Real Madrid, a Florentino piacciono molto i grandi calciatori e poco, pochissimo, gli allenatori (El Paìs)

Il licenziamento di Xabi Alonso era scontato. Florentino al Real Madrid fa la formazione e contesta tutti, anche Mourinho, Ancelotti e Zidane

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Parigi (Francia) 18/10/2022 - Pallone d'Oro 2022 / / foto Panoramic/Image Sport nella foto: Florentino Perez ONLY ITALY

Il licenziamento di Xabi Alonso ha sorpreso tutti, ma era prevedibile vista la sua difficile convivenza con alcune stelle e l’ambiente madrileno. Al Real Madrid  Florentino Pérez privilegia le stelle ai tecnici e punta solo a vincere, ignorando dinamiche interne e allenatori di talento. La squadra porta la sua impronta e ora dovrà affrontare il giudizio del Bernabéu, mentre progetti come la Superlega e il nuovo stadio incontrano difficoltà e critiche. I tempi non sono facili né per il presidente né per i tifosi. Ne scrive El Pais a firma di Rafa Cabeleira

A Florentino piacciono molto i grandi calciatori e poco, pochissimo, gli allenatori, non importa se siano grandi o piccoli. È un appassionato “di una volta”, di quelli che si arrabbiano davvero ad ogni sconfitta e guardano automaticamente verso la panchina per distribuire colpe tra allenatore e preparatore atletico: o qualcuno non schiera chi deve, o chi è schierato non corre come ci si aspetta, poco altro. Florentino non è certo un “panenkita”. E tanto meno un “pizarritas”, per quanto dispiaccia al buon Miguel Quintana. Non gli importa se il blocco sia alto o basso, né come i suoi calciatori si relazionino in quel contesto così “letterario”. A Florentino importa solo vincere e per farlo conosce una strada: mettere in campo il maggior numero possibile di stelle mondiali.

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Nessuno dei suoi allenatori gli ha rubato il cuore, se non in momenti molto sporadici. Neanche Mourinho, che liquidò senza esitazioni quando intuì che il portoghese cominciava a credersi più grande del Real Madrid stesso… Nemmeno Zidane o Ancelotti riuscivano a convincerlo pienamente, pur alzando Coppe dei Campioni con una facilità quasi sospetta. All’italiano, ad esempio, non potrà mai perdonare di aver schierato Camavinga come terzino sinistro in quella partita contro il Manchester City che fu l’anteprima del triplete britt di Pep Guardiola…. Forse questo può spiegare perché la squadra attuale abbia così tanti terzini sinistri e nessun centrocampista degno di essere chiamato tale.

Questa squadra porta ovunque la sua firma e, ora che Xabi Alonso non c’è più, tocca a lui ricevere il verdetto provvisorio del Bernabéu. È rimasto solo nella Superlega, quel torneo fantasma che presentò al mondo dallo studio de El Chiringuito. La scommessa del nuovo stadio, operativo 365 giorni l’anno, non ha ancora dato tutti i frutti sperati e il prato rimane in condizioni pessime.

I parcheggi progettati su La Castellana sono finiti nei tribunali, il futuro modello di proprietà genera dubbi tra alcuni soci e la squadra, principale arteria del cuore blanco —ora distante anni luce dal suo rivale più grande—, ne genera molti di più. Non sono, quindi, tempi felici per il Florentino tifoso: un uomo dalle convinzioni così solide che, se non fosse costretto a sedersi sulla poltrona centrale del palco delle autorità alla prossima partita, forse scatenerebbe la sua furia contro il Florentino presidente.

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