Tv e spettacolo, Blatter uccide il fuorigioco

Arbitri e assistenti dovrebbero erigere un monumento a Joseph Blatter, che sta uccidendo il fuorigioco. Abolirlo vorrebbe dire snaturare il gioco del calcio, e i test fatti in passato avevano dato risultati disastrosi. Ma è possibile un efficace lavoro ai fianchi. Un’operazione iniziata nel ’ 90, dopo il Mondiale italiano, povero di gioco, di gol e di spettacolo e proseguita a buon ritmo nell’arco di vent’anni. Il presidente (Parigi, 8 giugno ’ 98) aveva già cominciato l’opera di demolizione della regola n. 11 (quella di più difficile applicazione), quando era ancora segretario della Fifa. Un gioco di prestigio o qualcosa di molto simile, perché si è riusciti a snaturare lo spirito del fuorigioco, partendo proprio da quanto era stato scritto il 14 giugno ’ 24, quando si era deciso che «un giocatore in posizione di fuorigioco non commette alcuna infrazione, purché trovandosi in tale posizione non disturbi un avversario e non prenda parte al gioco. Deve essere punito un giocatore che, trovandosi in posizione di fuorigioco, avanza verso il pallone e che, agendo così, ha un’influenza sul gioco» .
Negli anni Ottanta, chi superava la linea di difesa, a prescindere dall’eventuale attività, era in fuorigioco. Erano gli anni di Sacchi e Zeman, di Goethals e Maturana, con partite che finivano anche con 30 fischi per fuorigioco. Troppa tattica, troppe interruzioni, poco adatte alla commercializzazione del calcio in tv, la miglior fonte di guadagno per la Fifa. Una posizione troppo radicale, che necessitava di una correzione. Paolo Casarin, designatore Can dal ’ 90 (fino al ’ 97) e responsabile tecnico degli arbitri per la Fifa a Usa ’ 94, aveva contribuito a ridurre la sfera del fuorigioco attivo, aumentando i casi di quello non segnalabile. Era stato lui a far infuriare Sacchi al primo raduno arbitrale a porta aperte (5 settembre ’ 90), spiegando che qualcosa sarebbe cambiato rispetto alla tolleranza zero del passato, mentre il 29 novembre ’ 93 aveva lanciato il profetico slogan: «Nel dubbio tenete giù la bandierina. Vogliamo assistenti coraggiosi» . Invano Zeman aveva spiegato che «il fuorigioco è sempre attivo, perché non è influente soltanto chi sta in tribuna» .
Blatter sa sempre dove intende arrivare: vuole un calcio semplice (anche attraverso norme interpretative volutamente complesse), uniforme, comprensibile a tutti e con tanti gol. Se poi c’è da discutere, meglio ancora, perché sale l’audience. Ormai si è arrivati alla conclusione che va considerata soltanto la posizione del giocatore al quale è destinato il pallone: l’assistente dovrà alzare la bandierina soltanto quando la palla raggiungerà quel giocatore. Così si vedono situazioni che in passato sarebbero state impensabili, perché, così come è ora l’interpretazione della regola, tutti gli attaccanti possono muoversi liberamente anche in area, senza che la loro posizione venga considerata attiva. Tipico l’esempio del 2-2 del Genoa, con Rossi che si muove davanti al portiere dell’Udinese Handanovic, sul tiro di Destro. Siccome si è passati da un eccesso all’altro, tutto diventa possibile. Ci sono assistenti che stupiscono per la bravura con la quale decidono la posizione di un giocatore in 1/100 di secondo e altri che commettono errori clamorosi (Petrella sul 2-3 di Genoa-Udinese; Nicoletti sullo 0-1 di Cesena-Roma). Ma ci sono anche errori facili da evitare soltanto in apparenza, come quello sulla posizione di Matri sul gol dell’ 1-0 in Cagliari-Palermo 3-1, perché l’assistente Papi deve fare i conti con un incrocio al contrario, che, come spiega chi sa, è una delle situazioni più difficili da decifrare. Al Mondiale sudafricano, in Argentina-Messico 3-1 (ottavi, 27 giugno 2010), era stato convalidato un gol in fuorigioco di metri, grazie all’infelice intuizione dell’assistente Stefano Ayroldi (che è rimasto nell’organico della Can di A) sull’azione di Tevez. Blatter se l’era cavata, presentando le proprie scuse ai dirigenti della Federcalcio messicana. Poi l’Argentina era stata travolta dalla Germania e alla fine aveva vinto il migliore. Cioè Blatter.
Fabio Monti (Corriere della Sera)

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