Un napolista a Gorgonzola

<div>Come vive il napolista a Gorgonzola? Premettiamo innanzitutto che per me essere napolisti è una questione ontologica. Del resto come spiegare che uno dei miei primi ricordi di infanzia è una radiocronaca del Napoli a casa di mio nonno, sara’ stato nel 72 o 73? O che la coppia d’attacco Pellegrini -DeRosa abbia funestato le mie elementari? O che l’estate dello scudetto sia coincisa con l’estate della mia maturità (e viceversa)? O che infine nel mio soggiorno troneggi la laurea con firma del prof. Trombetti, allora preside di facolta’? Insomma un predestinato. Napolisti si nasce e io, modestamente, lo nacqui.</div>
<div>In secondo luogo c’è da dire che io non sono un tifoso da bandierone, sciarpa e trombetta. Io le partite del Napoli le vivo dentro, in sofferenza, in maniera intima, con una passione assoluta, e possibilmente da solo. Da ragazzo mi chiudevo in camera e seguivo le radiocronache di Antonio Fontana, da adulto guardo con insofferenza il viavai in soggiorno di mia moglie agnostica e dei figli che non riescono a stare 20 minuti insieme in una stanza senza far casino o litigare. Un po’ questo dipende dal mio carattere, diciamo così, riflessivo, un po’ dalle turpi amicizie giovanili con la puzza sotto il naso che schifavano snobisticamente il calcio. Insomma io sono un tipo che, per capirsi, quando si tirarono i rigori in Italia-Francia, si rifugiò in cucina per sfuggire al bailamme famigliare, mogli, figli e suoceri.</div>
<div>Anche il pre-partita per me non è semplice. Due o tre giorni prima, calendario alla mano mi preparo spiritualmente. Prima di tutto individuo l’orario (bei tempi quando si giocava tutti assieme alle 3 del pomeriggio d’estate, alle due d’inverno, era una sorta di costante dell’universo che sottendeva una qualche legge fisica superiore) e poi il mezzo per seguirla: sky in diretta, sky in differita, streaming per l’EL, telefonino o ipod. Il tutto dipendendo da impegni lavorativi (dico solo che nel mio lavoro mi è capitato di fare un meeting telefonico durante Genoa-Napoli, seguita con le cuffie telefoniche in testa e il microfono rigorosamente in mute), famigliari (gita e/o partita di basket/calcio dei figli, nel qual caso sono rigorosamente vietate radio in macchina e radioline allo stadio) e diritti televisivi vari.</div>
<div>Taccio sui trucchi che metto in piedi con telefonino e ipod quando in vacanza, mi capita di DOVER seguire una partita, tipo l’Elfsborg quest’estate, che il gestore dell’albergo era juventino e si doveva vedere la zebrata!, o un Juve-Napoli di coppa Italia, visto in camera d’albergo con uno streaming infame sul telefonino.</div>
<div>Io poi son pure napolipatico, se gli azzurri perdono o pareggiano male, sto male per la serata, e possibilmente fino alla prossima partita nervoso e a tratti scorbutico. Ogni tanto mia moglie me lo rinfaccia, io nego con alterigia, ma purtroppo è vero. Peraltro questa mia maniera intima e sofferta di vivere la partita, in silenzio più o meno cupo, di tanto in tanto viene interrotta da clamorosi gesti di euforia, come quando al terzo goal di Volpecina in Juve-Napoli, attraversai la casa avita saltando sugli zoccoli e urlando come un ossesso per buoni dieci minuti, o come quando al  goal di Trotta in Frosinone-Napoli cacciai un urlo belluino che spaventò talmente i bambini che si misero entrambi a piangere.</div>
<div>Ora voi capite che questo psicodramma abbia luogo a Napoli o a Gorgonzola fa poca differenza.</div>
<div>I problemi vengono dopo. Il primo sono i commenti post-partita. Gorgonzola è una enclave interista, sebbene amici e conoscenti ci dicano che il fuoco milanista arda sotto le ceneri di 5 anni di filotto morattiano. Inoltre non è infrequente ascoltare accenti siculi e pugliesi e vedere balconi imbandierati con i colori del Messina e del Genoa. Addirittura ho visto bambini girare con le magliette azzurre, e perfino di Roma ladrona. Insomma un melting-pot nel quale spicca Lello, pizzaiolo Napoletano DOC, la mia àncora di salvezza gastronomica, che nel suo locale a centro paese mostra con orgoglio il cartello "Benvenuti a Napoli" con contorno di sciarpe e ammennicoli azzurri vari.
