Michele Serra: il degrado del calcio italiano ridotto a spiegare che “Napoli colera” è il pittoresco sfogo di bravi ragazzi

Oggi Michele Serra, nella sua Amaca su Repubblica, si occupa del tema “libero insulto razzista in non libero stadio”.

Costrette a difendere le loro tifoserie di curva perché ne sono ostaggio. A questo livello di impotenza civile sono (meritatamente) discese le società di calcio italiano, i cui dirigenti e i cui avvocati, negli ultimi giorni, per non ritrovarsi con lo stadio chiuso, devono affannarsi a spiegare nelle sedi opportune che cinquemila persone che urlano “Napoli merda” e “Napoli colera” non sono, no, una manifestazione di disgustoso odio etnico, ma il pittoresco sfogo di bravi ragazzi.
D’altra parte, perché illudersi di porre argine a un fenomeno incancrenito negli anni? Niente più della consuetudine crea la certezza di essere nel giusto. Se lo sfregio verbale, il razzismo, le minacce, le aggressioni, l’odio per gli “sbirri”, l’occupazione malavitosa del territorio, addirittura l’interruzione delle partite sono, da una ventina d’anni almeno, pratica impunita delle curve italiane, come meravigliarsi se sanzioni di qualsiasi natura stentano non dico a essere applicate ma addirittura a essere comprese? Non tra parentesi: un paio di settimane fa un abbonato dell’Inter ha scritto a questo giornale perché i suoi due posti (già pagati) sono occupati dagli ultrà, che ne dispongono come pare a loro. Dalla società nerazzurra non una riga di scuse. Questo è lo stato delle cose.
Michele Serra (L’amaca del 12 ottobre 2013, la Repubblica)

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