Caro Napoli, dimmi chi prendi dopo Cavani (se parte) e ti dirò chi sei

Dunque riassumendo. Per la Gazzetta dopo Cavani c’è il brasiliano Damiao. Per il Corriere del Mezzogiorno c’è Osvaldo. Repubblica ha lanciato l’ipotesi di uno scambio con Ibrahimovic. Il Corriere dello Sport è il più ottimista di tutti sulla possibilità che Cavani rimanga. I nomi di Dzeko e Mario Gomez che avevano ballato la settimana scorsa sono già stati ritirati dal tavolo. Per il dopo Cavani, insomma, ci si muove al momento in un range di ipotesi che spazia dalla sòla al sogno, passando attraverso la scommessa.
La prima cosa da chiedersi è chi potremmo permetterci di prendere dopo Cavani. La risposta è: tutti. Tranne Ronaldo e Messi. Con 63 milioni di clausola, più 10 di ingaggio risparmiati (5 netti e 5 lordi), la risposta è: tutti. Tutti quelli sul mercato. Anche Rooney. Anche Falcao. Anche Neymar. La seconda cosa da chiedersi è chi saremmo in grado di prendere. A quali calciatori, cioè, saremmo in grado di arrivare per rete di rapporti e relazioni internazionali, ma ancora di più quali grandi calciatori saremo in grado di attrarre. La risposta in questo caso è: molti. Se è vero che l’appeal della serie A cala, il brand Napoli resta riconoscibile e apprezzato, come dimostrano le dichiarazioni dei mesi scorsi attribuite a Ibra e a Yaya Touré. Non dovrebbe essere difficile convincere un calciatore che il Napoli è un’ esperienza o una suggestione complessivamente più forte che il Tottenham o lo Schalke04.
Mala cosa decisiva da chiedersi è purtroppo la terza: chi davvero vogliamo prendere dopo Cavani. Quale indirizzo vogliamo imprimere alla storia del Napoli dopo un triennio esaltante e pieno pienissimo di emozioni. Su quale panorama vogliamo affacciarci aprendo la finestra la mattina. Cosa vogliamo essere. E qui sgombriamo il campo da un primo possibile equivoco. Vendere un campione non significa essere piccoli. Anche i grandi club lo hanno fatto, lo fanno e lo faranno. Perché arriva un momento in cui devono, il mercato lo richiede, quasi lo pretende. Se la Juve vendette Zidane, se lo United ha ceduto Cristiano Ronaldo, se il Barcellona si privò di Figo, allora al Napoli potrà capitare di doversi privare un giorno o l’altro di Cavani. Ma la differenza tra una grande squadra e un club come tanti altri sta nella capacità di reinventarsi. Con 73 milioni nelle tasche, cifra di cui in estate non disporrà forse nessun altro club europeo, che idea di reinvenzione abbiamo? Ne abbiamo già una? Dovremmo averla. Questo è il punto.
I nomi chegirano in queste ore, non girano a caso. Mai girano a caso, e sono nomi molto diversi tra loro. Ogni nome definisce in partenza il campo dentro il quale il Napoli intende muoversi nei prossimi anni. Un conto è Damiao, un altro Osvaldo, un altro ancora Ibrahimovic. Ciascun nome indica un differente business plan, ed è su questa scelta che giudicheremo le reali intenzioni di De Laurentiis per i prossimi anni. L’eredità Cavani sarà il giudizio universale sull’idea di calcio e di Napoli che ha il presidente. Con Cavani abbiamo comprato un calciatore più forte di quello che credevamo di aver preso, ma non potrà essere questa la filosofia dell’immediato dopo Cavani, non con 73 milioni in tasca. E’ un altro l’indirizzo da prendere. Il Napoli non deve cercare un altro Cavani, innanzitutto perché in giro forse non c’è e poi perché non è detto che saprebbe individuarlo prima di altri. Insomma è alto il rischio di sbagliare e di gettar via soldi.
Il dopo Cavani invece esige certezze. Sappiamo cosa perderemmo. Un attaccante fra i primi 5-6 d’Europa per gol segnati; uno che fa gol al ritmo di ogni 5 tiri in porta (meglio del 7,1 di Ronaldo, peggio del 4,1 di Falcao; stessa media di Ibra);uno che chiede palloni e ne passa una ventina a partita (la metà – sì, la metà –di quelli che ai compagni distribuisce Ibra); l’attaccante numero 2 in Europa per ripiegamenti e palloni spazzati via dalla propria area (il primo è l’inglese Carroll del West Ham). Un centravanti totale. Immarcabile. Il calciatore del Napoli più decisivo dell’ultimo ventennio e andando un pochino più indietro nel tempo un attaccante complessivamente ai livelli di Careca. Meno raffinato tecnicamente, più accentratore nell’organizzazione del gioco, più generoso sul piano tattico: ma più o meno siamo lì (senza aver avuto un Maradona al suo fianco). Cosa sia oggettivamente Cavani è meno chiaro, tanto è distante quello della nazionale da quello di Napoli. Un solco così profondo da indurre a dirsi certi del fatto che chi comprerà Cavani non comprerà il Cavani di Napoli. Chi lo prenderà quest’estate, pagherà il Cavani napoletano ma disporrà di un calciatore che forse non riuscirà mai più a valere quella cifra. Ma questi sono discorsi da commercialisti, non riguardano noi romantici. Noi romantici vigileremo sul fatto che più grave della vendita di Cavani sarebbe sperperare la sua eredità da 73 milioni, o peggio ancora trattenerla in banca.
Il Ciuccio

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