Solo il centrosinistra
è più autolesionista di noi

Per uno come me (uno che, per intenderci, ha chiamato Diego il suo unico figlio) la discussione intorno a Lavezzi ha qualcosa perfino di blasfemo. Rivedere un poco di luce in campo, dopo un interminabile tunnel buio popolato di presunti giocatori (e niente nomi, per evitare di ripiombare nella tristezza)  fu – di per sé – motivo di speranza e di felicità: felicità e speranza che questi primi tre anni non hanno scalfito per niente.
Il Pocho si può certo discutere, figuriamoci. In quanto ad autolesionismo, infatti, noi napoletani non siamo secondi a nessuno: se non – forse – al centrosinistra che tritura Prodi chiedendosi se non sia meglio Rutelli; o al Pd quando mette in campo i suoi giovani leoni (leonesse) immaginando che da qui – dalla Madia o dalla furba Serracchiani – possa partire la riscossa. Il Pocho sbaglia dei gol, e lo vediamo tutti: così come vediamo Hamsik e Maggio, però, farne tanti con mezza difesa avversaria sulle tracce di Lavezzi. Il Pocho ogni tanto protesta e si lamenta, è vero: ma io di argentini che non si lamentino non ne conosco. E nemmeno di napoletani, in verità (seguire, per credere, il dibattito che il Napolista ha aperto proprio su Lavezzi, piuttosto che su Cigarini, Dossena e altri desaparecidos pagati a peso d’oro). Ma è così che va dalle nostre parti… E in fondo, se non andasse così, non saremmo quel che siamo.
Il Pocho e noi siamo la stessa cosa. Vederlo scappare palla al piede, solo contro tutti, somiglia all’antico “vorrei ma non posso” della nostra decadente città e dei suoi poveri abitanti: e rimproverare a lui la proiezione dei nostri difetti, è solo un modo (ipocrita) di provare a salvarsi l’anima. Lasciamolo un po’ in pace, dunque. E lasciamo in pace pure Quagliarella,  ché ci mettono un attimo – tutti e due – a cambiar aria e partire per lidi migliori. Un po’ come fanno, e ormai da anni, gli ex elettori del Pd… <strong>
Federico Geremicca</strong>

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