Festeggiamo Diego ma in piazza del Plebiscito

Trenta ottobre 2010. Maradona compie 50 anni. Ci siamo. Vorrebbe festeggiarli a Napoli, giocando al calcio nello stadio, con i compagni e con i tifosi dei suoi trionfi italiani. Bella idea? Ho conosciuto da vicino Diego nel giugno del 1984. New Jersy, Hotel Sheraton. Amdai a scovarlo con Franco Esposito e Darwin Pastorin nel ritiro del Barcellona, squadra giovanile. Era in punizione. In quella lite, s’infilò il Napoli e strappò alla superbia catalkana il più grande calciatore di tutti i itempi. Fu la sua prima intervista sul possibile passaggio al Napoli. «Sono felice, scrivilo. Napoli deve saperlo». Aveva 24 anni, meno della metà di oggi. È stato davvero felice a Napoli?

Se penso allo scudetto del 1987, il primo di Napoli, dico sì. Se rifletto sulla intesa amicizia con i napoletani, fatta di gratitudine reciproca e sentimenti limpidi, dico ancora sì. Se immagino il prezzo che ha pagato alle sue notti disordinate e ai suoi amici sbagliati, sono certo di no. Se intuisco la domanda che altri gli porranno («Inviterà il figlio che non ha voluto riconoscere?») sono travolto dai primi dubbi.

Se sospetto una macchina organizzativa che si mette in moto solo per trasformare un compleanno in un business, una festa in una cascata di euro, un giorno in un’apoteosi di retorica, precipito nella mia nostalgia. Com’era diverso il mio Diego. Gli auguro di scegliere la soluzione migliore. Nel suo interesse. Più che un giorno da ricordare, ha 50 anni da proteggere. I suoi 50 anni. La sua storia di campione.

Festeggiamolo sì, ma in Piazza del Plebiscito, giacca e cravatta come ai Mondiali, ed un grande film che socrre alle spalle con tutti i suoi gol. L’album dei ricordi più belli. Risparmiamo a lui e a noi la tristezza di uno stadio pieno, il suo stadio. Ma al centro un uomo con i capelli bianchi tra tanti altri uomini con i capelli bianchi, tutti così diversi da allora, venuti a mimare il loro passato. Neanche Diego può ritrovare se stesso oltre i confini del tempo
Antonio Corbo
(da La Repubblica)

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