Kvaratskhelia: “Adoro Parigi, qui le persone sono rispettose, non disturbano, chiedono prima di farsi una foto con te”
A Le Parisien: "Arrivare a Napoli era già molto importante. Ma quando mi ha chiamato il Psg, ho capito di essere diventato un giocatore di livello mondiale. Al Psg cerco di dare il 100% anche in difesa, a Napoli non lo facevo".

Georgia's forward #07 Khvicha Kvaratskhelia celebrates scoring his team's first goal during the UEFA Euro 2024 Group F football match between Georgia and Portugal at the Arena AufSchalke in Gelsenkirchen on June 26, 2024. (Photo by OZAN KOSE / AFP)
L’intervista di Khvicha Kvaratskhelia rilasciata a Le Parisien a poche ore dal match di questa sera contro il Chelsea, ottavo d’andata di Champions League. Il georgiano ha parlato anche del suo trasferimento al Psg e il passato a Napoli.
L’intervista a Kvaratskhelia
Il tuo stile romantico: a volte ti paragonano a George Best. È qualcosa che coltivi?
“No, sono semplicemente come sono. In campo sono come nella vita: sono me stesso. Non sono il tipo che recita una parte. Però capisco l’osservazione. A Napoli mi dicevano già che assomigliavo a George Best. Era un giocatore speciale, uno dei migliori. Probabilmente sarebbe potuto essere ancora più grande se la sua vita non fosse stata così complicata… Ma lo ammetto, mi piace questo tipo di paragone“.
Puoi descrivere il giocatore che sei in poche parole?
“Direi paziente, aggressivo, guerriero e… georgiano. Gli ultimi due dicono più o meno la stessa cosa. Solo i georgiani possono davvero capire la sfumatura. Veniamo da un paese molto piccolo e cerchiamo di farlo conoscere al mondo mostrando la migliore immagine possibile. Quando le persone vengono in Georgia, per esempio, cerchiamo di essere i migliori padroni di casa possibili. Quando gioco, gioco prima per la Georgia e poi per me stesso. Quando vieni da un piccolo paese come il mio, hai pochissime possibilità di giocare in un grande club come il Psg. Oggi è un immenso orgoglio essere conosciuto come “il georgiano di Parigi”“.
È per questo che hai festeggiato la vittoria della Champions con la bandiera della Georgia sulle spalle…
“Sì. La sera prima della finale, la prima cosa che ho fatto preparando la valigia per Monaco è stata mettere la mia bandiera nello zaino. Facendolo mi dicevo che dovevamo assolutamente vincere, perché avevo una sola voglia: correre sul campo con la mia bandiera dopo la partita. Che orgoglio averlo fatto! Tra l’altro la bandiera è sempre il primo oggetto che porto con me prima delle partite“.
Come ti senti a Parigi? Cosa ti piace qui?
“Adoro Parigi, mi piace tutto. Più ci penso, più apprezzo il fatto che le persone siano molto rispettose. Quando esci non ti disturbano troppo. Al ristorante, per esempio, chiedono prima di venire a fare una foto. Mi piace molto. È la migliore città dove passeggiare con tua moglie“.
Per te è un sogno essere arrivato al Psg?
“Quando vieni da un piccolo Paese come il mio, giocare in una delle squadre più grandi del mondo è ovviamente un sogno. Arrivare a Napoli era già qualcosa di molto importante per me. Ero molto orgoglioso. Ma quando il Psg mi ha contattato ho davvero capito di essere diventato un giocatore di livello mondiale“.
Il 2025 è stato un anno perfetto?
“Sono molto fortunato. Anche a Napoli erano anni che non vincevano lo scudetto e siamo riusciti a farlo prima che io lasciassi il club. È successa la stessa cosa al Psg con la Champions League. In Georgia diciamo che se entri in una stanza con il piede destro avrai fortuna. Io quindi sono arrivato a Parigi con il piede giusto“.
Come definiresti il tuo rapporto con Luis Enrique?
“Abbiamo un ottimo rapporto. È l’allenatore. Può anche urlarmi contro o dirmi qualsiasi cosa, perché so che vuole farmi diventare una versione migliore di me. Spiega le cose con semplicità e vuole insegnarti sempre qualcosa. Quando ti dà un consiglio, basta seguirlo per migliorare“.
I tifosi del Napoli ti chiamavano “Kvaradona”. Ti piace questo soprannome o a volte è pesante da portare?
“Essere paragonato a Maradona è ovviamente pesante. Nessuno può essere paragonato a lui. Ma quando i tifosi mi hanno chiamato Kvaradona ero molto felice perché mostrava quanto mi volessero bene. Mi ha toccato molto e ne ero orgoglioso“.
Il tuo dribbling è diventato il tuo marchio di fabbrica. Qual è la tua arma principale?
“Sì, penso che il dribbling sia la mia qualità principale. Ma da quando sono a Parigi sono migliorato molto e sono diventato anche un guerriero in campo. Cerco sempre di dare il 100%, anche in difesa. Questa cosa a Napoli non la facevo molto, e il mister mi ha aiutato a migliorare molto in questo“.










