Reja sotto pressione
per il caso Zarate

Spiace dirlo, perché si parla di un galantuomo, ma è ormai evidente che nella Lazio esiste un grosso problema Reja. Lo hanno evidenziato non solo le deprimenti sconfitte con Roma e Cesena, frutto di un ritorno al non-gioco tipico della mentalità di certi allenatori «all’italiana», ma soprattutto la gestione di uno dei migliori giocatori, Zarate, un capitale da oltre 20 milioni di euro che rischia di venire azzerato sul mercato di gennaio. Si tratta di due facce dello stesso problema: la natura inguaribilmente difensivistica del calcio che una certa scuola di tecnici non può fare a meno di proporre e riproporre sotto sigle e moduli soltanto nominalmente diversi. Voglio dire che, quando acquisiscono un vantaggio, penso sia geneticamente inevitabile che quelli come Reja si mettano a giocare per conservarlo piuttosto che incrementarlo. Questa mentalità si applica non solo alle singole partite ma – come nell’ultima settimana – anche alle situazioni di classifica. Alla vigilia del derby la Lazio stava 4 punti avanti sulla seconda, condizione di privilegio nella quale a quelli come Reja, però, non viene spontaneo battere il ferro finché è caldo ma piuttosto pensare solo a trovare il modo di difenderli. Penso di poter dire certe cose senza passare per sciacallo opportunista perché le mie perplessità sul conto del tecnico (certo non dell’uomo) le ho sempre espresse con chiarezza, anche quando la Lazio volava sulle ali di Olympia (a proposito: sarà un caso che la fortuna s’è tramutata in sfiga dopo che alla magica mascotte è stato impedito di volteggiare all’Olimpico?). Adesso le ripeto anche in considerazione del caso-Zarate, a sua volta emblematico. La Lazio segna pochissimo ma il suo miglior attaccante viene schierato – quando gioca – quasi da terzino. E se di tanto in tanto, visto che i compagni non si muovono di pezzo, bambinescamente cede alla tentazione di attaccare da solo, ecco che Reja lo punisce sostituendolo e umiliandolo pubblicamente. Autolesionismo puro, con triplici effetti negativi: pochi gol, spogliatoio incandescente, grave danno patrimoniale. Insomma, se Reja era l’allenatore ideale per l’emergenza dello scorso campionato, a me sembra il meno indicato a dare slancio e sostanza alle ambizioni di una società che nell’ultimo anno e mezzo ha investito decine e decine di milioni per puntare in alto. In questo Lotito sembra proprio non azzeccarne più una, anche se per certi versi è stata più ammissibile la catastrofica scelta del «signore del nulla», Ballardini, il quale godeva di pubblica stima, che non quella di tenersi stretto un Reja che questi suoi limiti naturali li aveva già mostrati a Napoli. Comunque cosa fatta capo ha. Quanti punti ci mancano alla salvezza? 18, come dice Reja. E speriamo che domani pomeriggio siano solo 17.
Giancarlo Baccini (Il tempo)

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