“Se i giocatori potessero parlare più liberamente, invece sono imbrigliati dalle regole interne dei club”
Lo dice il presidente dell'assocalciatori portoghese: la loro voce sarebbe determinante in alcuni contesti, è il giocatore che unisce (A Bola)

A fan of Lanus bearing a tattoo depicting the late football legend Diego Armando Maradona waits for the start of the Copa Sudamericana final football match between Argentina's Lanus and Brazil's Atletico Mineiro at the Defensores del Chaco stadium in Asuncion on November 22, 2025. (Photo by JUAN MABROMATA / AFP)
I calciatori come cuore del sistema calcio. Il presidente dell’Assocalciatori portoghese, Joaquim Evangelista, rivendica un cambio di prospettiva nel dibattito pubblico e nelle politiche sportive, chiedendo più rispetto, più voce e maggiore responsabilità sociale per chi rappresenta la risorsa principale del calcio portoghese. Evangelista è intervenuto per rivendicare con forza la centralità dei giocatori nelle politiche sportive e nel dibattito pubblico sul calcio. A suo avviso, i calciatori continuano a essere sottovalutati nonostante rappresentino «la risorsa più grande del calcio portoghese».
Ne scrive A Bola:
«Si parla poco dei giocatori e troppo di tutto il resto. Sono loro a scrivere la storia del nostro calcio e meritano più rispetto, non solo dai tifosi, ma anche dai club, dalle istituzioni e dall’intera comunità nazionale». Una deriva che giudica preoccupante, tanto più in un contesto in cui, osserva, «si parla più di arbitri che di giocatori».
“I calciatori siano gli interlocutori più naturali per dialogare con il pubblico, ma troppo spesso risultino imbrigliati dalle regole interne dei club. «Se potessero esprimersi con maggiore libertà, il calcio sarebbe più gioioso, più rilassato e avrebbe persino un enorme vantaggio commerciale. Ci sono allenatori che cercano la ribalta per sé, quando quella ribalta dovrebbe spettare al giocatore», ha criticato”.
Continua A Bola sul ruolo dei giocatori
“I calciatori non dovrebbero limitarsi a seguire le linee istituzionali, ma essere messi nelle condizioni di sostenere autonomamente cause sociali. «In una società sempre più polarizzata, la voce dello sport deve essere ascoltata di più. È il giocatore che unisce le persone», ha affermato, indicando come ambiti di intervento prioritari l’istruzione, la salute, il calcio femminile, la lotta al razzismo, il sostegno ai rifugiati e l’imprenditorialità”.
“Riferendosi infine alla recente e positiva campagna europea dei club portoghesi, Evangelista ha riconosciuto che, questa volta, il merito è stato attribuito correttamente ai giocatori, elogiando anche l’atteggiamento di alcuni allenatori. Ma ha voluto lanciare un monito chiaro: «Il rispetto per il giocatore non può emergere solo nei momenti di successo. A fare davvero la differenza è chi resta al suo fianco nei momenti difficili»”.











