Che notte, ragazzi!
Sembravamo il Milan

Che notte, ragazzi. Da incorniciare e raccontare ai nipotini. Arriva il Milan al San Paolo e negli occhi abbiamo ancora le tremende immagini della rivolta di Quarto Oggiaro. Ci chiediamo come sia possibile che in Lombardia da dieci anni ancora non abbiano trovato un rimedio allo smaltimento dei rifiuti. E ci penso mentre con Roberto mi avvio allo stadio in una città piena di fioriere.  Che bello il cielo stellato di Fuorigrotta, sembra quello tratteggiato dal grande Vincent. Scambiamo quattro chiacchiere con i milanisti, cerchiamo di far loro coraggio: passerà. E li guardiamo mentre increduli osservano le decine e decine di ingressi del san Paolo. “No, al Meazza non è così, al Meazza si crea un imbuto pazzesco per entrare, accalcati come fossimo bestie. E poi da noi ci sono tre controlli tre, mica come da voi che superato il primo controllo si entra e via”. Passerà, penso io. Anche a Milano un giorno il Comune e la società avranno rispetto di chi paga il biglietto. Però, diamine, dico tra me e me, mai una volta che sti milanesi si ribellassero. Mah.
Il San Paolo, che bello. La serata è di quelle da ricordare. Sembriamo undici leoni, mica il Napoli. Entriamo in campo determinati, consapevoli della nostra forza. Mamma come li mettiamo sotto. Non superano il centrocampo. Pirlo affanna, Gattuso boccheggia, Robinho non la prende mai. E alla loro prima disattenzione li puniamo. Grande!
Certo, il Milan è il Milan, un diavolo ferito fa paura. Ibra sfiora il gol, Pato se ne mangia un altro, Boateng se ne divora uno a colazione e poi De Sanctis fa il miracolo. Meno male che Gattuso è un po’ pollo, commette due falli di mano in dieci minuti e se ne va a fare la doccia. Sì forse l’arbitro è stato un po’ fiscale, ma che bello vedere i milanisti fare i piagnoni.
Nell’intervallo Roberto mi guarda e dice: “Sembriamo il Milan”. Lo guardo e sto in silenzio. Inizia la ripresa, che carattere i rossoneri. Certo, corrono, si sbattono, non sembrano mai un uomo in meno; in fondo, però, non ci mettono mai paura. Noi giochiamo davvero da grande. Contropiedi in scioltezza e poi il raddoppio. Bye bye Diablo. E a nulla serve un sublime gol di Robinho, uno di quelli che se l’avesse segnato Lavezzi se ne sarebbe caduto lo stadio e a Napoli se ne sarebbe parlato per decenni. Ma stavolta lasciamo loro a crogiolarsi col gol più bello del mondo mentre noi ci portiamo a casa i tre punti.
Fantastico, penso io, vincere una partita così: loro ci mettono il cuore e noi vinciamo. Anch’io avrei applaudito come hanno fatto a fine partita i tifosi del Milan. Lo dico davvero. Però che bello avere un allenatore come Mazzarri che negli spogliatoi commenta così: “La classifica? Certo che la guardiamo, i ragazzi devono sentire addosso la tensione, altrimenti che professionisti sono. Sennò non cresciamo mai. E’ come a tennis, no? Sono bravi tutti a tirare un passante incrociato di rovescio all’incrocio delle linee in palleggio, lo devi fare sul 5-5 pari del terzo set, magari a Wimbledon, altrimenti non sei nessuno”. Mamma mia, mi vengono i brividi.
Me ne vado a letto contento. E stamattina che goduria a leggere quel titolone della Gazza: “Cuore Milan non basta”. Ne avete di polenta da mangiare, penso io…
Massimiliano Gallo

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