La formula Champions è divertente ma caotica, nemmeno il Benfica aveva capito che doveva segnare ancora un gol
Athletic: il gol che ha mandato ai playoff il Benfica è esaltante, ma anche frutto di un caos destabilizzante. Meglio fare due gironi da diciotto squadre

Benfica's Ukrainian goalkeeper #01 Anatoliy Trubin (C) celebrates scoring his team's fourth goal during the UEFA Champions League league phase day 8 football match between SL Benfica and Real Madrid CF at Estadio da Luz in Lisbon on January 28, 2026. (Photo by PATRICIA DE MELO MOREIRA / AFP)
Il gol di Anatoly Trubin che ha spedito il Benfica nei playoff di Champions League ha regalato uno dei momenti di pathos più caratterizzanti della prima fase della ex Coppa dei Campioni. Con ogni probabilità, analizza Athletic, questo non sarebbe accaduto in un tradizionale girone a quattro squadre come era nel vecchio format della Coppa. Allo stesso modo, però, la pagina sportiva del quotidiano newyorkese parla “di una Champions piuttosto gonfia, distribuita su otto giornate, che nella sua seconda stagione ha offerto, nel complesso, poca tensione. Il nuovo modello ha i suoi meriti; anche quello vecchio li aveva. La soluzione migliore potrebbe essere un compromesso”.
“Per i tifosi che guardano tutte le partite della propria squadra, c’è un vantaggio evidente nel vederla affrontare otto avversari diversi, invece degli stessi tre per due volte. E sempre più esiste una categoria di appassionati che, in sostanza, non guarda davvero le partite. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di programmi tipo “Red Zone” o “goals show”. Saltano da uno stadio all’altro a caccia di emozioni”.
“Forse siamo rimasti in pochi nella categoria che potremmo chiamare “quelli che vogliono semplicemente sedersi e guardare una partita promettente, sapendo cosa c’è in palio”. Ma, parlando personalmente, quasi nessuna delle partite di Champions finora è sembrata davvero importante”.
I problemi dell’attuale formula di Champions League
“In un girone tradizionale, i risultati sono importanti non solo perché accumuli punti tu, ma perché li togli ai tuoi rivali. In parte questo resta vero, ovviamente, ma quando hai 35 avversari invece di tre, il grado di influenza sui loro risultati diventa molto meno rilevante. In sostanza, il vecchio sistema creava più “scontri da sei punti”.
“Calcolare le combinazioni di un finale al fotofinish può essere anche divertente. Il tutto è talmente complesso, con così tante variabili, da diventare difficile da seguire. Diciotto partite in contemporanea superano il confine tra il “drammatico” e il “disorientante”. Il fatto che il Benfica non si sia reso conto — fino a poco prima del gol finale — di dover effettivamente segnare dovrebbe essere motivo di preoccupazione oltre che di divertimento”.
“Non c’è alcun motivo per cui la fase iniziale debba prevedere otto partite invece delle sei precedenti. Sono semplicemente due gare in più per aumentare i ricavi. Allo stesso modo, il turno di spareggio appare in gran parte superfluo. Nessuno ha mai sostenuto che andare direttamente agli ottavi fosse un problema. In un periodo in cui si parla tanto di congestione del calendario, questa scelta sembra un errore significativo, ed è in parte necessaria solo per creare più soglie decisive in una fase iniziale da 36 squadre già molto affollata”.
La proposta alternativa di Athletic
“La soluzione potrebbe essere un ibrido tra i due sistemi, il vecchio e il nuovo. In altre parole, invece di gironi da quattro squadre e invece di un mucchio di 36 squadre tutte nella stessa classifica, una grande lega essenzialmente divisa in mini-leghe. Dividendo le 36 squadre in due — creando due tabelle da 18 — si avrebbero immediatamente due “giornate finali”, e in un mondo in cui l’obiettivo è creare eventi televisivi, questo produrrebbe un martedì e un mercoledì di grande tensione, senza che nessuno giochi partite extra”.










