posta della pallanuoto” per far fronte all’entusiasmo dei lettori. Bei tempi, ripetiamo, la Scandone si riempiva fino quasi a scoppiare (ora è grasso che cola se si arriva a 400 spettatori) e nelle partite di cartello i bagarini lasciavano per mezza giornata il San Paolo perché il vitello acquatico era grasso.

Questo, però, non deve essere solo un amarcord al termine del derby con la Lazio del mitico Formigoni vinto con autorevolezza dai campioncini di Paolo Zizza che, ormai, sono sempre meno “ini” e sono pronti a seguire le orme del capitano Fabrizio Buonocore – e qui è d’obbligo un “inchino” all’immenso Fofò sempre presente in piscina – di Darko Brugulian e di Ale Velotto. Qui parliamo, soprattutto, di futuro e del “servizio sociale” svolto dai Circoli nautici. Vassallo, Esposito, Borrelli, Campopiano, Baviera e Mattiello sono, ormai, giocatori completi e affidabili. Come quelli del Posillipo e dell’Acquachiara e alle loro spalle premono le nuove leve che Enzo Massa ha portatto a vincere, nello stesso anno, l’ultimo, due scudetti prestigiosi, quelli degli under 15 e 17, a conferma della vitalità di una scuola che come il buon vino invecchiando migliora. Enzo, per tutti noi, è l’uomo delle medaglie, in sette anni di campionati ne ha vinte sei e, alla buonora, il suo carniere colmo ha richiamato l’attenzione del Comune che ha premiato lui e i suoi pulcini per una impresa che solo la Canottieri è riuscita a portare a termine.

Un riconoscimento giusto che premia i ragazzi, l’allenatore che potrebbe aspirare anche a ruoli più importanti e, soprattutto, i soci del sodalizio giallorossi che da soli – e sottolineo il “soli” – sostengono lo sport: non solo la pallanuoto, ma anche il nuoto che grazie allo squadrone di Lello Avagliano fa strage di medaglie e di record, e al canottaggio che l’anno scorso si è aggiudicato il trofeo riservato alla società più completa. È un circuito virtuoso quello promosso dalla Canottieri, un laboratorio di campioni ma anche una scuola di vita per ragazzi di tutte le realtà sociali, dal Pallonetto, ai Quartieri, a Chiaia, Posillipo e Vomero. Al Molosiglio, alla Scandone e al Lago Patria, si realizza un equilibrio meraviglioso e sorprendente per Napoli che colma il ritardo delle istituzioni e il disinteresse di una città pochissimo sensibile a certe istanze fondamentali. Lunga vita ai Circoli che pongono lo sport in cima ai loro progetti e un grazie di cuore a Enzo Massa e a tutti quanti contribuiscono a non rompere l’incantesimo.    

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