5 luglio, avrei voluto vederti sorridere

5 Luglio
Avrei voluto ancora una volta vederti sorridere. Questo era il mio unico desiderio. Come 26 anni fa. Quando entrando al San Paolo per la prima volta, con una maglietta grigia e un pantalone azzurro ti sei lasciato cullare dal saluto e dal calore di quella che sarebbe diventata la tua gente. Quanti sorrisi quel pomeriggio…
Quante parole ho letto in questi giorni. Non c’è giornale, blog o trasmissione sportiva che non sia occupato del fenomeno multimediale-emozionale che rappresenti. Sono bastati pochi giorni in mezzo al circo e il pianeta intero ha ricominciato a (s)parlare di nuovo di te. Il vestito, il rosario, la giacchetta, il bagno riscaldato e le mattine di riposo hanno scalzato il gioco, gli schemi, i campioni e i filosofi di questo mondiale. Ti sei messo in gioco per l’ennesima sfida, una di quelle impossibili. Ma cosa mai potevi saperne di moduli e atteggiamenti tattici, tu che non li hai mai seguiti sul campo? Il tuo unico credo era vincere. Prendere il pallone tra i piedi, dare libero sfogo all’istinto e al genio e vincere. E sì, in mezzo al campo verde eri invincibile. Lo si era capito subito. Già dai primi palleggi e quel tiro alto verso il cielo, dopo averci fatto sentire la tua voce. Riuscivi a mettere d’accordo chiunque ti venisse ad ammirare: l’appassionato, il ragioniere, il giornalista, il pensionato,  il geometra, il ladro, il ricco e il povero. Non c’è giocatore al mondo che abbia avuto questa capacità. E ora invece? Quanti finalmente hanno potuto sfogare una rabbia incubata da tanti anni, non gli è sembrato vero. Dopo tanto tempo trascorso ad appendersi sulla tua esistenza personale, cercando in tutti i modi di infangare l’immagine del mito che in tanti non sopportano, ma con la quale hanno dovuto sempre scontrarsi ed abbassare il capo, ora finalmente possono sfogare la propria frustrazione. Un uomo povero, irriverente e debole che ha saputo superare barricate di regole scomode e montagne di convenzioni come nessuno è riuscito a fare, non è qualcosa di corretto. Un uomo così doveva essere giudicato e straziato. Non poteva essere un vincente…non doveva. Ma che ne sanno loro? Se ci fossero stati lì, quel 5 Luglio…
E allora, ecco un’altra sfida. Un’altra sfida per farci sognare. Tu che ci hai abituato a pensare che i sogni si possono realizzare. Con una bacchetta magica a tramutare ancora una volta l’impossibile in qualcosa di reale. Ci abbiamo creduto. Era un atto che ti dovevamo non solo per riconoscenza. Crederti è stato troppo facile. Anche i più scettici dopo il saluto ai napoletani e l’abbraccio a Bagni hanno dovuto cedere a quel sentimento che s’imponeva. Chi ti ha vissuto, non t’ha tradito. Chi ti ha vissuto si è emozionato a vederti di nuovo sul tappeto verde con quegli occhi accesi che solo il pallone ti sa regalare. Chi ti ha vissuto ti ama. E gli applausi all’aeroporto dopo questa cocente delusione sono l’ennesima dimostrazione. Io c’ero, col cuore e l’anima ero lì.
Avrei voluto solo rivederti sorridere. Quei fischi e quelle lacrime di vent’anni  fa ancora li ho nella memoria e ancora gridano vendetta. Un grande sorriso avrebbe ripagato, anche solo in parte, ciò che ti fu scippato.
Ma non preoccuparti, l’immagine sacra che rappresenti per noi è sempre intatta. Lo so, perché il cuore ha cominciato a battere di nuovo forte quando t’ho visto lì in mezzo a lottare e a crederci. Lo so, perché ho provato lo stesso dispiacere quando ti ho visto rattristato. Non preoccuparti, tu sarai sempre il nostro invincibile eroe. E’scritto. Dal 5 Luglio 1984.
Ora sorridi ancora.
Gianluigi Trapani

ilnapolista © riproduzione riservata