Il calcio è un catalizzatore di intimità, a volte l’unico rapporto tra padri e figli (El Paìs)
"La vita è ciò che accade tra quando tuo padre ti porta allo stadio e quando poi tu porti lui"

Db Genova 29/08/2021 - campionato di calcio serie A / Genoa-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: striscione tifosi Napoli
”Il calcio, che nasconde così tanto sotto la sua apparente superficialità, fungeva da catalizzatore di intimità”. Lo scrive in un pezzo molto delicato, anche commovente, Lucia Taboada sul Paìs. Un pezzo che parla di padri e di figli, e di un pallone in mezzo.
“Quando arrivavamo allo stadio, mio padre mi comprava da mangiare, mi tirava su la cerniera dell’impermeabile fino al mento e mi diceva di sedermi. Una settimana fa, sono stato io a tirare su la cerniera del cappotto di mio padre – si incastra sempre – a sistemargli il cappello per coprirgli le orecchie e a dirgli di sedersi perché si trascinava in giro per Belgrado da ore con un forte dolore alla schiena e ai piedi. Eravamo allo stadio Rajko Mitic a guardare la partita tra il Celta Vigo e la Stella Rossa di Belgrado in Europa League. Le mie preoccupazioni per le lunghe rampe di scale, il freddo e la stanchezza erano probabilmente molto simili a quelle che provava lui negli anni Novanta, quando da bambino mi portava alle partite di calcio. Allora, io vedevo solo la partita; lui vedeva anche i rischi. L’altro giorno, non ho visto solo la partita, ma anche i rischi”.
Continua: “Con il passare degli anni, i genitori diventano persone costantemente preoccupate, se non ansiose, per il futuro. Vivono in un costante stato di attesa: procurarsi la carta d’imbarco il più in anticipo possibile, arrivare in aeroporto quattro ore prima della partenza – sette se c’è la dogana – prenotare un taxi, affrettarsi affinché il supermercato sia ancora aperto al ritorno, decidere a che ora incontrarsi, come arrivare, come tornare, se pagare in contanti o con carta, in quale fessura inserire il biglietto al tornello e se fa freddo o caldo. Ma durante una partita di calcio, i genitori sono nel presente”.
Taboada cita il libro “The Footballer Who Could Fly” di Duncan Hamilton, nel quale c’è ci sono un padre e un figlio che di fatto “senza calcio, sono estranei sotto lo stesso tetto. Con il calcio, padre e figlio”. Il momento più toccante del libro è il figlio istintivamente prende il telefono per parlare con il padre di un banale risultato calcistico. Una chiamata che rimane senza risposta perché suo padre era scomparso da poco.
“Credo che ricordiamo con nostalgia i momenti calcistici con i nostri padri perché spiccano tra i ricordi che abbiamo di loro a casa. Padri un po’ o molto assenti per lavoro, più o meno inespressivi, stanchi o preoccupati, di cui ogni domenica potevamo scoprire un lato diverso: più esagerato, superstizioso, passionale, spensierato, come se il calcio aprisse una fessura attraverso la quale si insinuava un’altra personalità, più emotiva”.











