Ho perso la voce per sempre come Delio Rossi

Alla fine del campionato io ci arriverò muto, è ufficiale. Dopo il grido di gioia al 94° di Cagliari, non pensavo che si potesse materializzare un’altra vittoria strappa giugulare come quella avvenuta ieri. Alla prossima così, avrò bisogno di un laringoiatra o addirittura di un logopedista che mi accompagnino e che mi assistano in Nisida. L’urlo sovrumano che ho partorito dopo il gol del nostro numero 11 alle 22 e 33 mi ha fatto dimagrire almeno un paio di chili, dissolti tutti in una volta nell’aria diventata calda del San Paolo, che proprio ieri ha compiuto 51 anni, lasciandomi praticamente afono.
Come un ossesso ho cominciato a saltare come se stessi facendo l’hula hoop cercando l’abbraccio di tutti gli amici della banda e di qualche sconosciuto volato da chissà quale gradinata. Al fischio finale, con il cuore che mi dava ancora la sensazione di voler schizzare dal petto, ho iniziato ad esprimermi agli amici con gesti, mimando parole e sorrisi. Ho provato, ma ho potuto solo applaudire, non c’era altro da fare, la mia voce aveva esalato l’ultimo decibel pochi attimi prima…
Che vittoria. Un’altra di quelle che non avrà bisogno di almanacchi per essere ricordata. Fino all’ultimo secondo, il sortilegio che aveva creato ad arte lo stregone Delio è stato estinto da una scivolata al cardiopalmo del nostro ranocchio impacciato di qualche giorno fa che nell’intero incontro di ieri s’è trasformato nel principe azzurro scattante ed educato che avevamo dimenticato da tempo. Poi, nel delirio totale, la corsa folle sotto la curva e l’inchino tanto agognato da tutti. Il fattucchiere siciliano ci aveva provato in tutti i modi, non solo con scongiuri, formule esoteriche e pozioni stregate, ma anche con il sacrificio al dio della difesa a quattro tanto collaudato e tanto amato che ha fatto posto a una prima linea ben più nutrita da sacrilegio per un tecnico da calcio champagne quale Delio è.
Eppure si ci era messo d’impegno per tutto l’arco della partita con l’occhio sbieco e l’amuleto di Santa Rosalia in tasca. Oltre agli svenimenti buzzanchiani messi in scena dai suoi pupetti diabolici e al sistematico fallo tattico, approfittando del già testatissimo Morganti, non nuovo da queste parti al permissivismo assoluto, ho visto una pressione costante con un’intensità impensabile da parte dei nostri centrocampisti sugli asfissiati portatori di palla avversari, una difesa che non ha sbagliato finalmente (!) un solo intervento nonostante di fronte ci fossero attaccanti di primissimo livello, gli esterni che hanno difeso e spinto sfornando una miriade infinita di ottimi cross che non si ammiravano da almeno qualche secolo, De Sanctis inoperoso se non per battere le rimesse dal fondo e un attacco che ha sfoderato una serie incredibile di azioni da gol..
Ma tutto questo, per novantatré minuti filati, non è bastato. Un rimpallo sbagliato prima della stoccata finale, un assist risolutore sventato con i tacchetti da un difensore rosa-nero, una deviazione fortunosa nei pressi dell’area piccola, la punta più estrema dei guantoni di Sirigu a farci strozzare quel famoso urlo in gola, un centimetro, un millimetro, un’inezia, un niente e il pallone che sembrava non voler mai entrare. Roba da magia nera. Altro che santi, a quale demonio si sarà votato l’ottimo Delio? Eh?
E invece? E invece, pochi istanti prima un tentativo fallito, ecco lo slittamento da tre punti e l’amuleto di Santa Rosalia si è tramutato magicamente in un bel limone dalle enormi dimensioni, lo stesso che avrà bloccato la respirazione ai tanti zebrotti già pronti a far festa con la bottiglia di Berlucchi in mano per brindare alla sperata fine dell’anno e mezzo ininterrotto che ci vede, ahiloro, davanti in classifica. Lo stesso che avrà inghiottito il lagnarella di Castellammare che ha perso la bolletta o il signore accanto a me che è andato via a cinque minuti dalla fine (ma come si fa?!) senza alcun rispetto per chi ha dato corpo e anima senza risparmio. In un attimo, una scivolata in due tocchi, prima col destro e poi col sinistro, et voilà, è svanito l’incantesimo palermitano.
No, no, non bastano le pagelle per questi calciatori. Ci vorrebbe un articolo per ognuno di loro. E parlare solo di uno o di un altro, tessendone le lodi, non renderebbe giustizia all’intera squadra che fa dell’unione il proprio indiscutibile punto di forza. Ognuno, indistintamente, merita applausi, da tutti, anche da chi era già in tangenziale e non ha potuto godere a pieno di questa gioia ed del mio urlo straccia canarini.
Caro Delio, il tuo spezzatino magico non ha funzionato, mi dispiace, il brutto carattere di quel ragazzaccio indemoniato che assomiglia al Corvo di Brandon Lee s’è vendicato e nella tua marmitta ci ha infilato non solo il dente avvelenato, ma anche un cuore coraggioso da matador grande quasi quanto quel bel limone che ora ti ha ridotto al silenzio stampa. Usa quello nel tuo intruglio la prossima volta, vedrai, oltre al gioco, forse, ti farà tornerare anche la voce…
…mentre noi qui, al terzo piano, siamo muti di gioia.
Bentornato Christian, ci sei mancato. Chapeau.
Forza Napoli Sempre
Gianluigi Trapani
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