Il Napoli e Benitez: i problemi ci sono, ma c’è anche il tempo

1. È il momento di essere sereni: Benitez è il coperchio messo su una squadra che era il moncone (una volta priva di Cavani) di una squadra che veniva dall’epoca dei “mezzi acquisti”, magari costosi (Inler, uno per tutti). Il fuoriclasse, anche se sta in panchina, non cambia tutto in un colpo solo. Con Maradona ci vollero tre anni. Per me, poteva andare anche peggio.

2. È il momento di essere sereni: la partenza sparata, sparatissima (alla media di 90 punti finali), ci aveva fatto dimenticare che gli uomini si stancano. La differenza è che quest’anno nessuno ne fa un lamento quotidiano e la differenza più grande è che quest’anno la grancassa dei media locali (con qualche solido appoggio nazionale) suona contro il tecnico – “Sindrome d’astinenza da linguine Giuseppone a mare”, ovvero di un rapporto collusivo giornalisti-tecnico, fatto di “capisce a mme” e “adesso ti faccio sentire importante”

3. È il momento di essere sereni. I problemi dentro il gruppo ci sono. Il mistero Hamsik, il mistero Higuain, il mistero Insigne/Mertens (una partita buona e una pessima, entrambi). Sono forse problemi fisici ma anche evidentissime dinamiche psicologiche prima che tecniche. Sono cose che a volte si risolvono, altre no. Astenersi commenti “a schiòvere”.

4. È il momento di essere sereni: non abbiamo al momento né il modello Borussia né i soldi per fare campagne acquisti stellari. No, anche se “Al Pappone” fosse più generoso, i soldi per fare il doping degli acquisti non sono alla nostra portata. E non abbiamo il know how societario di una Juventus o di un Milan che sanno fare le operazioni a costo zero tipo Pirlo o Kakà, e nemmeno Pogbà, che fa pure rima e che onestamente vanno definite come veri capolavori. E va be’, voi siete perfetti? Bisogna crescere.

5. È il momento di essere sereni: l’Europa League, fatta con dignità, potrebbe servire a guadagnare un ranking Uefa tale da non finire anche nel futuro in un girone di merda come questo (o come quello di due anni fa).

6. È il momento di essere sereni. Il campionato è ancora una storia tutta da scrivere, anche se abbiamo perso due partite chiave e siamo stati oggettivamente ridimensionati. Però attenzione: il “discorso pubblico” calcistico, quello che costruisce la nostra visione delle cose e influisce sui nostri stati d’animo, è volatile, isterico, mutevole, bipolare. Se Higuain l’avesse messa dentro, adesso staremmo facendo festa, ma lui sarebbe lo stesso un oggetto misterioso e un ragazzo che deve risolversi. Non facciamoci distruggere dalle chiacchiere a volte ineteressate.

7. È il momento di essere sereni. Anche se in città abbondano i “CavanMazzarriani”, come li chiama Claudio Botti. Cavani se n’è andato per sua scelta, Mazzarri se n’è andato per sua scelta. Quello era un ciclo finito sul piano dei rapporti umani e degli interessi personali legittimi (con alcune code irrisolte, vedi caso Zuniga). È come quella cosa degli amori finiti: più li rimpiangi e più non capisci quello che ti resta da fare per continuare a vivere.

8. È il momento di essere sereni. E di guardare avanti. Rafa è capa tosta ma saprà correggere i suoi errori. Il vero contributo che possiamo dargli è di farlo lavorare tranquillo, perché la sua scelta non sia quella di andarsene. Allora sì saremmo al buio. In linguaggio da piccoli annunci: “cestinansi chiachielli, ciarlatani da telelocali, marchettari a gettone, Principi della Schiattiglia”

9. È il momento di essere sereni e di farsi una domanda “psicologica”. Ma perché noi napoletani, mai perfetti in nulla, pretendiamo dal calcio la perfezione che “non siamo”?
Vittorio Zambardino

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