Il paradosso dell’allenatore moderno: ormai è solo un aroma, uno strumento narrativo (Guardian)
"Nelle grandi squadre è diventato un pulsante di reset da premere quando le cose si mettono male, un agnello sacrificale. Il suo vero scopo è quello di essere licenziato"

Cm Milano 17/09/2024 - Champions League / Milan-Liverpool / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Arne Slot
Alla fine, non sapendo bene a chi dare la colpa della nuova mediocrità (diciamo così) del Liverpool, saranno costretti a esonerare Slot. E questa considerazione per Jonathan Liew chiama in causa “il paradosso dell’allenatore moderno“. Per l’editorialista del Guardian ormai i tecnici devono lavorare in un mondo in cui “le linee di autorità sono sfumate. Il mercato è affidato a un comitato. La strategia generale viene decisa ai piani alti. Le tattiche sono fondamentalmente un insoddisfacente palinsesto di molteplici fattori: cosa faceva l’allenatore precedente, cosa fanno i giocatori, quale parte di una visione calcistica può essere realisticamente trasmessa ai giocatori in campo. L’allenatore è fondamentalmente un sapore, un aroma, un’atmosfera, e quando una squadra che ha vinto il campionato con un ampio margine la scorsa stagione sembra così indietro quella dopo, forse non c’è da stupirsi che la gente cerchi di ricostruire a ritroso la strada più facile per tornare alla salvezza”.
“In un certo senso – continua Liew – l’allenatore moderno di una grande squadra accetta l’incarico con la piena consapevolezza di essere fondamentalmente uno strumento narrativo, un pulsante di reset da premere quando le cose si mettono male, un agnello sacrificale che permette a tutti gli altri di illudersi di un rinnovamento. Non si possono cambiare i proprietari e non si può vendere un’intera rosa di giocatori. Quindi lo scopo dell’allenatore è essenzialmente quello di essere licenziato: essere responsabile di cose di cui non è realmente responsabile, essere immediatamente sacrificabile, fornire l’illusione di una soluzione semplice laddove non ce n’è alcuna”.
E così, per tornare al caso Liverpool, “con un pizzico di cinismo, si potrebbe persino affermare che Slot ha già esaurito il suo ruolo. Il baratro post-Klopp è stato evitato in modo spettacolare. I tifosi del Liverpool sono pervasi da vari livelli di malcontento, spesso per ragioni solo marginalmente legate ai 22 giocatori che vedono in campo. Slot non è responsabile di tutto questo. Ma dovrà comunque pagarne le conseguenze, il prezzo da pagare per essere il bersaglio più facile in uno sport incredibilmente complesso. In un’epoca di iperanalisi e soluzioni a breve termine, dovrà andarsene comunque, soprattutto perché nessuno riesce a pensare a un’idea migliore”.











