Quel che il Corriere
non dice su noi terroni

Il professor Galli della Loggia, nel presentare il ciclo di incontri promosso dal Corriere della Sera sul tema della Memoria e Attualità della Unità d’Italia, afferma che il paradosso della nostra storia contemporanea è la divisione Nord e Sud, che oggi non a caso anima la discussione sull’Unità: “con al Nord una Lega che agita a scadenza fissa la bandiera della secessione, mentre al Sud diventano sempre più numerosi coloro che si propongono di imitarla, dando vita ad un partito del Sud e accontentandosi per il momento di riconoscersi in un libro COLMO DI INVENZIONI  STRAMPALATE E DI FOLE, come TERRONI”.
Trattasi, senza bisogno di dimostrazione di uno sprezzante giudizio nei confronti di milioni di terroni che costituisce l’esemplare paradigma di un manifesto razzista.
Detto questo, anche a voler accettare la sfida nel merito, cito soltanto alcuni argomenti presi a campione di inoppugnabile verità di quelle fole.
1) Garibaldi a proposito dei Mille: “tutti di origine pessima e per lo più ladra”;
2) quando Francesco II va a Gaeta lascia tutto l’oro del Regno, musei ricolmi di tesori, milioni di ducati del patrimonio personale e la dote della moglie (quando i Savoia furono costretti all’esilio nel 1946 diciotto treni partirono per la Svizzera);
3) le stragi perpetrate dall’esercito piemontese in numerosi paesi del sud, a solo titolo di rappresaglia contro donne, vecchi, bambini (un elenco infinito Pontelandolfo, Casalduni, Bronte, Leoforte, Nicosia, Racalmuto Niscemi,ecc.) il cui ricordo è conservato nella memoria collettiva e documentato nei registri parrocchiali e nei registri dello stato civile;
4) il Sud a differenza del Nord non aveva mai conosciuto l’emigrazione; soltanto dal 1861 iniziò quel triste esodo che strappò al meridione, fino alla prima guerra mondiale, nove milioni di persone;
5) decine di migliaia di soldati borbonici internati a Fenestrelle, (fortezza a 1200 metri di altezza) che non vollero rinnegare il loro giuramento al Re morirono di stenti in condizioni disumane;
6) nel 1860 il Regno delle Due Sicilie vantava la seconda flotta mercantile e la terza flotta militare europea;
7) quando nacque la Banca d’Italia al Mezzogiorno furono concesse 20.000 azioni, contro le 280.000 del Centro-Nord;
8) Cavour, il cosiddetto padre della patria, non è mai stato al Sud, che riconoscente deve dedicargli in ogni città una piazza o una strada, mentre non tutte ricordano Dante il vero padre della patria;
9) nel bilancio della Pubblica Istruzione dello Stato unitario, la maggior parte delle risorse veniva indirizzato in proporzione del livello di alfabetizzazione, cioè verso il Nord e non al contrario dove maggiore era il livello di analfabetismo;
10) della grande impresa della bonifica delle paludi pontine sulle quali sorsero nuove città, realizzate con il denaro di tutti gli italiani, beneficiarono soltanto le popolazioni rurali del Nord;
11) l’Iri, creato dal fascismo per salvare le imprese del Nord in difficoltà, consentì alle banche detentrici delle azioni di rimettersi in sesto col denaro della intera collettività;
12) la Cassa integrazione;
13) e per non continuare all’infinito la tassa “emigrazione per miseria”, maggiore rispetto a quella “emigrazione per maggior fortuna” per quelli del Nord.
Ora mi chiedo se il divario Nord-Sud non è il risultato di un fatto storico, ma di un spoliazione sistematica e di una costante discriminazione, perché il Corriere della Sera promovendo gli incontri sull’Unita d’Italia non ha dato voce a quella letteratura controcorrente che, con onestà di intenti, nel nome di una dignità collettiva oltraggiata, ha riaperto il dibattito contro quella storia scritta dai vincitori.
<strong>Antonio Patierno  
</strong> <em>(</em><a href="mailto:a.pat@hotmail.it"><em>a.pat@hotmail.it</em></a><em>)</em>

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