Cesari: “Di Lorenzo si è infortunato per saltare con le mani dietro la schiena: non è più calcio”
A Radio Tutto Napoli: "Gli arbitri? Non credo ci sia accanimento contro una squadra. Pensarlo significherebbe parlare di malafede o di sistema e io questo lo escludo totalmente"

Dc Napoli 28/01/2026 - Champions League / Napoli.-Chelsea / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Di Lorenzo
Graziano Cesari, intervenuto a Radio Tutto Napoli, ha toccato vari punti riguardanti i temi arbitrali. Ecco cosa si legge.
Le parole di Cesari
Parliamo dell’infortunio di Di Lorenzo, perché c’è anche un’incidenza regolamentare. Sappiamo che il tuo pensiero su questa situazione è molto forte.
“Lo è perché, guardando le immagini, Di Lorenzo fa di tutto per evitare il contatto: tiene le mani dietro la schiena. Io mi chiedo in quale sport non si usino le braccia per difendere il pallone, per mantenere equilibrio e controllo del corpo. Provate anche solo a camminare con le mani attaccate ai fianchi: è difficilissimo. Le mani fanno parte del corpo. Qui c’è un gesto che non è naturale, non è dinamico, non è calcio. Forse si sarebbe fatto male lo stesso, non lo so, ma così aumenti il rischio di un infortunio serio. Il calcio è uno sport di contatto, di contrasti, di interventi duri. Per paura di un rigore non si può mettere a rischio la carriera dei calciatori.”
Parlando delle mani in area di rigore, siamo sempre alle solite. Come la vedi?
“Siamo all’anti-calcio. Questo regolamento va modificato. Non si può giocare a calcio senza usare le mani. Serve una differenziazione chiara, altrimenti vedremo sempre rigori, rigorini e polemiche ogni settimana. Senza uguaglianza di giudizio, il problema resterà.”
Ti chiedo una cosa sulla cosiddetta sudditanza psicologica. Quanto credi che esista davvero?
“Io non l’ho mai vissuta, quindi non posso parlare per gli altri. Ma non credo esista. Gli arbitri oggi sono professionisti a tutti gli effetti: si allenano, studiano, si aggiornano, seguono corsi di formazione. L’arbitraggio è la loro prima attività. Devono solo far bene il loro lavoro. La sudditanza psicologica è un concetto superato.”
Juan Jesus ha parlato di un ‘cambiamento’ dopo alcune partite importanti. Come interpreti queste sensazioni?
“Sono sensazioni personali di un calciatore che vive il campo ogni giorno. Ma non credo ci sia accanimento contro una squadra. Pensarlo significherebbe parlare di malafede o di sistema, e io questo lo escludo totalmente. È solo la mia opinione personale.”










