Ho sognato Mazzarri che mi dava le dieci risposte per Corbo

Stanotte ho fatto un sogno: stavo a via Caracciolo, di mattina, con un sole gentile che mi baciava e il fruscio del mare. Ero solo, seduto su una panchina a godermi la giornata. A un certo punto in fondo a via Caracciolo appare un cavaliere, al trotto. Mi si avvicina: e’ Mazzarri a cavallo di una zebra, a pelo!, con sulla spalla uno stereo che pare uscito dalla Harlem degli anni  80, che spara a tutto volume “O’ Surdato nnammurato”.

Io lo guardo attonito. Mister, ma che fa?

Mazzarri smonta e mi dice: “Eh devo tenere lo stereo sempre acceso senno’ la zebra mi si imbizzarrisce. Ormai l’ho ammaestrata a suon di “oj vita mia” e non riesce a stare senza”.

Capisco

“Senti Eugenio, ho un favore da chiederti”

Mi dica Mister

“Allora c’è Antonio Corbo che mi ha fatto queste 10 domande. Io pero’ non ho il tempo di rispondere anche se non vorrei apparire scortese non rispondendo. Mi fai una cortesia? Io mo’ ti detto le risposte e poi tu gliele porti”

Va bene.

“Allora prendi carta e penna che cominciamo”

Un taccuino da cronista d’antan mi si materializza nelle mani assieme a una bic azzurra.

Dunque cominciamo. Corbo le chiede: per la terza volta Maggio si ferma. Presunte noie muscolari. È evidente: ritiene di star bene, accetta di giocare, in campo al primo sintomo prevale la prudenza, forse. Perché non lo si lascia riposare fino alla certezza della sua efficienza?

“Allora, se lo staff medico mi dà l’ok e il ragazzo se la sente, che devo fare? Non convocarlo o lasciarlo in panca? Avessi perso senza di lui in campo mi avrebbero crocifisso per non averlo fatto giocare. Quindi preferisco mettere in campo sempre la formazione migliore, tanto le polemiche in caso di sconfitta ci sarebbero sempre”

Si fa di tutto per far giocare Maggio. Se manca lui, quindi l’esterno più incisivo, crolla il Napoli. Possibile che non vi sia un’alternativa tattica?

“Ogni grande squadra ha un suo gioco, un suo modulo riconoscibile. Io lavoro su quello, ossessivamente, a dare una identità tattica alla squadra e a perfezionarla allo sfinimento. Non e’ pensabile se un singolo giocatore sta male, stravolgerla”

A Londra Maggio fu sostituito così: Zuniga trasferito a destra, Dossena depresso dall’esclusione inserito a sinistra. Elementare. Ma c’erano ben altre soluzioni: Fernandez, Dzemaili, Britos. Bisognava rivedere il modulo, però. Perché non è stato fatto?

“Ma secondo lei, nella partita più importante della stagione mi metto a improvvisare moduli e varianti tattiche?”

Con Catania e Juve, uscito Maggio, è tornato sulla stessa scontata decisione. Sembra un puntiglio. Insiste. Teme di riconoscere uno degli errori che sono costati la Champions?

“Io sono convinto delle mie idee, col Catania abbiamo pareggiato una partita che potevamo agevolmente vincere 4 a 0. Se Dzemaili e Pandev non si fossero mangiati 2 goal avremmo vinto anche senza Maggio in campo. A Torino onestamente i 3 tenori hanno steccato. Dare la colpa della sconfitta all’uscita di Maggio mi sembra riduttivo e offensivo per la sua intelligenza. E comunque basta con Maggio mi ha fatto 4 domande identiche”.

Conte ha il posto che poteva essere suo. Dà grinta, lascia Del Piero in panchina e lo riprende come un bagaglio a mano, rinnova gioco, usa persino il modulo del Napoli quando gli conviene. Che cosa prova dopo la rimonta della Juve al San Paolo e la sconfitta di domenica, così pesante nel gioco?

