Noi che viviamo lontano

Ore 19:00. Esco di casa. In questa città fa freddo. Il vento è glaciale nonostante il cielo roseo del tramonto. Davanti a me, edifici altissimi e cemento. Tanto, troppo cemento. Prendo una metro. Sei fermate. Cambio. Tre fermate. Sono fuori ed è già buio. Il primo messaggio dice che faranno ritardo. Non me la prendo: prevedibile. Il secondo dice che sono arrivati. Li raggiungo. Entriamo. Salutiamo in italiano. Scambiamo qualche chiacchiera di presentazione e prendiamo una birra. Fumiamo mentre sta arrivando altra gente. In meno di venti minuti il locale è pieno e fa caldo. Non ci conosciamo gli uni con gli altri, ma fremiamo assieme al fischio dell’arbitro.
Ore 21:00. Comincia. Sciarpe e magliette tutte dello stesso colore: azzurre. Siamo tutti davanti ad uno schermo che proietta Napoli – Milan. Non posso fare a meno di osservarci. Giovani napoletani (o giù di lì) che si scambiano commenti sulla partita. Nulla di strano, apparentemente. Di fronte a me, due ragazzi ci studiano. Capiscono niente delle frasi che partono da ogni lato della sala, ma ci assecondano e sorridono. Vedono braccia che si agitano nervosamente nell’aria, applausi ad accompagnare cori da stadio, qualcuno che impreca sbattendo i pugni sul tavolo.
Noi non riusciamo a stare seduti. Lo scontro di Maggio con Antonini, il gol rossonero, l’ammonizione a Pazienza, le occasioni di gol mancate: il primo tempo ci tiene attenti e all’impiedi . È l’intervallo e usciamo a fumare una sigaretta. Salutiamo i pochi che conosciamo. Un italiano all’estero prende a farci domande. Chiede di Terzigno, delle discariche e delle intenzioni degli esponenti politici. È fuori dal mondo (anzi, dal nostro mondo) e le sue questioni sono di circostanza.
Come parlare del tempo sotto la pensilina dell’autobus fuori la stazione centrale a piazza Garibaldi. Circondato da napoletani, li ha interrogati su ciò che più li rappresenta. Non che avesse molta scelta: o l’emergenza rifiuti o la pizza. Rientriamo prima che inizi il secondo tempo. Siamo agguerriti. Urliamo, cantiamo. Ci alziamo quando segna Ibrahimovic e non ci sediamo più. Cinque minuti dopo restiamo immobili di fronte all’azione scoordinata e confusa in area avversaria. Lavezzi ha segnato. Il locale sussulta.
Ci impieghiamo un po’ a ricomporci. Abbiamo fede. La tensione aumenta. Ogni azione è grida, imprecazioni, pathos. Seguono ammonizioni, sostituzioni, palle perse, corner pieni di speranza, ma finisce. Ci guardiamo in silenzio. Abbiamo perso.
Ore 23:00. Mentre camminiamo verso la metropolitana, fumiamo ancora e parliamo. Napoletano, italiano e francese. Giovani napoletani (o giù di lì) che si scambiano commenti sulla partita. Nulla di strano, apparentemente, ma siamo giovani tifosi del Napoli lontano da Napoli: a Parigi.
<strong>Fortunella Manna</strong>
<em>(dal sito internet del Mattino)</em>

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