Scudiero: “Farei la tessera del tifoso”

Grande è la confusione sotto il cielo”, amava dire Mao. La situazione, però, concludendo la citazione cinese, non è eccellente. Ci riferiamo alla querelle della tessera del tifoso, strumento tanto desiderato dal ministro degli Interni Maroni e dal Casms quanto aberrato dalle tifoserie organizzate di tutta Italia. 
Tra napoletani e Napolisti la discussione è già emersa soprattutto per la molestia burocratica dell’adempimento, e per le incomprensioni tra Calcio Napoli e Poste Italiane, ulteriore confusione alla confusione. I movimenti ultras, però, vanno oltre ancora, e invocano non solo l’illegittimità della Tessera, ma addirittura la sua incostituzionalità. 
Articoli 2, 3, 14, 15, 16. Parità del cittadino di fronte alla legge, diritto alla riservatezza nelle sue varie declinazioni, diritto alla mobilità, all’inviolabilità del domicilio ed altro ancora. La tessera del Tifoso pone una fitta serie di paletti, normalizza la straordinarietà, e colpisce a destra e a manca. Il veto alla partecipazione alle manifestazioni sportive per i condannati per reati violenti può sembrare una norma drastica quanto necessaria; ma il divieto per tutti (tranne che per i tesserati, ovviamente) di assistere ad un match, finanche casalingo, valutato a rischio dal Casms diventa una faccenda più popolare e delicata. A volte, per dirimere certi dubbi, torna utile rivolgersi ad una qualche autorità.
La tessera del tifoso, così come delineata, cadrebbe di fronte ad un esame di costituzionalità? 
“Non so”. 
Quando anche una persona come Michele Scudiero, a lungo ordinario di diritto costituzionale alla Federico II e luminare della materia, preferisce non sbilanciarsi, vuol dire che il quesito è complesso. “Bisogna capire esattamente quali sono i termini di applicazione – spiega Scudiero – e quale sia l’autorità che la emette. Fino a quando non si delineano questi punti, non si può dire”. 
Eppure sembra che ne vengano gravi limitazioni alle libertà personali. 
“E’ vero che la Costituzione tutela determinate libertà – prosegue il professore – ma è vero anche che consente alla legge di limitarle in difesa dell’incolumità dei cittadini e dell’ordine pubblico, ad esempio”. 
Forse è meglio passare da un piano teorico ad uno più pratico. Lei è uno sportivo? 
“Certo, ho anche praticato il calcio”. 
Se fosse un tifoso, si tessererebbe? 
“Ritengo di sì”. 
Tornando alla nostra riflessione, uno dei motivi di maggiore polemica in merito alla tessera è l’installazione del microchip Rfid a radiofrequenza, una schedina (che sfrutta, tanto per intenderci, la stessa tecnologia del telepass) sulla quale sono registrati i dati del possessore. Dov’è il problema? Il problema è che il microchip è leggibile fino a quindici metri di distanza, senza che il ‘controllato’ se ne avveda. “Viola il diritto alla privacy”, tuonano i tifosi, e forse hanno ragione. 
In attesa che la situazione venga chiarita dagli organi preposti, c’è una considerazione che fa sorridere: gli ultras, nel momento in cui alcuni settori della società civile fanno propri slogan come “schedateci tutti”, si configurano come paladini delle libertà individuali; ed il governo, che in merito alle intercettazioni ha abbracciato la bandiera della privacy totale, per i reati da stadio è pronta a disfarsene.
Roberto Procaccini

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