“Anch’io dò grinta alla mia squadra, anch’io non ho paura a lasciare un leader sulla panca, si ricorda Gargano l’anno scorso? Ma poi che domanda è? L’ho detto due anni fa alla prima sconfitta che subimmo. Se vengo sconfitto non ci dormo la notte. Io voglio sempre vincere. Se perdo sto male”

Ha coniato il termine “titolarissimi”. Più che un vanto è il limite del Napoli. Giocano sempre gli stessi: stremati. Gli esclusi, come Fernandez, giocano bene ma sono bloccati dai crampi. Farà sempre così?

“Si. Del resto quando ho cambiato un po’, la squadra ha perso lo stesso, quindi…”

Britos, Dzemaili e Inler: li ha voluti lei. Il Napoli si è svenato: una trentina di milioni. Uno fuori, gli altri due in bilico. Di chi è la colpa?

“Britos ha avuto un serio infortunio a inizio stagione che ne ha pregiudicato l’inserimento. Inler ha avuto difficolta’ di inserimento nella squadra, che non mi aspettavo, poi un calo di forma, e l’ho tenuto fuori. Ora il suo rendimento e’ in ascesa. Ricordiamoci che ha segnato il goal che ci ha portato agli ottavi di Champions e un altro che ci ha tenuto a galla col Chelsea. Dzemaili che dire? Ha segnato più goal in mezza stagione col Napoli che in tutta la sua esperienza in Italia. Ha avuto anche lui i suoi problemi di inserimento ma adesso gioca sempre discretamente”

Lavezzi ha un plateale cenno di stizza verso la panchina. Cavani dice che «mancava la voglia di vincere», ed è costretto a rettificare. Hamsik sostituito: da campione ad enigma tattico. Pandev non trova posto. Il presidente raccomanda i giovani, emarginati e sviliti. Nella gestione della squadra qualcosa non va?

“Non sono certo i primi campioni che si stizziscono a una sostituzione o sono delusi. Non lo fossero, non sarebbero campioni. Tensioni di questo genere sono fisiologiche. Anche i giocatori sono esseri umani. Sulla gestione della squadra credo che contino i risultati complessivi, non i singoli episodi”

La formula della difesa a 3 e dei due esterni è risaputa. Peggio se gli esterni sono Zuniga e l’attuale Dossena. Lei non cambia mai. Contano così poco la forma dei suoi giocatori e le caratteristiche degli avversari?

“Ma che fa? mi ripete le domande? le risposte gliele ho gia’ date”

L’anno scorso la Juve, ora l’Inter. C’è sempre la stessa tentazione a turbare la primavera del Napoli: Mazzarri resta o se ne va? I risultati riflettono anche questa opacità. Meglio chiarire o rimandare in scena la commedia dei silenzi con il presidente?

“Guardi, le parlo francamente. Se le ritiene che io sia una pippa di allenatore ci sono due possibilità. La prima e’ che queste voci sono false, e allora non c’e’ niente da rispondere. Se invece sono vere, lei dovrebbe essere contento no? Se invece lei mi ritiene un buon allenatore, come io credo di essere, c’e’ poco da dire: vi, lei e i tifosi, dovete abituare. A questo livello funziona cosi’, per i campioni il calciomercato e’ perenne, dovete imparare a convivere con queste cose. Del resto, sempre a questi livelli, conta la professionalità. Guardiola, ad esempio, e’ in una posizione simile alla mia, con le sirene del Chelsea per andare a Londra, eppure ha appena rifilato 3 palloni al Milan. Per cui la mia risposta e’, per l’ennesima volta: ho un contratto fino al 2013 che intendo rispettare e penso solo al Napoli. Scritto tutto?”

Sì mister

“vabbe, allora ci vediamo”

Mazzarri monta sulla zebra, mi saluta e parte al trotto.

E io mi sveglio che devo portare i ragazzi a scuola. Il grande poi ha pure ginnastica e se ne va a scuola, a Gorgonzola, con la maglietta del Napoli.
Eugenio Angelillo

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