Caro Cavani, non sei Diego: stavolta tifo Italia

Italia-Uruguay, finalina di una coppetta noiosa e prevedibile, recupera un guizzo di interesse perché Cavani gioca contro la nostra nazionale. In altri tempi, con diversa riconoscenza e senza alcun tentennamento, ci schierammo, in tanti, con l’Argentina di Diego nella notte del S.Paolo di Italia ’90. Certo, lo so, c’era un’altra posta in palio, altre atmosfere, forse archeologia emotiva ma era proprio il nostro slancio a rendere irripetibile quel senso di appartenenza e identità tra calciatore, maglia e gente che Lui è riuscito ad interpretare come nessun altro. Il Matador, forse, ci poteva provare, ma poi sono cominciati i dubbi, le bugie e le ambiguità e questo estenuante mercanteggiare con De Laurentiis che lo ha fatto diventare come tutti gli altri. Quando Diego, dopo la vittoria in Coppa UEFA, per la prima volta, chiese a Ferlaino di andare via, era motivato da ben altre ragioni per ripensare al suo rapporto con la città. Ieri vinse l’amore e ci regalammo il secondo scudetto, oggi l’opportunismo regna sovrano e, comunque andrà a finire, l’amletico Edy ha perso l’occasione di essere, per Napoli, qualcosa in più di un grande calciatore da trenta goal a stagione. Come erano appassionanti i melodrammi estivi sulle interminabili vacanze estive del Pibe, sui rientri sempre rimandati e quanto sono irritanti le cazzimme rescissorie di clausole e clausolette. Domenica sera saranno molto pochi i ragazzini napoletani che siederanno davanti alla televisione indossando la camiseta uruguagia del Matador. L’amore non è mai gratis, ed i goal non sono sufficienti a conquistare per sempre il cuore di una città dove il calcio muove ancora emozioni vere. Non ho dubbi, questa volta tifo Italia! Claudio Botti

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