In ufficio le cose non vanno meglio. Tolti gli agnostici son tutti interisti tranne uno juventino, perdipiù terrone, e un milanista, il mio ex-capo ora in disgrazia che da giovane bazzicava le Brigate RossoNere e che quando ricorda la trasferta a Cava nell’anno del Milan in B gli luccicano gli occhi.</div>
<div>Ora sarà che prima del filotto morattiano il loro ultimo "scudo" era ancora piu’ antico del nostro, sarà che per anni son stati bistrattati da Juve e Milan, insomma in ufficio sentiamo una certa affinità e ci si coalizza contro le altre zebrate. Ma anche lì non c’è mica ormai tanto gusto. Infatti i due sono entrati da un paio d’anni in fase atarassico-abulico, anche lo sfegatato juventino che quando eravamo in C mi saturava la memoria del telefonino con gli sms di dileggio quando perdevamo contro il Chieti (lui è abruzzese) gli si deve essere rotta la tastiera e non maramaldeggia più, anzi all’indomani del Primo Novembre dello scorso anno manco si presentò in ufficio. Insomma, hai voglia a bazzicare mailing-list, lurkare forum e appiccicarsi sui siti azzurri (il Napolista è nella mia Home Page) ma lo scontro faccia a faccia, la lamentazione comune, mancano. Come palliativo adotto due tecniche: se perdiamo, dopo un paio di giorni chiamo "scasualmente" mio fratello, napolista napoletano "Hai visto il Napoli?" "Non me ne parlare chill Mazzari nun capisc niente" e via discorrendo. Se invece si vince, magari faccio un salto da Lello "hai visto che grande Napoli?" "Ehhh"</div>
<div>Il secondo problema sono i figli. Essendo pellegrini in terra straniera c’è sempre il rischio che mi crescano interisti, o peggio milanisti, o perfino, absit iniuria verbis!, juventini. Con il primo per fortuna mi è andata bene. Egli è, naturaliter, napolista in maniera tanto ingenua quanto imbarazzante.
Innanzitutto appena ha avuto l’uso della ragione s’è messo il poster di Cannavaro sopra al letto, poi quando lo zio di cui sopra gli ha regalato sciarpa (molto tamarra) e completino di Lavezzi è voluto andare a scuola per una settimana con la sciarpa, con noi genitori preoccupati!, e si vede la partita con la maglietta del Pocho. Infine quando ha saputo della cessione di Quagliarella gli son venute le lacrime agli occhi e l’ho dovuto consolare! Invece è il secondo che mi preoccupa. Infatti quando il fratello maggiore si schierò col padre tifando Napoli, lui reagì e, prendendo le parti della madre, decise di tifare Lecce! Amen dissi, sicuro che, crescendo, gli sarebbe passata. Il piccolo filibustiere però ha ben scoperto il mio punto debole per cui quando vuole irritarmi, mentre sto guardando la partita viene e dice "mo pareggiano", riferendosi agli avversari di turno, scatenando le ire del maggiore e quindi inguaiandomi  la visione della partita per una decina di minuti, almeno fin quando non li separo e lo spedisco in camera sua. Non dico cosa è successo quel paio di volte che per puro caso la piccola serpe ha azzeccato il pronostico.
Poi quest’anno s’è messo in testa di fare scuola calcio. Noi genitori non è che fossimo particolarmente entusiasti, reduci da orripilanti racconti di amici che ci descrivevano  allenatori allucinati e genitori assatanati intorno al campetto dei loro pargoli. Ma alla fine abbiamo ceduto (provateci voi a portare un figlio seienne a basket controvoglia!). Purtroppo la prima volta che l’ho portato al campo, il piccolo farabutto, parlando di calcio se n’è uscito dicendo che lui tifava Lecce e poi Milan e Napoli. A quel punto son passato alle vie di fatto: prima gli ho imposto di non pronunciare nemmeno quel nome in casa, pena niente scuola calcio, poi arrivato a casa mi son scaricato da internet la puntata di "Sfide" dedicata a Maradona, e al primo pomeriggio libero gliel’ho piazzata sotto il naso. "Figliolo carissimo, vuoi vedere come si gioca a pallone?" Per due ore i pargoli zitti e muti completamente assorti nella visione. Alla fine il piccolo filibustiere mi ha chiesto: "Ce ne hai un’altra?"</div>
<div>Ho ancora speranza, come con il Napoli le partite finisco al novantottesimo</div>
<div><strong>Eugenio Angelillo</strong></div>

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