Ventotto anni fa la camorra uccise Giancarlo Siani. Torna la sua Mehari

A ventotto anni dal suo barbaro omicidio torna a correre la Mehari di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985 a Napoli, a pochi metri dalla sua abitazione. L’auto, utilizzata anche nel film Fortapasc di Marco Risi, sarà protagonista del progetto ‘In viaggio con la Meharì, promosso da Regione Campania e Comune di Napoli.

Oggi, ventottesimo anniversario dell’uccisione di Giancarlo Siani, la Mehari, giudata da autorevoli rappresentanti del mondo della cultura, della magistratura e dell’antimafia sociale, riprenderà il suo cammino per la città di Napoli in nome della libertà di stampa e in memoria di tutte le vittime innocenti della criminalità, fino a giungere alla sede del quotidiano Il Mattino, il giornale di Giancarlo.

Don Luigi Ciotti ricorda Siani. «Amava la ricerca della verità, era un archeologo della verità, scavava sempre in profondità, non si fermava mai in superficie – ha detto don Ciotti – e cercava di fare emergere le contraddizioni. Quello che per lui era importante non era solo la denuncia ma anche cercare di leggere quali erano le cause, i meccanismi di molte forme di marginalità e di cosa alimentava la criminalità camorrista».

Tra le tappe previste, le Rampe Siani, a poca distanza dalla sua abitazione e a lui intitolate, la Questura di Napoli, il Teatro San Carlo. All’arrivo alla sede del Mattino, si svolgerà la decima edizione del Premio Giancarlo Siani. La Mehari stazionerà per quattro giorni nei locali dove un tempo erano installate le rotative per la stampa del giornale. Dal 24 al 26 settembre, tre mattinate dedicate agli studenti che guidati da giornalisti e figure istituzionali all’ombra della Mehari discuteranno del mestiere di giornalista e della libertà di stampa.

Dal 27 settembre al 15 ottobre la Mehari sarà al Palazzo delle Arti di Napoli per una serie di incontri sui temi della libertà di stampa e delle vittime innocenti della criminalità. Napoli ricorda così Giancarlo Siani, figura fondamentale e simbolo di legalità, ma anche «simbolo e modello da seguire per molti giornalisti napoletani», dichiara all’Adnkronos il fratello Paolo Siani, presidente della Fondazione Polis. Per capire l’importanza della figura di Gianca – spiega Paolo Siani – basta ricordare la scena del film ‘Fortapasc’ in cui Giancarlo e il suo caporedattore discutono di giornalismo e giornalisti e alla fine il caporedattore fa la distinzione tra ‘giornalisti impiegatì e ‘giornalisti giornalistì.»

tratto da ilmessaggero.it

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