Vincere per vederci a Pechino ma che matrigna mamma Rai

“Tu vuoi venire, ma lo fai a tuo rischio e pericolo. Un altro che ci ha provato è stato esiliato nella sua stanzetta, da solo”. Massimiliano è stato avvisato. Numerose email e sms per avvisarlo che sarebbe incappato nella peggiore punizione se si fosse ostinato a voler vedere la partita e se il risultato fosse stato diverso da quello che è stato. Ma lui è caparbio. Forte dell’umiliazione ricevuta da sua moglie accanita tifosa juventina, il colosso di via Tasso che ha lasciato il mare di Napoli per il lago di Hangzhou è stato accettato nel ristretto giro di coloro che portano bene al Napoli. E così, dopo un film visto insieme, dopo una cena (preparata dal sottoscritto rigorosamente con prodotti provenienti da Napoli) a base di tubettielli allardiati, melanzane e carciofi sott’olio, pomodori secchi, il tutto innaffiato dal Falerno del Massico rosso di Villa Matilde, è stato iniziato. Appuntamento 2.30 del mattino sotto casa mia. “Massimilia’, tu sei convinto? Da qui non si torna indietro”. “Non ti preoccupare” ha risposto l’indomito colosso di via Tasso, mentre mi aspettava sotto il palazzo con Valentino lo chef e un’altra new entry, Lelio, l’unico juventino signore e sopportabile. Valentino fino all’ultimo mi chiede se non vogliamo restare da me, visto che dal console la connessione è un po’ più lenta della mia. Ma il pensiero delle vittorie viste sul divano della residenza, ci fugano i dubbi. Arriva il taxi e la carovana con magliette e sciarpe del Napoli raggiunge la residenza del console italiano che, oltre ad essere un grande professionista, ha dalla sua anche il merito di essere napoletano e tifosissimo. Cancelli chiusi, sbarra davanti. Primo scoglio da superare: la partita la fa la Rai, quindi Skygo è inutile. E parte il solito deferente ossequio ad una serie di madri. Le prime genitrici ad essere ricordate nelle nostre imprecazioni sono quelle dei vertici Rai che, non si sa per quale motivo, nonostante l’Asia si piena di italiani e un mercato incredibile per il calcio, hanno deciso di non trasmettere (per questioni di diritti) le partite di calcio sul Rai International. Ogni giorno ci propinano ricette, trasmissioni del cavolo dove si parla ancora degli immigrati con la valigia di cartone, una sfilza di cerimonie religiose (ne basterebbe una sola), ma mai il calcio. Tra l’altro tutte le trasmissioni, a parte quelle religiose, sono in differita di un giorno, anche la Domenica sportiva. Loro hanno un contenitore sportivo in diretta, “La giostra dei gol”, che qui in Asia viene sostituito da una puntata di Canzonissima 72 o da qualche altra cosa che un Fantozzi odierno non esiterebbe a chiamare “Una cagata pazzesca”. Il secondo saluto deferente viene offerto alle genitrici dei vertici di Cctv 5, China Central Television, il quinto canale della televisione di stato che trasmette sport 24 ore su 24. Invece di trasmettere la partita del Napoli, hanno trasmesso il biliardo, da li una serie di pensieri su cosa avrebbero dovuto fare i cinesi con le stecche e le palle, pensieri che non possiamo ripetere perchè, come direbbe il grande vate Tony Tammaro, non sono potabili. Constatata l’impossibilità di guardare la partita in diretta televisiva, scatta la forsennata ricerca del link per lo streaming, con però in sottofondo la certezza di Radio Marte, nostra ancora di salvezza (e fatecelo un saluto ogni tanto). E qui parte il quarto deferente ossequio alle genitrici di coloro che hanno realizzato e gestiscono la censura su internet, che non ti permettono, se non utilizzando programmi di Virtual Private Network (Vpn, programmi che fanno si che tu ti colleghi tramite un indirizzo internet – Ip – di un paese straniero) che rallentano di molto il collegamento, di poter vedere video. Troviamo il canale, colleghiamo il computer portatile al televisore e cominciamo a vedere la partita. Trovo il canale, “Pechino 4”. Cacchio si vede pure bene. Imprecazioni libere ma vietato urlare, per evitare mazzate dalla moglie del console che sta, giustamente vista l’ora, dormendo. I primi minuti scoppiettanti fanno ben sperare. Scartiamo i Ferrero Rocher, che a casa di un diplomatico non possono mancare. Lelio, da gran signore quale è, sta seduto di fianco a me, non dice niente. Il console, Valentino e io ci prendiamo i soliti posti, gli stessi di tutto l’anno vittorioso. Gli altri si devono arrangiare. Finisce il primo tempo, il buio di Shanghai ci avvolge con la consapevolezza di aver fatto una buona frazione. Il censore cinese ci pare pure più buono, la connessione fino ad ora pare buona, si vede bene. Ma, come si dice nello Xinjiang, “passaje l’angiulillo e dicette ammen”: quel caino del censore blocca la partita. Con un salto degno del migliore canguro australiano mi fiondo sul computer e, mentre cerco un altro link, riattivo Radio Marte (l’audio tra la partita video e la radio non è sincronizzata). Giusto in tempo per sentire le parole “rigore per il Napoli”. Un Afammoc liberatorio scuote la residenza. Ma il canale niente. Valentino smanetta con l’iphone, può vedere la Rai anche da li. Tira Cavani e segna, riusciamo a vedere il replay sull’iphone, ma Radio Marte ci ha riportato le emozioni di quando al domenica seguivamo le partite grazie a 90mo minuto. Da li in poi è stato un crescente di tensione per i canali che saltavano, con la costante però di avere la Radio. Riusciamo a vedere il secondo gol, la prodezza di Hamsik. La consegna del silenzio salta e le urla svegliano anche i vicini. Ma la festa è festa. Fuori spunta il sole, è l’alba. Abbracci, urla, anche Lelio non si sottrae. Nell’attesa del taxi il cielo di Shanghai alle prime ore di luce pare più azzurro, pare aver perso la patina grigia di inquinamento che lo accompagna sempre. Il Napoli ha fatto il miracolo anche qui. Da buoni emigranti chiamiamo, non curanti dei costi, i nostri genitori, parenti e amici con il cellulare per commentare e condividere la gioia. Organizziamo la festa del club: da Suzhou porteranno la colatura di alici, Valentino mette a disposizione un provolone da 800 euro. La felicità è tanta. Il rimpianto uno: aver dovuto lasciare Napoli per cercare fortuna e affermarci all’estero. Ma la vittoria ci fa dimenticare anche questo, con la speranza che ad agosto la finale della Supercoppa con il bis della sfida con le zebre, si faccia a Pechino. Così ci sentiremo più vicini alla nostra Napoli.
Nello Del Gatto

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