Ormai i calciatori non vengono valutati solo in base alle loro prestazioni, ma anche per la visibilità sui social
Footmercato: "Gli agenti valorizzano l’audience digitale dei propri giocatori. Un giocatore con grande visibilità può aspirare a condizioni migliori, specialmente per quanto riguarda i diritti d’immagine o bonus commerciali"

Valentin Feuillette, su Footmercato, analizza come i social network stiano trasformando il calcio moderno: non più solo strumento di visibilità personale, ma fattore strategico che influisce sul valore dei giocatori, sul mercato dei trasferimenti e sulle scelte dei club.
I social sono capaci di influenzare anche il calciomercato
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In un’epoca in cui lo sport è anche un prodotto globale, il giocatore non viene più valutato soltanto per le sue prestazioni, ma anche per la sua capacità di esistere al di fuori del campo. Instagram, TikTok, X o YouTube sono diventati vetrine personali, talvolta più potenti dei canali ufficiali dei club. In un calcio dove i ricavi commerciali rappresentano una quota crescente del fatturato, questa dimensione mediatica non è più accessoria, ma diventa strategica.
Questa evoluzione influisce naturalmente anche sul mercato. Alcuni trasferimenti non si spiegano più soltanto con criteri sportivi. Quando un club ingaggia un giocatore molto seguito sui social, investe anche in una capacità immediata di visibilità. Il trasferimento di Cristiano Ronaldo alla Juventus nel 2018 è uno degli esempi più significativi: in pochi giorni il club torinese aveva registrato un’esplosione nelle vendite di maglie e un incremento di milioni di follower sui social.
Le parole di Pedro Pinto, ex direttore comunicazione Uefa
«Credo che i social media e i fattori comunicativi siano considerati principalmente come strumenti di marketing. Ciò che a volte viene negoziato è se il club ottiene una parte dei follower del giocatore sui social o se il giocatore beneficia anche della pubblicazione di contenuti relativi agli sponsor del club. Questo diventa un ambito di crescente interesse per club e giocatori, per capire come collaborare e creare scenari “win-win” per opportunità di contenuti di marca», ci confida Pedro Pinto, ex direttore della comunicazione dell’Uefa in Svizzera.
I famosi diritti d’immagine tanto cari a Aurelio De Laurentiis. Ci vede lungo, come sempre.
L’impatto sul calciomercato
Questa nuova realtà si riflette anche nelle trattative contrattuali: gli agenti non esitano a valorizzare l’audience digitale dei propri giocatori come argomento aggiuntivo. Numero di follower, tasso di engagement, portata internazionale… indicatori un tempo estranei al calcio oggi fanno parte delle discussioni. Un giocatore con grande visibilità può aspirare a condizioni migliori, specialmente per quanto riguarda i diritti d’immagine o bonus commerciali.
In certi casi, la notorietà permette anche di compensare una minore esperienza sportiva: giovani molto seguiti, talvolta prima ancora di aver accumulato molte presenze, vedono il loro valore salire rapidamente. Questa visibilità precoce influisce sul valore di mercato e, di conseguenza, sulle cifre dei trasferimenti.
Un fragile equilibrio
Ma questa influenza dei social comporta anche dei rischi. La popolarità può portare a una forma di sopravvalutazione, in cui l’immagine prevale sulla realtà del campo. Diversi casi recenti hanno mostrato come ingaggiare un giocatore per la sua aura mediatica senza reale adeguatezza sportiva possa risultare controproducente. La pressione sui giovani talenti, esposti precocemente a un pubblico vasto e a aspettative a volte eccessive, è enorme. Le vicende personali di Lamine Yamal hanno, tutte proporzioni a parte, intaccato la reputazione della giovane promessa catalana.
«Da diversi anni i club monitorano attentamente l’attività dei giocatori sui social per comprenderne meglio personalità e profilo prima di decidere un ingaggio. Cercano informazioni sull’infanzia, l’educazione, la famiglia, gli amici e le attività extra-campo per valutare se il giocatore si integrerà nella cultura e nello spogliatoio. Per quanto riguarda l’impatto del profilo del giocatore sul suo valore, direi dal 10% al 20%, perché l’aspetto più importante rimangono le sue capacità, le caratteristiche fisiche e la mentalità sul campo», dettaglia Pedro Pinto.











