Pocho non dare la numero sette a Cavani

Il centromediano metodista non fa parte della mia epoca, ma lo stopper, il terzino sinistro, il libero e la mezzala sì. Rigida numerazione da uno a undici. Ognuno con il suo ruolo ben preciso. Poi arrivarono gli olandesi ed Arrigo Sacchi ed il calcio cambiò. O meglio, non è che cambiò il calcio, cambiò il modo di vederlo sui giornali. Furono inseriti i moduli ed i numeretti accanto alle formazioni (3-4-3, 4-4-2, 4-2-3-1). Cambiando l’ordine degli addendi sempre undici deve fare. Da quando è stato introdotto il modulo, e da quando è arrivato il fantacalcio, se prima in Italia eravamo cinquantasette milioni di allenatori, ora siamo cinquantasette milioni di allenatori statistici che conoscono tutto di qualsiasi giocatore. Espulsioni, ammonizioni, gol di destra, sinistra e testa. E grazie ai numeri si sta perdendo la magia dei numeri. Portiere, terzino destro e sinistro, mezzala, stopper, centravanti, regista. Una volta sapevo a memoria i compiti che dovevano svolgere. Ora senza statistiche sembra quasi che i ruoli non abbiano importanza. Ecco perché, da lavezziano convinto, chiedo al Pocho non cedere la sette a Cavani. Col numero sette, ricordo Massa, immarcabile sulla fascia destra, e flipper Damiani, un soprannome una garanzia con puntate sull’uomo e cross al millimetro. Ricordo l’argentino Bertoni ma anche il dinamismo del caprese Costanzo Celestini. E chiedo scusa in anticipo per tutti quelli dei quali ho dimenticato il nome. Ecco perché dico al Pocho. Tu sei un numero sette come Krol era il 6 (e giocava col cinque), Careca il nove e Maradona il dieci. Premetto che a me non dispiace il rito del ritiro delle maglie. La due e la nove dovrebbero essere a vita di Bruscolotti e Careca, la cinque di Krol. Ma per conservare ancora un pizzico di calcio di una volta, non lasciare la sette a Cavani. A lui consegnerei la nove bis  nella speranza di ritirarla un giorno.
Gianluca Agata

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