Il verso mancante di Genoa-Napoli

Il verso mancante di Genoa-Napoli

Ci sono istanti che si somigliano, che si rincorrono di situazione in situazione ogni volta che comincia qualcosa. Momenti che sono accomunati da speranza e attesa, da buoni propositi e da intenzioni. Momenti che potremmo racchiudere in questa frase di Daniele Del Giudice: “Eccomi qui, davanti al foglio bianco. Quante volte, dalla prima? Quante volte ancora, fino all’ultima? Non son balle, scrivere è difficile per tutti”. La frase è l’incipit di In questa luce (Einaudi, 2012). Del Giudice è uno dei più bravi tra gli scrittori italiani viventi, comunque uno dei miei preferiti, cosa ci sta dicendo? Sta dicendo che quando ci si siede per cominciare a scrivere qualcosa di nuovo, pur avendo già provato quella sensazione decine, se non centinaia o migliaia di volte, non si sa mai cosa accadrà, se qualcosa accadrà. Può darsi che si abbiano le idee chiare, ma questo non è mai abbastanza, per arrivare a una pagina scritta come si deve occorre ben altro. Giocare a pallone è difficile, così come lo è scrivere. Giocare al calcio ai massimi livelli è difficile per tutti. Ieri il Napoli è andato a giocare a Marassi, un campo per nulla facile, in casa del Genoa bisogna sudarsela, come è giusto che sia. In più “campo difficile” da espressione metaforica si è trasformata in espressione letterale, gli azzurri hanno trovato un campo di gioco peggiore di quello del San Paolo. Il foglio bianco prevedeva che il Napoli facesse la partita, così è stato. Il Napoli ha fatto il proprio gioco, ha provato a vincerla, sempre, fino al recupero. Eppure qualcosa è andato storto. Il Genoa si è opposto come meglio poteva, ha lottato. Il foglio bianco si è riempito, ma quello che si è costruito si è rivelato inconcludente, la storia non stava in piedi, non reggeva fino alla fine. C’era un difetto nella trama? C’è stato un punto in cui bisognava accelerare e, invece, si è scritta una frase di troppo, qualcuno ha aggiunto un’incidentale, poi un’altra subordinata. In alcuni frangenti, può darsi, che gli azzurri non siano stati rapidi come nelle ultime sei o sette partite. Forse si è sbagliato qualche gol per mancanza di lucidità, forse per stanchezza. Forse. Inoltre, mentre i calciatori azzurri riempivano il foglio bianco sono incappati in questa figura oscura, dai capelli lunghi, l’editor o il portiere, come dir si voglia. L’ottimo Perin (come spesso gli accade) ieri pomeriggio, volando da un palo all’altro, respingeva allo scrittore ogni paragrafo. Su Callejon: “Troppa fretta di arrivare al punto”. Su Hamsik: “Questo brano è debole”. Su Gabbiadini: “Bella, ma devi essere più pulito”. Su Insigne: “Bravo, ma il talento non basta, occhio alla forma”. Questa è la versione dell’editor. C’è poi la versione dei calciatori o degli scrittori. È chiaro che se una partita ben giocata finisce zero a zero qualcosa non ha funzionato. Filippo Tuena, un altro grandissimo scrittore (tifoso della Lazio, e quindi gli faccio un saluto affettuoso, non deve essere un buon lunedì per lui), in Ultimo Parallelo (Il saggiatore, 2013) scrive: “D’improvviso un verso mancante poteva sempre cancellare l’intera poesia e trasformare quel paesaggio mentale anch’esso in un paesaggio senza fine”. Il verso mancante è il gol. Il gol che non viene, il gol mancato compromette l’intera poesia. La poesia è il bel gioco, un verso sbagliato o zoppo o fuori metro può rovinarla e la rovina. Così è stato ieri, il processo di accelerazione che porta a termine una poesia ieri non si è compiuto. Il punto che è il gol di Higuain in Chievo-Napoli, che è il gol di Mertens in Napoli-Palermo, ieri non è stato posto al momento giusto. Succede. È grave? No. Dispiace? Sì. Il paesaggio mentale si è trasformato in un paesaggio senza fine, un pareggio è qualcosa che non si compie, in un certo senso somiglia all’infinito. Il verso mancante, in ogni caso, lo troveremo alla prossima poesia, succederà.

Gli appunti del drone Giggino

Ho fatto inserire un software che permette l’accesso illimitato, in volo, durante le partite, a tutta la musica che voglio. Ho programmato dei codici di divieto. Accesso negato a Gigi D’Alessio e ai suoi simili. La musica o è come si deve o niente. Ieri, in omaggio agli splendidi tifosi del Genoa ho ascoltato Fabrizio De Andrè. Ascoltavo la musica e, contemporaneamente, i cori e poi sentivo l’odore del mare. Il ciuffo di Callejon non interferiva, lo faceva solo tra lui e il gol. Voglio che Calle segni in campionato, organizziamoci. Mentre De Andrè mi consegnava “una goccia di splendore di umanità, di verità” non segnavamo, ma tutto veniva registrato e in positivo. Jorginho e Hamsik leggermente sotto tono, ma squadra mai in difficoltà. Reina quasi inoperoso, Albiol bravissimo. Più buone notizie che brutte. Mister, fumiamocene una davanti al porto di Genova.

Notizie dall’Inghilterra

Watford e Leicester vincono ancora, ma la notizia è un’altra. I ragazzi sono stati visti a un concerto di Morrissey e si sono fatti riconoscere. Lo show è stato interrotto tre volte. Il cantante di Manchester a metà di Girlfriend in a coma ha esclamato: “Ma chi è l’unico strunz’ che non si muove?”, era Inler. Poco dopo, durante I Know it’s over ha detto: “Ma chi è l’unico che non va a tempo?”, era Britos. Al momento di Let me kiss you ha guardato in faccia Behrami e ha detto. “Te piacess’”.

Note a margine:

– Cornetto vuoto, stamattina, quando pareggi manca sempre il ripieno.

– Sono andato con Sarri alla riunione dei palloni, li abbiamo schiattati tutti, a uno a uno.

– Reina ha abboffato di paccheri Mertens e Insigne, perciò questione risolta.

– #IoStoConSarri
Gianni Montieri

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