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Viva Maradona, eterno, padreterno

Maradona dispensa condanne e assoluzioni. Per Higuain, per Icardi. E tutti s’anna sta.

Viva Maradona, eterno, padreterno

Viva Maradona, eterno, padreterno, da tempo paterno, ora paternalista a pieni titoli. Viva Maradona. Il calciatore più politico della storia, che brandiva nel pugno dell’Azteca tutti i possibili significati calcistici e metacalcistici come un Prometeo. Viva Maradona spina orgogliosa che fa sudare il potere. E viva Maradona aggrappato alla sua poltrona, divenuto anche lui potere. Forse siamo tutti condannati a non rifiutare una posizione e la sua rendita, una volta almeno nella vita.

Era dalla parte dei figli, dei nuovi, dei cadetti imperfetti cui infondeva coraggio. Oggi è padre che posa il buffetto austero sul figlio negligente. Higuain ha sbagliato, ma lui, il Pibe, dice di conoscere suo padre, El Pipa, e il padre “sa che non si fa”. La colpa del Gerardo-Robertino non è del suo babbo, non sia mai. Diego ci assicura, “io ho giocato con lui”. L’educazione impartita fu buona, le scuole scelte le migliori, ma il giovine seguì una strada sbagliata e come Pinocchio finì nelle fauci di Mangiafuoco. Deve essere così, Geppetto. Ha capacità ma non si impegna. Viva Maradona.

Viva lui mentre compare all’orizzonte. Vola dai lontani Emirati Arabi – che devono essere una sorta di Paese dei Balocchi per bravi papà. Si impegna ovunque si organizzi una partita del politicamente corretto. Vola, il genio che descrisse sul campo il limite tra regola e libertà. Viva Maradona. Lo dice lui, perentorio, che nella sacra famiglia del calcio Icardi non c’entra. La famiglia, i padri, i figli discoli, i pensieri di una generazione degenere. Se ci sono i bambini da festeggiare, Mauro non c’entra niente. Lo dice babbo Diego. Lui pensa ai bambini. Icardi il pibe lo ha studiato bene, però. Lo ricorda. E risponde che la gioia che gli ha dato non si cancella. Viva Maradona.

E poi noi. Ai piedi del Vesuvio si muore pur di incoronare un padre. Noi siamo la patria di tutte le reificazioni in processione. Per un po’ siamo stati il sud moderno e scorretto, l’anello che non tiene dell’orecchino mostrato ai salotti col piglio di chi ha i calli alle mani. Oggi disquisiamo per giorni sulla volgarità dei capelli di Insigne (dopo aver offerto copiosi consigli, se non aperte critiche, a quei due strambi di Dolce e Gabbana). Come una Varese qualunque – con tutto il rispetto per gli amici varesotti. Oggi Sarri è zio, ma zio di Madonna, e pure Sarri s’adda sta. Perché è Maradona. Viva Maradona. Viva sempre Maradona.

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