Con Lauro, il Napoli
ottenne solo piazzamenti

Pensare di far politica non è a priori uno sbaglio, né può esser considerato a occhi chiusi come frutto di un’idea maliziosa. Le intenzioni vanno giudicate sui fatti e non sulle supposizioni. E un fatto, si sa, non è tale se non quando trova conferma. Una considerazione che si affaccia subito, di fronte agli interrogativi, in sé ancora labili, su un’eventuale, futura esperienza politica del presidente De Laurentiis. L’argomento,tuttavia, è stimolante per chi ha in mente la lunga storia del Napoli. “Guardate ‘e strade ‘e Napule, dicite’a verità. / Pensate Achille Lauro che s’ è fidato ‘e fà…”. Nei ruggenti anni ’50 Lauro fu sindaco e presidente-padrone del Napoli. Le campagne elettorali avevano un sapore picaresco e, a livello di comunicazione, puntavano dritto al sistema nervoso dei votanti. Il rifacimento del manto stradale di Toledo e Chiaia fu messo in parole e musica, diffuse da automobili sormontate da megafoni-radio. Nella competizione precedente, lo slogan prescelto fu: “Un grande Napoli per una grande Napoli”. Folklore che a molti risultava simpatico e ottimista. Non ebbe molto ascolto, a quei tempi, chi considerava innaturale l’abbraccio tra politica e gioco del calcio. Che Lauro avesse una profonda passione per la squadra della città, considerata un simbolo calcistico anche in altre vaste zone del Sud, è fuori discussione. Ma che l’abbia anche considerata come un efficace veicolo di propaganda, è altrettanto certo. Ci fu un anno in cui il Napoli venne impegnato in un giro di partite amichevoli tra isole e continente, per chiari fini politici. E i tanti acquisti clamorosi da Jeppson in poi ebbero, in controluce, il medesimo obiettivo. Il tifo, anche quello che contagia settori maturi dell’opinione pubblica, spesso tutto perdona. O, meglio, tutto tiene distinto. Così, anche gli avversari politici di Lauro, se erano affezionati alla squadra azzurra, condannavano il populismo che trasudava dalla gestione della società, ma non per questo tradivano la causa. Col tempo, la situazione cambiò e la parabola di Lauro toccò il suo punto discendente. L’emarginazione politica del comandante ebbe il suo riflesso più amaro, in campo calcistico, con l’abbandono del timone azzurro. Dopo traversìe e soluzioni transitorie senza sbocco, Lauro lasciò la scena del pallone per far posto ad altri dirigenti, fra i quali emerse Corrado Ferlaino. La società, rinnovata nell’assetto giuridico, continuò il suo cammino tra vicende altalenanti, umiliazioni e trionfi. Ma il cordone ombelicale con gli interessi strettamente politici fu eliminato. La parabola elettoralistica di Achille Lauro seguì il suo corso fino a una malinconica conclusione. Nell’epoca laurina, il Napoli potè vantare solo alcuni piazzamenti d’alta classifica. I successi veri arrivarono dopo, quando il vento della politica non soffiava più direttamente nella stanza dei bottoni azzurri. La storia, anche quella minima, spesso non insegna. Ma ricordare questa distonia, questo percorso mai giunto felicemente al termine, può essere utile in un momento in cui voci di dentro, magari poco informate o basate su errate sensazioni, evocano di nuovo un possibile, futuro rapporto tra guida del Napoli e sfera degli impegni politici. Mimmo Liguoro

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